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Ravello torna al futuro con il Wagner di Honek ed aspetta il divo Gergiev

Ravello torna al futuro con il Wagner di Honek ed aspetta il divo Gergiev. Ce ne parla Donatella Longobardi in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino.

«Vorrei dire al pubblico di lasciarsi andare all’esperienza meravigliosa di ascoltare il suono di questa orchestra di giovani pieni di energia in un luogo così unico al mondo, io stesso sono eccitato all’idea di esibirmi qui con loro». Manfred Honeck arriva oggi a Ravello (ore 20, villa Rufolo) per dirigere il concerto wagneriano della Gustav Mahler Jugendorchester. In locandina di Wagner, «L’idillio di Sigfrido» e i «Wesendonck lieder» con la voce solista del baritono Matthias Goerne e, in chiusura, la Quinta di Beethoven. Programma che cambia di poco tra tre giorni al Festival di Salisburgo dove lo stesso organico esegue gli stessi pezzi di Wagner insieme alla Settima di Beethoven. «E per me è un privilegio presentarmi su due ribalte così prestigiose», dice il musicista austriaco.

Tocca a lui aprire l’ultima settimana di programmazione del «Ravello festival» che si chiude il 28 agosto con il pianista Igor Levit. Settimana impreziosita dalla due giorni a Villa Rufolo di Valery Gergiev con la sua Mariinsky Orchestra con due programmi differenti lunedì 23 e martedì 24 agosto. La prima sera dopo l’ouverture del «Guglielmo Tell» di Rossini, spazio all’«Incompiuta» di Schubert e alla Terza «Scozzese» di Felix Mendelssohn-Bartoldy. La seconda invece si apre con estratti dalla suite di «Romeo e Giulietta» di Prokofiev e si conclude con sinfonia n. 9 in do maggiore «La grande» di Schubert.

Appuntamenti clou dell’estate ravellese curata da Alessio Vlad, particolarmente felice non solo di aver riportato in costiera lo «zar» della musica russa che arrivò qui la prima volta per un «Parsifal» con Placido Domingo nel 97 ed è tornato più volte fino al concerto dello scorso anno davanti ad una platea ridotta e supportata dallo streaming, ma anche di dare l’occasione al pubblico campano di conoscere e apprezzare Honeck, musicista dell’anno 2018, da 13 anni direttore stabile della Pittsburg Symphony Orchestra e raramente presente sui podii italiani ed europei. E ora per la prima volta in Campania.

«Ma ho molti cari amici a Napoli, conosco Pompei, la storia millenaria della città sepolta dal Vesuvio, conosco e apprezzo la musica di scuola napoletana, Paisiello e Scarlatti. E conosco bene Riccardo Muti con cui ho lavorato spessissimo, ma non in tournée al San Carlo», sottolinea Honeck che prima di dedicarsi alla direzione d’orchestra è stato 8 anni (e fino al 1991) viola dei Wiener Philharmoniker. Nella grande orchestra austriaca suo fratello è tuttora primo violino di spalla: «L’ho ascoltato pochi giorni fa a Salisburgo», confida, «nell’assolo della Missa solemnis di Beethoven diretta da Muti, una esperienza unica, non avevo mai udito un suono simile».

Ma non c’è solo Muti nel background di Honeck che grazie al musicista napoletano ha costruito il suo speciale rapporto tra Napoli e Vienna. Il direttore austriaco ha infatti anche lavorato a stretto contato con Claudio Abbado, di cui è stato assistente per due anni. E sono stati proprio gli anni tra il 91 e il 92 in cui il maestro ha messo in piedi la Gustav Mahler Jugendorchester allargandola ai paesi dell’Est: «Per settimane intere ho girato nei paesi di quello che allora era ancora il blocco comunista. Sono stato in Ungheria e in Cecoslovacchia. Ho cercato giovani disponibili ad entrare nella nuova compagine e li ho selezionati aprendo loro le porte di un mondo nuovo. Lo statuto prevedeva proprio il fatto che l’orchestra dovesse essere costituita di talenti in erba provenienti da tutti i paesi europei, ma da tutti i paesi, non solo quelli più importanti. Un’idea ancora molto valida anche oggi dopo tanti anni».

Honeck quindi ha vissuto in prima persona la formazione dell’orchestra: «E questi concerti di Ravello e Salisburgo in pratica rappresentano per me un ritorno con l’ensemble della Mahler, di cui riconosco con piacere anche alcuni musicisti che vi lavoravano ai miei tempi», racconta il direttore che con la sua orchestra americana ha all’attivo molti Grammy. Molto felice anche della possibilità di lavorare con Matthias Goerne che definisce «una delle voci wagneriane più importanti del momento» e che nell’occasione si cimenta con le cinque poesie di Mathilde Wesendonk musicate da Wagner nella strumentazione per orchestra curata da Hans Werner Henze.

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