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Sorrento, Istituto di Cultura Torquato Tasso. Giampiero Giampieri: “Stando in disparte in gigantesca ignoranza”

Sorrento. Riportiamo l’interessante post pubblicato da Giampiero Giampieri sulla pagina Facebook dell’Istituto di Culrta Torquato Tasso: «Stando in disparte in gigantesca ignoranza. “Standing aloof in giant ignorance”! Quante volte il verso di John Keats mi fa compagnia mentre provo a misurare l’ignoranza che “m’offende” (direbbe Dante). Ho pensato a quel verso anche venendo a sapere che nella cattedrale di Sorrento, venerdì 20 agosto, si celebrerà una messa in ricordo dei martiri della repubblica napoletana del 1799. L’Istituto di Cultura “Torquato Tasso” (di cui faccio parte, e ne sono fiero) ha infatti raccolto l’eredità di Gerardo Marotta, fondatore dell’Istituto per gli Studi Filosofici di Napoli, il quale ogni 20 agosto commemorava quei martiri nella basilica di Santa Maria del Carmine Maggiore, in Piazza del Mercato.

Quante cose non sappiamo! Quanti i generosi protagonisti della storia d’Italia (del Sud come del Nord) che noi non conosciamo! E quanti eserciti giunti dall’Europa qui tra noi – che non riuscivamo a essere “Popolo”, che eravamo “divisi” – ammazzarono sotto i nostri occhi cittadini meravigliosi come Mario Pagano, Domenico Cirillo, Vincenzo Russo, Eleonora Pimentel Fonseca, l’ammiraglio Caracciolo, Luisa Sanfelice… Questi nomi li imparai dal mio libro di storia, tanti anni fa (facevo la terza media). E da allora sono dentro di me, in quel cimitero del cuore dove, dice Ungaretti, “nessuna croce manca.” Quanti altri nomi sono spuntati poi: Ercole D’Agnese, Nicola Pacifico, Pasquale Baffi, Cristoforo Grossi, Ignazio Ciaia, Giuseppe Leonardo Albanese, Ettore Carafa, Michele Granata, Gennaro Serra di Cassano, Francesco Conforti … Nomi che, cercando di sapere, di capire, spuntano da ogni parte, sgomentano chi provi a tenerli a mente.

Le esecuzioni cominciarono a Procida il 1 giugno 1799, prima ancora che la Repubblica cadesse, dopo la sconfitta presso il ponte della Maddalena. I nobili venivano decapitati, gli altri impiccati. Quanti morti! A Procida, a Ischia, sulla Piazza del Mercato di Napoli (piazza che già da piccolo mi sgomentava; sul mio sussidiario di IV elementare c’era infatti l’immagine di Corradino di Svevia che dal patibolo lancia il guanto alla folla napoletana). Fu una delle più grandi tragedie della nostra storia. Giustino Fortunato parla di “vera ecatombe.” A volerla, si legge, furono la ferocia e la perfidia di re Ferdinando IV (la cui origine era franco-ispano-sassone; insomma poco c’era in lui d’italiano), di sua moglie Maria Carolina d’Asburgo-Lorena (austriaca), di lord Horatio Nelson (inglese e spietato come il segretario di Stato lord John Acton). Invece il cardinale Fabrizio Ruffo, celebre come capo dell’Esercito della Santa Fede, e divenuto l’emblema della reazione clericale e legittimista, non solo tentò una pacificazione generale, ma avrebbe voluto salvare i giacobini lasciandoli fuggire. Lui, italiano, calabrese (di San Lucido, Cosenza), fu esautorato dall’inglese lord Nelson, che ordinò di ammazzare i nostri eroici patrioti.

Tale, direbbe Leopardi, fu la “vita mortale” di quei nostri avi. Quante volte l’Italia, che nei secoli ha dato all’Europa innumerevoli esempi di una civiltà splendida, umana, generosa, fu “calpesta e derisa” da nazioni che, devastandola, la spogliarono di “armi e sostanze… e patria e, tranne la memoria, tutto”!

Venerdì 20 agosto, dunque, nella cattedrale di Sorrento si terrà la celebrazione dei martiri del 1799. Da lontano io sarò qui a meditare su quei fatti. Ora, finalmente, capisco un po’ meglio la vita rispetto a come la vedevo tanti anni fa, in terza media. A scuola, da alunno ottuso (sempre a metà strada tra timore e stupore), imparavo allora nomi e personaggi di una Storia che, nella mia testa, si faceva subito ingessata, retorica, tutta d’un pezzo. La memoria trattiene ormai sempre meno cose; invecchiando si fa fatica a imparare nomi nuovi. Eccone i nomi di eroici napoletani che ho appreso in questi giorni di ricerche piuttosto disordinate: Michele Marino, Antonio Avella, Luigi Bozzaotra di Massa Lubrense, Michele Natale, vescovo di Vico Equense, Nicola Pacifico, il leccese Ignazio Falconieri, questi due ultimi entrambi sacerdoti…

Nomi che spuntano da ogni parte. Tutto un fiorire di personaggi coraggiosi. E mentre ci sarà la messa nella cattedrale di Sorrento, penserò al bel verso di Luigi Tansillo: “Ma qual vita s’agguaglia al morir mio?” E farò anche questo: col pensiero rivolto ai molti Italiani di buona volontà che non conoscono i martiri napoletani del 1799, evocherò i versi finali della poesia in cui Montale si prova a porgerci la sua ombra, dicendoci: “Potessi spiccarla da me, / offrirvela in dono”».

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