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Wuhan rivive l’incubo: flop dei vaccini, ritorna il coprifuoco

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Wuhan rivive l’incubo: flop dei vaccini, ritorna il coprifuoco. Ce ne parla Erminia Voccia in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino.

La Cina sta vivendo in questi giorni la peggiore ondata di Covid da quando è scoppiata la pandemia, a fine 2019. Per la Repubblica Popolare, è la sfida peggiore dall’inizio del 2020. La variante Delta in appena un paio di settimane ha raggiunto almeno la metà delle regioni e delle province cinesi dove per diversi mesi non si erano registrati nuovi contagi. La nuova ondata ha colpito anche la città di Wuhan, dove tutto sarebbe iniziato. I contagi sono ancora nell’ordine delle centinaia, dunque i numeri sono per il momento abbastanza contenuti, ma la situazione preoccupa per la velocità con cui la variante Delta si sta diffondendo. In qualche modo, avrebbe inciso anche il turismo estivo.
Grazie alle dure misure di contenimento, assai più rigide che in altri posti del mondo, test a tappeto, tracciamento aggressivo, quarantene e chiusure localizzate, la Cina nel corso dell’ultimo anno è riuscita a domare più di 30 focolai. Il modello cinese di contrasto alla pandemia era stato motivo di vanto per il presidente cinese Xi Jinping. Ma negli ultimi giorni le misure di contenimento sono state implementate a causa di un focolaio che ha interessato la città di Nanchino e che poi si è allargato velocemente. Sul Global Times, quotidiano che esprime il punto di vista del Partito comunista cinese, il nuovo focolaio è stato definito «il più esteso dopo quello di Wuhan» di gennaio 2020. In dieci giorni in tutto il territorio cinese sono stati riscontrati 300 nuovi casi, di cui 90 solo nella giornata di martedì 3 agosto. Per adesso, i contagi confermati riguardano 35 città e 17 delle 33 province e regioni cinesi. Lunedì 2 agosto la Cina ha riferito di 99 nuove infezioni, di cui 44 senza sintomi.
Nel corso della giornata di lunedì, altri 7 contagi sono stati registrati a Wuhan, tutti locali. In città non c’erano stati nuovi casi dalla scorsa primavera, ma era da più di un anno che tutti i nuovi contagi erano in qualche modo legati all’estero. Per questa ragione, le autorità cittadine hanno annunciato che avvieranno una campagna di test di massa per l’intera popolazione, composta da 11 milioni di persone. Ci sono già riuscite la scorsa primavera nel tempo di 2 settimane. Wuhan è un hub cruciale e controllare il virus lì è fondamentale per controllare l’intero territorio cinese. Così, ai residenti è stato sconsigliato di lasciare la città, sono stati vietati i raduni di più persone e sono riprese le lezioni a distanza. Per Zhangjiajie, città nel Nord-ovest della provincia cinese dello Hunan, area nota per i paesaggi mozzafiato, è stato deciso un vero e proprio lockdown.
La variante Delta sarebbe arrivata in Cina attraverso un volo da Mosca atterrato all’aeroporto di Nanchino a metà luglio. Le prime infezioni avevano riguardato alcune persone dello staff di addetti alle pulizie dello scalo di Nanchino, sempre molto affollato. Tuttavia, poche settimane dopo, si contavano nuovi casi nell’isola di Hainan, nella Cina meridionale e a quasi 2000 chilometri di distanza da Nanchino. In perfetto stile cinese, la settimana scorsa, la Commissione centrale per l’ispezione disciplinare, organismo di controllo del Partito comunista cinese, non ha mancato di imputare alla gestione dello scalo di Nanchino una grave negligenza. Le autorità dell’aeroporto sono state accusate di non aver attuato tutte le misure di controllo necessarie.
Molti dei contagi locali riguardano ancora la provincia di Jiangsu e la sua capitale. Le stime ufficiali cinesi, martedì 3 agosto riferivano di 45 nuovi casi, di cui 5 a Nanchino e 40 a Yangzhou, a 105 chilometri di distanza. Dallo Jiangsu, il virus è giunto fino alle province lontane di Anhui, Liaoning, Sichuan e Guangdong. A Nanchino e a Yangzhou sono stati cancellati tutti i voli interni. Nella capitale Pechino, dove sono state registrate 6 infezioni fino a questo momento, le autorità hanno disposto severe misure di contenimento. È stata rafforzata la vigilanza e sono state imposte restrizioni all’ingresso per chi arriva dalle zone colpite dal virus e sono stati sospesi i collegamenti ferroviari da 23 stazioni diverse.
Un altro focolaio riguarda invece Zhengzhou, la città travolta dalle inondazioni che hanno causato quasi 300 morti il mese scorso. I contagi sarebbero collegati ad alcuni infetti arrivati dal Myanmar. Un terzo focolaio interessa la provincia dello Yunnan, confinante con il Myanmar.

LE STATISTICHE In Cina il tasso di vaccinazione della popolazione è vicino al 60%, uno dei più alti al mondo, con oltre 1,6 miliardi di fiale somministrate, stando ai dati diffusi dalla Repubblica Popolare. Ma i vaccini made in China, gli unici disponibili e meno efficaci di quelli occidentali, potrebbero non proteggere abbastanza dalla variante Delta. La casa farmaceutica Sinopharm, di proprietà statale, ha garantito che il proprio vaccino protegge dalla variante Delta per il 68% dei casi, citando uno studio condotto in Sri Lanka. Sinovac Biotech, azienda farmaceutica che ha fornito l’altro vaccino contro la malattia di Covid utilizzato largamente in Cina, ha assicurato che, da quanto emerso in studi condotti in laboratorio, il farmaco è capace di neutralizzare la variante Delta, senza tuttavia aggiungere altro.

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