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Santa Chiara compatrona di Ravello, intervista a suor Massimiliana Panza “Qui in Costiera siamo già in Paradiso” ASCOLTA

Santa Chiara compatrona di Ravello, intervista a suor Massimiliana Panza “Qui in Costiera siamo già in Paradiso” . Molto bella l’intervista fatta da Tiziana Campisi Città del Vaticano a suor Massimiliana Panza, del Convento ravellese, nel cuore della Costa d’ Amalfi su Vaticannews che  Positanonews riporta
All’udienza generale di questa mattina, Francesco ha ricordato la fondatrice dell’ordine delle Clarisse, nel giorno della sua memoria liturgica, come un luminoso esempio per la sua totale adesione a Cristo. Non una fuga dal mondo quella della giovane di Assisi – ci spiega suor Massimiliana Panza – che nella clausura si è spesa anche per la vita comunitaria senza dimenticare i poveri e il prossimo.

“Ha saputo vivere con coraggio e generosità la sua adesione a Cristo”: ha ricordato con queste parole Papa Francesco, stamattina, all’udienza generale, Santa Chiara d’Assisi, di cui oggi la Chiesa fa memoria. Il Pontefice ha anche esortato ad imitarne il “luminoso modello”,  invitando a “rispondere fedelmente alla chiamata del Signore” come ha fatto lei. Una scelta radicale quella di Chiara che però non ha significato allontanarsi dal mondo, bensì aprirsi misericordiosamente agli altri e soprattutto ai poveri, come spiega suor Massimiliana Panza, clarissa urbanista del Monastero Santa Chiara di Ravello:

Cosa c’è alla radice della scelta di Santa Chiara?

Il progetto di Chiara era osservare il Vangelo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità; questo è l’incipit della sua regola. La scelta di vita claustrale, da parte di Chiara, non era il fine ma uno strumento mediante il quale poter vivere la propria vocazione di obbedienza radicale a Cristo sull’esempio di Francesco. La sua scelta di vivere il Vangelo nella clausura era un nuovo modo di essere poveri nel mondo, condividendo la sorte degli ultimi, in modo da rendere visibile e credibile il messaggio evangelico che è la misericordia. Misericordia significa avere il cuore accanto a coloro che vivono una condizione di povertà e di miseria spirituale o materiale. Per cui, la scelta di vita claustrale, per Chiara non era una fuga dal mondo, ma era, piuttosto, un’apertura misericordiosa al mondo che la circondava, così che potesse essere un dono ai poveri, per i poveri, spirituali e materiali, come un prolungamento di quanto Dio ha fatto con noi.

Chiara non vedeva la clausura quindi come una vita confinata e chiusa al mondo, anzi vi ha scoperto la grandezza del cuore umano abitato da Dio…

È la grandezza del cuore umano abitato da Dio che lei ha scoperto e che l’ha spinta a fare questa scelta oblativa di una vita contemplativa claustrale. I contenuti essenziali sono due: la condivisione della vita con gli ultimi e la contemplazione del cuore umano abitato da Dio. Questo implica, innanzitutto, la conoscenza di tutto quello che ci circonda e, soprattutto, è la meditazione continua e assidua degli eventi della vita personale, comunitaria, sociale, ecclesiale, alla luce della parola di Dio, in modo da poter unificare e comprendere, per quanto possibile, il significato ultimo del mondo. Quella è la contemplazione: meditare e vedere quella linea di unificazione fra cielo e terra.

Dagli scritti di Chiara emerge inoltre un respiro ampio, aperto su Dio e sul mondo, insomma, la “pianticella” di Francesco era attenta alla realtà circostante: alle compagne con cui viveva, alle vicende della sua città, a quanti si rivolgevano a lei. Oggi le clarisse come si aprono al mondo?

Attraverso la testimonianza di vita fraterna e l’apostolato della preghiera, negli incontri con le persone, virtuali, in questo periodo, e fisici con chiunque voglia soffermarsi, insieme, a pregare o semplicemente a condividere la propria storia. Diciamo che la riflessione continua, alla luce della parola di Dio, è il cardine della nostra giornata che infatti, concretamente, si svolge in un’alternanza di preghiera, meditazione, lavoro e fraternità; nel tentativo, ove e quando possibile, di condividere, con chiunque ne abbia voglia, la nostra giornata, quotidianità.

Lei è una monaca del monastero di Ravello, nella costiera amalfitana, come siete inserite nel contesto sociale?

Qui, nella costiera, è un posto piuttosto particolare e molto bello, siamo già, si può dire, in paradiso. È una zona turistica, per cui è anche influenzata da questo tipo, diciamo, di attività. Quindi, siamo inserite nel senso di poter fornire, per quanto è possibile, un ristoro spirituale a chiunque ne abbia voglia, con la condivisione di una giornata, di una preghiera, un’adorazione eucaristica. Prima della pandemia si tenevano incontri o ritiri spirituali, con ragazze, cresimandi o i bambini della Prima Comunione

Chi volesse conoscere il vostro stile di vita e la realtà monastica clariana cosa può fare?

Semplicemente contattarci. Abbiamo il nostro sito internet o anche il numero di telefono. Si può scrivere, concordare con noi una giornata di ritiro o un incontro personale, un colloquio, o semplicemente, passando di qua, bussando al portone.

Qual è il messaggio più attuale di Chiara d’Assisi?

Il ritorno all’essenziale. Alla vita semplice fatta di piccoli gesti quotidiani, di amore verso l’uomo, il prossimo e le creature tutte. Quindi, il rispetto e la consapevolezza della sacralità di tutte le creature, di tutta la creazione, senza dimenticare che tutto questo è una espressione di un amore gratuito e totale, che anche noi, insomma, dobbiamo e possiamo imitare. Innanzitutto verso noi stessi, il nostro prossimo e anche le altre creature. In questo momento storico, poi, è ancora più visibile questo ritorno all’essenziale. Siamo stati tutti un po’ provati per la pandemia, siamo stati un po’ tutti costretti a ridurre all’essenziale tutte le cose, le relazioni interpersonali, la vita sociale, il lavoro, lo spazio e il tempo. È una sorta di sospensione di tutto, si potrebbe dire che abbiamo vissuto un pò tutti un pò di clausura, ciascuno ha assaggiato cosa significa clausura, e sono sicura che in questo periodo ci si è resi conto che se lo spazio e il tempo claustrale, e quindi le relazioni interpersonali, non sono abitate, riempite da una presenza importante per noi, rischiamo di alienarci. Per noi la presenza è una persona, è Gesù Cristo, che è Dio, che è l’amore. E questo lo possiamo vivere tutti.

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