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Champions League, Chiesa stende il Chelsea

La Juve batte i campioni d’Europa in carica del Chelsea e vola in testa al gruppo H a punteggio pieno. Decide Chiesa che sblocca la partita dopo dieci secondi dall’inizio del secondo tempo su bell’assist di Bernardeschi. Nel finale brividi con Lukaku e Havertz (pericoloso di testa nel recupero). Sei punti e primato per Allegri, davanti a Chelsea e Zenit (3). Ora in calendario la doppia sfida proprio con lo Zenit.

Priva di Dybala e Morata, la squadra di Allegri prima soffre, poi cresce e tiene i 90′ senza cali di tensione.
Allo Stadium i bianconeri strappano con sofferenza e determinazione il loro secondo successo europeo importante verso la qualificazione Sempre più decisivo, grazie a una prova super, l’attaccante schierato da Max come prima punta

Non si passa a Forte Max. Se c’è da difendere, siamo i maestri. Riecco la Juve solida, impenetrabile, nel solco della tradizione. Gol di Chiesa con assist di Bernardeschi. Un raggio laser per illuminare la notte di Champions. L’estate, dipinta d’azzurro, non sembra finire mai. Si sono inchinati di nuovo gli inglesi. Allegri ha fatto cadere i campioni d’Europa in carica del Chelsea nell’unico modo possibile, realizzando un capolavoro di intelligenza calcistica per colmare il gap tecnico, limitare i danni e ricavare il massimo, giocando d’astuzia. Occupazione degli spazi, rubando palla per ripartire ad alta velocità con i suoi divoratori di campo. Una coda di Wembley, declinata all’italiana. Alla fine è entrato anche Chiellini per soffocare Lukaku, riapparso in modo pericoloso solo alle ultime curve. I Blues, palleggiando, non hanno quasi mai tirato in porta.
MOSSE. Due chiavi di lettura della partita di Allegri. La prima: isolare Jorginho, schermarlo e fargli arrivare il minor numero possibile di palloni. All’intervallo il play azzurro ne aveva toccati solo 48 contro i 79 di Kovacic. Lo seguivano a turno Chiesa e Bernardeschi. Accorciava Rabiot, all’inizio largo sulla fascia e poi di nuovo interno di centrocampo. Allegri, senza Dybala e Morata, ha scelto di partire senza centravanti di ruolo. In realtà non esisteva un falso nove e il tridente immaginario lo ha smontato in fretta. La Juve era partita con Locatelli vertice basso e il 4-1-4-1 con Cuadrado e Chiesa esterni d’attacco. Max si è accorto quasi subito di non riuscire a intercettare, saltata la prima pressione, il palleggio del Chelsea. Christensen e Rudiger, senza l’appoggio di Jorginho, erano bravissimi a servire Ziyech e Havertz. I due trequartisti cucivano bene il gioco. Triangoli e combinazioni con Alonso e Azpilicueta. Sembrava che i Blues giocassero con un uomo in più. Gli allenatori servono per cambiare dalla panchina. Allegri lo ha fatto subito e per due volte: al 15′ ha alzato Locatelli, accentrato Chiesa su Jorginho, passando al 4-4-2, ma i bianconeri faticavano a sistemarsi. Alonso, troppo libero e avanzato, si infilava nello spazio tra Danilo e Ziyech. Così Max ha chiesto a Cuadrado di abbassarsi e appiccicarsi all’ex viola. Il disegno tattico, intorno alla mezz’ora, è apparso nitido e definitivo: 5-3-2.

CONTROPIEDE . Di altissima precisione il palleggio del Chelsea (72% di possesso all’intervallo con il 91% di passaggi indovinati), ma la Juve è riuscita ad assorbirne la pressione senza concedere niente. Appena 2 tiri nel primo tempo, uno solo nello specchio di Lukaku dagli sviluppi di un angolo. Niente Chiellini, Max aveva puntato su De Ligt. Big Rom preso in consegna da Bonucci con i raddoppi dell’olandese e Danilo, abilissimo nella doppia funzione di terzino e centrale. Appena 28 palloni lasciati all’ex centravanti dell’Inter in 95 minuti. La trama juventina era chiara. Chiudere ogni spazio. Mordere, rubare palla e ripartire con quei due davanti, bravissimi a interpretare la missione assegnata da Allegri. Da un recupero di Bernardeschi su Kovacic è nato il contropiede chiuso con un diagonale fuori misura di Chiesa, che ha peccato di egoismo (poteva chiudere il triangolo). La cattiveria dei due azzurri, invece, non ha lasciato scampo al Chelsea in apertura di ripresa. Erano passati solo 10 secondi. L’invito di Bernardeschi, il sinistro letale in corsa di Chiesa, sporcato da Rudiger: rete.

RESISTENZA. Sopra di un gol, è cominciata un’altra partita, quasi eroica, da combattimento su ogni pallone. Era uscito Alonso per Chilwell. Tuchel ha richiamato Jorginho, Ziyech e Azpilicueta inserendo Chalobah, Loftus Cheek e Hudson Odoi. Gli mancavano Kanté, Pulisic, Mount e James. Ricchezza infinita. Allegri ha risposto con Kulusevski per Bernardeschi, tolto un attimo dopo aver fallito davanti a Mendy, nell’unico vero contropiede nato con un lancio lungo e il tocco volante di Cuadrado, la palla del possibile raddoppio. Il Chelsea ha alzato la pressione, la Juve si è chiusa nel fortino, rischiando qualcosa. Era inevitabile. Quando Lukaku ha fallito la prima vera occasione, Max ha gettato nella mischia Chiellini. Mancavano sette minuti più recupero. L’ultimo brivido, colpo di testa di Havertz, a un sospiro dal tripudio. Di pura resistenza. Da vecchia Juve, quella vincente.
Fonte:corrieredellosport

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