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Addio a Pironti, lo storico fondatore della libreria di Piazza Dante a Napoli

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Addio a Pironti, lo storico fondatore della libreria di Piazza Dante a Napoli  , lo ricorda così Ugo Cundari su Il Mattino
Tullio Pironti aveva firmato qualche giorno fa con Bompiani, grazie all’interessamento del suo grande amico Marco Ottaiano e all’entusiasmo del direttore editoriale del gruppo Giunti Antonio Franchini, la pubblicazione del suo Libri e cazzotti. Si voleva togliere lo sfizio di uscire con un altro editore, lui che non aveva mai tradito la sua sigla. Stavolta aveva ceduto, aveva voglia di entrare nel catalogo di un marchio storico come Bompiani. Ieri sera, tornato a casa, si è sentito poco bene, la compagna Enza ha chiamato il cardiologo per una visita e il dottore l’aveva trovato un po’ affaticato ma niente di preoccupante. Dopo un’ora l’infarto fulminante. È caduto a terra di botto, se n’è andato così uno degli ultimi grandi editori napoletani, 84 anni compiuti a giugno. Negli ultimi mesi aveva perso un po’ dell’entusiasmo che aveva contraddistinto la sua carriera di editore-libraio spavaldo, iniziata a dieci anni a fianco del padre. Proseguita poi con i primi titoli eretici, a cominciare da una raccolta di poesie spinte in napoletano.
Negli ultimi mesi aveva mollato un po’ anche la casa editrice, l’unico dipendente è tornato da poco a lavorare dopo un lungo periodo di cassa integrazione. Eppure, quella luce negli occhi ancora si accendeva. L’hanno notata alcuni dei clienti che affollavano la libreria di piazza Dante per comprare i libri scolastici, «quando riesco a guadagnare poi posso investire durante il resto dell’anno» diceva sempre.
Spesso raccontava che non era sicuro che i napoletani ancora lo consideravano un «uomo importante». E invece in tanti lo andavano a omaggiare in libreria. Quando non era impegnato in una partita a scacchi, lui parlava con tutti, con la sigaretta perennemente accesa in bocca. E ancora ci teneva a mostrare che era in forma, che non si era rammollito, che ancora ti poteva sorprendere con un gancio o un jab. Ecco, un progetto ce l’aveva, ne parlava spesso, avrebbe voluto pubblicare un catalogo storico, segnalare tutti i libri di successo che era riuscito a editare, aiutare la memoria di chi memoria non ne ha, perché «mi sono tolto grandi soddisfazioni, ho combattuto con i grandi editori del Nord, e spesso ho vinto, ho strappato titoli e autori a Mondadori e Adelphi, e adesso? Chi se lo ricorda?». Voleva mettere in fila i suoi americani, quelli che fu lui a introdurre in Italia per la prima volta come Breat Easton Ellis, Raymond Carver, Don Delillo, il giornalista d’assalto Giuseppe Marrazzo che lo aveva fatto penare per consegnare Il camorrista dopo aver ricevuto l’anticipo, Fernanda Pivano con la quale chissà se aveva avuto anche una storia d’amore, il Nobel per la letteratura Naghib Mafuz che andò a trovare in Egitto per convincerlo a stampare con lui, l’anticlericale David Yallop che fu il primo dei suoi scoop sul Vaticano.
Iniziò l’attività editoriale nel 1972 con il libro-reportage La lunga notte dei Fedayn scritto dal giornalista Domenico Carratelli all’indomani della strage di atleti israeliani da parte di sequestratori palestinesi durante i Giochi olimpici di Monaco di Baviera. E fu proprio Carratelli a firmare con lui la sua autobiografia, Pugni e cazzotti, appunto, ricordando la sua antica passione da boxeur.
I suoi avi iniziarono l’attività libraria dopo la persecuzione subìta nel regno borbonico da Michele Pironti (1814-1885), magistrato, imprigionato insieme a Luigi Settembrini, Carlo Poerio e altri patrioti, che fu poi ministro della Giustizia dopo l’Unità d’Italia. Tullione proseguì l’attività del padre e del nonno, ma volle scegliere lui i volumi da preoccupare, attento alle cose del mondo come al pianeta Napoli, suggerito spesso dall’amico Francesco Durante, che gli preparò contatti e contratti con scrittori americani che presto avrebbero conquistato il mondo.
Da Il camorrista venne tratto un film nel 1986, dal futuro premio Oscar Giuseppe Tornatore, la Pivano gli regalò Dopo Hemingway, serie di saggi sulla letteratura nordamericana degli anni ruggenti per l’impegno pacifista e libertario, accompagnati dalla sua vita, narrata anche per immagini. Con Dentro il vulcano di Federico Vacalebre aveva battezzato il fenomeno neomelodico, chiedendo a Pino Daniele un’introduzione.
E soffriva nel vedere il degrado di piazza Dante, la sua libreria era la sua casa, soffriva nel vedere Napoli ancora carta sporca. Soffriva nel sentirsi impotente, mentre gli spritz sostituivano i libri.
Ciao Tullio, ciao. E grazie di tutto.

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