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Anche i camici bianchi tra i clienti dei pusher, pure Maiori e la Costiera Amalfitana coinvolte nello spaccio nel lockdown

Anche i camici bianchi tra i clienti dei pusher, pure Maiori e la Costiera Amalfitana coinvolte nello spaccio nel lockdown. I fratelli Aniello e Giorgio Pietrofesa si avvalgono della facoltà di non rispondere; lo stesso anche gli altri 11 finiti agli arresti in carcere con l’operazione che ha sgominato il gruppo dei “guagliuni di via Irno”. I due punti di riferimento del gruppo e altri indagati non hanno risposto, dunque, alle domande del gip che li interrogava all’indomani del loro arresto nell’operazione “Porta a porta” dei carabinieri della compagnia di Salerno e della Dda. Oggi si continuerà con l’interrogatorio degli arrestati ristretti ai domiciliari. Le indagini dei militari del maggiore Adriano Fabio Castellari continuano. Da esaminare ci ancora di migliaia di informazioni e tanti sono gli assuntori da analizzare.

La platea dei “clienti”. Va compreso anche il legame che c’era tra molti dei clienti e gli spacciatori, dal farmacista al medico, dall’infermiere al tecnico. Molti professionisti anche con il doppio degli anni dei pusher che nelle intercettazioni li chiamavano «fratelloni » . Persone che normalmente tengono al loro rango e al farsi chiamare dottore che poi implorano di portare la droga fino a casa o in farmacia, di pagarla a rate, visti i soldi spesi per gli stupefacenti e che arrivano a fare da vedetta per i pusher. In particolare sono due le conversazioni telefoniche che lasciano stupiti per i legami che si creano tra spacciatori e assuntori. La prima riguarda un “Dottore” che chiama all’utenza specializzata per la cocaina e risponde Aniello Pietrofesa, detto Ciro. Il professionista della zona orientale di Salerno esordisce a telefono chiamando confidenzialmente Pietrofesa «Amore» , e questi risponde «lo stiamo regalando» . L’assuntore chiede in che modo se sfuso o a pacchi e il capo della gang dei ragazzi di via Irno replica a pacchetti.

Continuano i vezzeggiativi: «Tesoro – dice il professionista – senti io più tardi vado a casa…» e Pietrofesa afferma: «Dottore, più tardi, verso le 21,30-22 ve le mando» . A questo il tossicomane gli dà del «Fratellone» . La conversazione poi cambia tono. Pietrofesa sottolinea:

«Quando ci vediamo che vi devo picchiare?» ; e il tossicodipendente: «Io gli do una parte adesso e un’altra parte te la dò venerdì, va bene? O li vuoi tutto adesso?» . La conversazione non solo tradisce una familiarità tra i due ma anche la richiesta di dilazionare i pagamenti perché ha già acquistato altro stupefacente.

Le dosi in farmacia. Episodio emblematico rimane quello a carico di una farmacista che lavora nella zona sud della provincia di Salerno e che chiama sulla linea dedicata al “pesante” mentre fa il turno di notte, chiedendo per due giorni consecutivi la consegna in farmacia di dosi di cocaina, attraverso la porticina della distribuzione dei farmaci. E in entrambe le occasioni partono i pusher per le consegne. Nella seconda, però, qualcosa va male.

Renato Castagno , altro degli arrestati nell’operazione Porta a Porta, arrivato in zona consegna vede un posto di blocco dei carabinieri e si spaventa. A telefono con la farmacista gli comunica del problema sopraggiunto, ma lei lo esorta a non temere il posto di blocco, dandogli indicazioni stradali per percorsi alternativi. Visti i timori di Castagno, la farmacista lo chiama addirittura «Brother» . Ma il pusher è sempre preoccupato di essere fermato dai carabinieri: «Come devo fare signora? Se passo di là quelli mi fermano» . E la donna risponde: « Vogliamo fare una cosa? Esco un attimo e io e ci vediamo? Gira a sinistra… non ci stanno vieni tranquillo… ora sono uscita io… vieni non c’è niente…» . In pratica, la farmacista si era così trasformata in vedetta del suo spacciatore.

Fonte La Città di Salerno

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