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Camorra a Salerno, dalla relazione della DIA spunta anche il Cilento e il Vallo di Diano, interessi legati al petrolio in Val d’Agri

Camorra a Salerno, dalla relazione della DIA spunta anche il Cilento e il Vallo di Diano, interessi legati al petrolio in Val d’Agri  Salerno «Negli equilibri locali dell’intera provincia continuano ad esercitare la propria influenza storiche organizzazioni camorristiche più strutturate e profondamente radicate nel territorio che confermano la loro capacità rigenerativa rispetto all’azione repressiva della magistratura e delle forze di polizia. Ciò anche grazie alle relazioni consolidate nel tempo con clan napoletani, casertani e, in ordine a specifici traffici, calabresi, con i quali i sodalizi condividono all’occorrenza interessi e sinergie criminali». Nella relazione semestrale della Dia (ultimi sei mesi del 2020) la fotografia che esce della provincia di Salerno non è di quelle belle. Si fa riferimento alla relazione della presidente della Corte d’Appello di Salerno, Iside Russo, alle dichiarazioni lasciate dai vertici delle forze dell’ordine, dall’allarme riferito dal procuratore capo Giuseppe Borrelli secondo il quale «recenti indagini, in particolare, evidenziano come attività illecite, specialmente nel settore del gioco d’azzardo on line vengano svolte da soggetti operanti nel salernitano in favore di una pluralità di gruppi criminali, anche extraregionali e che il Cilento, in particolare, risulta essere teatro di reinvestimento di capitali illeciti da parte di soggetti legati ad organizzazioni mafiose non salernitane…».
IL CAPOLUOGOI sodalizi salernitani di maggiore spessore tendono a dunque a rimodulare le proprie strategie indirizzando l’attenzione verso forme più evolute d’infiltrazione nel tessuto economico-imprenditoriale in attività che, come si legge nella relazione, «evitano il clamore mediatico e garantiscano un proficuo reinvestimento degli ingenti patrimoni mafiosi derivanti da narcotraffico, estorsioni e usura». Quindi, riprendendo le parole del questore Maurizio Ficarra, «il modus operandi della mafia di tipo camorristico si caratterizza per la forte tendenza all’infiltrazione in diversi settori nevralgici dell’economia provinciale, in particolare in quello dell’edilizia, con la caratteristica di procacciare imprenditori da asservire alla logica mafiosa, pur senza necessariamente introdurli nella struttura attraverso una vera e propria affiliazione». Insomma, non solo droga. Ma anche collusioni politica-camorra e questa volta il riferimento è al caso Eboli, all’arresto del sindaco Massimo Cariello. A Salerno, nonostante i «vuoti di potere» che hanno consentito a nuovi gruppi di emergere, secondo la Dia il clan predominante resta quello dei D’Agostino e il ferimento, il 24 luglio del 2020 di un giovane a Pastena, ritenuto vicino al clan Iavarone-Stellato, come ricordato dal questore in sede di audizione «rende presumibile un riacutizzarsi dei conflitti tra le locali consorterie criminali, a causa di rancori mai sopiti». Ma non solo camorra. Secondo quanto emerge nella relazione, conserva la propria centralità negli affari illeciti anche il porto, punto di approdo per traffici spesso gestiti anche da organizzazioni criminali non originarie nella provincia. Grazie alla favorevole posizione geografica e all’efficiente rete di collegamento con l’entroterra il porto costituisce un terminale commerciale di primo piano nel basso Tirreno e ha ormai assunto un’importanza strategica anche nel narcotraffico. E la scoperta delle anfetamine, la droga del combattente, destinata ai paesi arabi e che ha già portato all’emissione di due provvedimenti cautelativi, ne è la prova.
IN PROVINCIAAgro nocerino, Piana del Sele e Cilento sono realtò diverse ma ad alta incidenza criminale. Anche di tipo economico. Ma, se nella zona a nord del capoluogo la pericolosità dei clan è conseguenziale alle influenze che gli stessi subiscono da parte dei gruppi criminali della provincia napoletana, a sud è da ricercare tutta nella gestione dell’«affare agricoltura». Nell’agro nocerino – si legge nella relazione -c’è una «gestione dei traffici illeciti, sotto forma di imposizione delle forniture di stupefacenti e controllo delle piazze di spaccio, nonché del condizionamento di determinati settori di mercato in cui operano aziende di riferimento», a sud «i più gravi riscontri investigativi hanno riguardato forme di infiltrazione della pubblica amministrazione»oltre che nel settore dei rifiuti e delle aziende agroalimentari e in agricoltura. E per la prima volta c’è anche l’allarme sul Vallo di Diano dove «si rilevano significativi nuovi legami tra elementi autoctoni, soggetti criminali calabresi e casertani, quest’ultimi recentemente localizzatisi nell’area che conserva profili d’interesse soprattutto per i rilevanti interessi economici connessi ai giacimenti petroliferi e all’indotto estrattivo della confinante Val d’Agri nel potentino». Fonte Petronilla Carillo, Il Mattino

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