Quantcast

Positano Teatro Festival nel nome di Gerardo D’Andrea

Più informazioni su

Positano Teatro Festival nel nome di Gerardo D’Andrea. Ce ne parla Erminia Pellecchia in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino.

«Il signore che batteva sul palco col bastone, per annunciare, ogni volta, uno spettacolo diverso, non c’è più. Eppure, c’è e ci sarà sempre ancora, tra di noi teatranti e il pubblico, che l’abbiamo ben conosciuto per le sue gioie improvvise e le sue roboanti incazzature, per ricordarci che la scena vive soprattutto di passioni e che essa mai diventa pura cenere, anche se colui che ora ricordiamo, con trasporto del cuore e riconoscenza, poco per volta, e come tutti noi del resto, si ridurrà anche lui alla cenere. Ma credo che sarà una cenere diversa, tutta lustrini, strass, evanescenza, inconsistenza. Cioè: la meravigliosa e irriducibile e inimitabile esistenza, di noi tutti, poveri ed illusi guitti, servi della scena. Ciao Gerardo e grazie». Giuseppe Affinito legge lo scritto di Enzo Moscato in ricordo dell’amico Gerardo D’Andrea, il regista napoletano scomparso a 84 anni lo scorso giugno e che lo aveva voluto con sé fin dalla prima edizione del Positano Teatro Festival, la rassegna che aveva confezionato intorno alla drammaturgia contemporanea con un particolare sguardo agli autori e interpreti campani. E proprio a uno dei più intensi protagonisti delle scene partenopee, Annibale Ruccello, aveva intitolato, nel 2002, il prestigioso premio assegnato quell’anno proprio a Moscato.

L’ATMOSFERA L’atmosfera è gravida di emozioni. Da poco si è concluso il poetico Luparella ovvero Foto di Bordello con Nanà, giovane-vecchissima creatura al servizio minuto delle donne di un casino dei Quartieri Spagnoli nella Napoli, desolata e avvilita, dell’occupazione nazista. D’Andrea amava quel personaggio candido e reietto, protagonista della piéce capolavoro che il drammaturgo e attore ha portato all’anfiteatro Piazza dei Racconti col felice innesto di Giuseppe Affinito. La commozione è palpabile negli occhi lucidi di quanti hanno partecipato – tra il pubblico anche Alba Primiceri – domenica sera alla «festa» per Gerardo con nel cuore il suo vocione mentre dava ogni anno il benvenuto con la frase di rito «Signori chi è di scena.. signori chi è di scena…». La ripete Gianmarco Cesario, invitando gli spettatori a replicare il gesto scaramantico di battere tre volte il piede per terra. L’autore dei testi de La Rossa, spettacolo tributo a Milva fortemente voluto da D’Andrea che ha aperto l’edizione numero 18 del festival, parla al presente, «perché Gerardo è qui con noi». E l’assenza pesa meno nel rivedere il suo impegno e la sua passione nel critico teatrale, al fianco di D’Andrea dal numero zero, nel 2000, del Positano Teatro. In molti vorrebbero vedere passare al lui il testimone, perché – ribadisce il sindaco Giuseppe Guida – «il festival continuerà, lo dobbiamo a chi ha dato lustro alla nostra città con la cultura». Un innamorato di Positano, presenza fissa di ogni estate da oltre sessant’anni, avverte il primo cittadino che, sulla scia del suo predecessore Michele De Lucia, ha combattuto per la salvaguardia della storica rassegna, più volte a rischio per mancanza di fondi e mantenuta viva solo per l’ostinazione del regista che – ricorda Vincenzo Esposito del Mediterraneo – «si sentiva uno di noi fin da quando, negli anni 60, mise piede alla Pensione Roma, trascorrendo i giorni e le notti tra la spiaggia di Laurito e il bar De Martino, i due posti di ritrovo degli artisti». Due giorni vibranti quelli di sabato e domenica. Il primo caratterizzato dalla potenza interpretativa di Antonella Morea e Martina Carpi e dalla videointervista di Martina Corgnati, figlia di Milva, a cui è andato il premio 2020 alla carriera: un dipinto a olio di Gaetano Di Riso che – commenta la storica dell’arte – «mia madre avrebbe amato molto». La seconda «per Gerardo», col premio «alla memoria e al merito» realizzato dall’orafo Marco Fusco e consegnato alla nipote di D’Andrea Giuliana Rogano. «Questo borgo era la sua casa, la sua famiglia», sorride. Lo stesso sorriso di Gerardo, riprodotto con la smorfia bonaria e arguta nell’acquarello Gerardo e la Pistrice di Daniela Pergreffi che ora fa parte del patrimonio comunale, arricchito dalla collezione di libri donati da D’Andrea a Positano. «Un amico che abbiamo amato profondamente, condividendo i suoi grandi pregi così come i suoi tanti difetti – dice Bianca de Tommasis, neo presidente dell’associazione Positano per il Teatro – Vivere il teatro con lui è stata una esperienza che ci ha arricchito tutti e speriamo di poterla trasmettere ai giovani che verranno».

Più informazioni su

Commenti

Translate »