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Cava de’ Tirreni: i tesori del Duomo in soffitta da 41 anni

Cava de’ Tirreni: i tesori del Duomo in soffitta da 41 anni. Ce ne parla Aniello Ragone in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano La Città di Salerno.

Il 23 novembre del 1980 è una data spiacevolmente nota che rimanda al terribile sisma che colpì principalmente l’Irpinia, ma non fece sconti a Cava de’ Tirreni che pianse quattro vite. Alle vittime s’accodarono i danni materiali alle opere d’arte che le nostre chiese contenevano. Quelle che certamente meglio colpiscono sono le opere custodite nel Duomo cittadino che, proprio da quel sisma, giacciono in chissà quali sgabuzzini o anfratti della cattedrale. Fa pensare la frase di Oscar Wilde quando dice che «l’arte è l’unica cosa seria al mondo». Seria, certo, ma se è mostrata e non trascurata. La domanda, attraversando le navate del Duomo e avendo un minimo di conoscenza del suo patrimonio, sorge spontanea: perché a distanza di decenni, fin dalla riapertura vent’anni dopo il terremoto del 1980, non si è sentito il dovere di restaurare le opere d’arte che ornavano la cattedrale della città di Cava de’ Tirreni?

Entrando in chiesa, si notano delle immagini di carta di san Giovanni Paolo II, di santa Giovanna Beretta Molla e di san Pio, che dimostrano la poca attenzione di chi le ha collocate, a discapito delle ben più preziose opere dimenticate. Dove sono finiti il prestigio e il decoro della celebre cattedrale metelliana? Eppure, con qualche sforzo economico, sarebbe possibile riportare alla luce le opere abbandonate tra la polvere e appena protette da qualche foglio di carta giapponese. Lungo è l’elenco dei beni tra statue, quadri e oggetti di arte sacra. All’appello mancano la pala d’altare del Rosario, opera firmata da Giuseppe De Alfonso nel 1582, la grande tela raffigurante il transito di sant’Andrea Avellino del 1751 donata dal vescovo de La Cava, monsignor Domenico de’ Liguori, zio di Sant’Alfonso (si nota una parte della pala in uno scatto presente in un volume del vescovo Vozzi insieme al tabernacolo in argento), il grande dipinto su tela di san Michele Arcangelo del ‘700, copia da Guido Reni (anche questa presente nello stesso volume). E poi le statue dell’Immacolata concezione del ‘700, il crocifisso del ‘600; la statua di san Giuseppe della manifattura di Forcella del ‘700, la statua lignea di sant’Antonio da Padova, anch’essa settecentesca, e la statua di sant’ lfonso dell’800.

Un vero patrimonio artistico il cui restauro fu promesso dal vescovo durante la cerimonia del V centenario della Diocesi di Cava, eretta con Bolla del Papa Leone X nel 1514. È necessario un restauro, una presa visione da parte del vescovo, monsignor Orazio Soricelli , per salvare i beni e non renderli, come è successo con le opere di epoca romana, di vecchi materassi che prendono polvere in cantina.

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