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Stefano Pontecorvo, l’uomo chiave della NATO in Afghanistan habituè di Positano e della Costa d’Amalfi

Stefano Pontecorvo, l’uomo chiave della NATO in Afghanistan habituè di Positano e della Costa d’Amalfi Sessantaquattro anni, in diplomazia dal 1985: Stefano Pontecorvo, già ambasciatore italiano in Pakistan, è Senior Civilian Representative della Nato in Afghanistan

Stefano Pontecorvo

In questi giorni complicati in Afghanistan, c’è un italiano a gestire il traffico all’aeroporto internazionale Hamid Karzai, scalo che serve la capitale Kabul. È Stefano Pontecorvo, 63 anni, diplomatico con grande esperienza nella regione, già ambasciatore d’Italia in Pakistan, da giugno 2020 Senior Civilian Representative della Nato in Afghanistan su nomina del segretario generale Jens Stoltenberg.

Pontecorvo è un habituè della perla della Costiera amalfitana, viene in vacanza qui da decenni, e apprezza anche tutta la Divina da Ravello ad Atrani. A Positano lo si trova tranquillamente a prendere il caffè ai Mulini o passeggiare con gli amici dove viene ospitato in una casa al centro, una persona tranquilla e signorile, pacata e calma, quella calma che trasmette anche in questi momenti concitati con i suoi post su twitter dove invita a non creare panico.

Nelle ultime ore il diplomatico ha condiviso un tweet di Guido Crosetto che recita: “Il primo modo per combattere l’integralismo talebano, oggi, è dare rifugio ed aiuti a chiunque rischia di essere perseguitato del nuovo regime ed a quelle che sarebbero le prime vittime: le donne che hanno creduto di poter essere libere di scegliere”.

Nato a Bangkok (Thailandia), 17 febbraio 1957, Stefano Pontecorvo è entrato nella carriera diplomatica nel 1985. Dal 2013 al 2015 ha lavorato in qualità di consigliere diplomatico del ministro della Difesa italiano, operando su questioni politico-militari della Nato, incluso l’Afghanistan. Tra i suoi precedenti incarichi figura quello di vice capo missione presso le ambasciate d’Italia a Londra e Mosca.

Ecco cosa diceva a Formiche.net un anno fa, appena nominato a Kabul: “L’Italia è considerato in Afghanistan un Paese amico da tutta la popolazione. Non perché siamo simpatici e belli, ma perché abbiamo raggiunto risultati impressionanti. Resolute Support ha diviso il Paese in quattro zone operative. All’Italia spetta la zona ovest di Herat, attualmente al comando del generale Enrico Barduani, dove si sono raggiunti risultati incredibili. L’impegno italiano ha consentito il miglioramento delle capacità delle forze afgane con una serie di azioni (compresi addestramento e mentoring su logistica, manutenzione e riparazione di veicoli armati) che hanno dato loro la sostenibilità della forza. Il 207esimo Corpo d’armata afgano, affidato in cura agli italiani, è ora in grado di esprimere una garanzia di sicurezza alla popolazione perché, vista l’azione italiana di trasferimento di competenze e capacità, è diventata una forza armata sostenibile, in grado cioè di funzionare quotidianamente nel tempo”.

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