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Tragedia ad Haiti: nuovo terremoto scala 7.2, almeno 300 le vittime

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Tragedia ad Haiti: nuovo terremoto scala 7.2, almeno 300 le vittime. A parlarcene è Anna Guaita in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino.

Un terremoto, un uragano, la siccità, la guerra fra bande, l’omicidio di un presidente. Gli ultimi tempi sono stati un susseguirsi di calamità per Haiti. E su questo retroterra di catastrofi, l’isola è stata colpita da secondo terremoto devastante, nella notte fra venerdì e sabato. Questa scossa è stata anche più violenta di quella che nel 2010 causò oltre 200 mila morti, 300 mila feriti e lasciò un milione e mezzo di abitanti senza casa.
Undici anni fa si trattò di una scossa del settimo grado della scala Richter, adesso siamo arrivati a 7,2. Sappiamo che ci sono morti e distruzione, ma per capire la vera entità del disastro ci vorrà tempo. Il terremoto di venerdì ha avuto il suo epicentro nell’ovest dell’isola, a 8 chilometri dalla cittadina di Petit Trou de Nippes, nota finora come «il piccolo angolo di paradiso». Gravemente colpite anche Les Cayes e Jeremie. Quell’area occidentale dell’isola dista quasi 200 chilometri dalla capitale Port-au-Prince, e le comunicazioni sono difficili, anche per la presenza di bande armate lungo la strada.

CHIESA CROLLATA Le foto diffuse attraverso i social restituivano ieri un quadro terribile, con numerose costruzioni crollate, e anche l’immagine di una chiesa che avrebbe ceduto nel mezzo di una Messa. L’incaricato della protezione civile, Jerry Chandler, confermava che per ora «si contavano 227 morti e molte costruzioni cadute», ma non era ancora possibile fare una stima corretta. La situazione è complicata dal fatto che nella giornata di domani si aspetta la tempesta tropicale Grace, che porterà intense piogge sul territorio rallentando i soccorsi.
Per di più la presenza di forze straniere che possano aiutare è molto minore nell’isola rispetto al 2010, poiché la missione di pace Onu che operava nell’isola dal 2004, per contrastare la discesa nell’anarchia dell’isola, è stata conclusa nel 2017. I Marines Usa sono pochi, e sono stati mandati di recente, lo scorso luglio, con il solo incarico di proteggere l’ambasciata americana dopo l’uccisione del presidente Jovenal Moise. La zona colpita non è intensamente popolosa come Port-au-Prince e questo fa sperare alla sismologa Susan Hough, dell’United States Geological Survey, l’agenzia sismologica americana, che il numero dei morti non arrivi alle cifre del 2010, anche se l’esperta, che sta seguendo la situazione e il susseguirsi di altre scosse, conferma che si è trattato di un «evento di enorme forza», per il quale bisogna aspettarsi «molta distruzione».
Haiti ha il triste primato di essere il Paese più povero dell’emisfero occidentale. Nella sua storia si elencano decenni di dittatura, interventi militari stranieri, governi instabili e corrotti, criminalità di particolare efferatezza.

OBAMA E I DUE EX PRESIDENTI Nel 2010 il terremoto portò una distruzione così drammatica che l’allora presidente Usa Barack Obama richiamò in servizio due presidenti che lo avevano preceduto, Bill Clinton e George Bush, per farsi aiutare nell’organizzare gli aiuti. Gli Usa intervennero con numerosi altri Paesi, la Francia in testa, e poi furono seguiti anche da una missione di caschi blu dell’Onu. Ma furono proprio questi ultimi a portare nell’isola un altro flagello, il colera. Lo scolo delle fogne di un drappello di caschi blu inquinò l’acquedotto, e il risultato fu di 10 mila morti.
Nel 2016, il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon chiese ufficialmente scusa ai cittadini haitiani. Poco dopo, l’uragano Matthew si abbatteva sull’isola, causando centinaia di morti. Gli anni seguenti sono stati invece flagellati da una siccità che ha rovinato raccolti ed esposto gli abitanti a crisi alimentari, per arrivare lo scorso 7 luglio all’assassinio del presidente da parte di una squadra di killer, e ancora non si sa chi sia stato il mandante dell’omicidio.

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