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Piano di Sorrento, Intervista all’ing. Raffaele d’Esposito da tutti familiarmente chiamato Elio dopo 52 anni di professione

Piano di Sorrento, Intervista all’ing. Raffaele d’Esposito da tutti familiarmente chiamato Elio dopo 52 anni di professione

 

Ing., alla soglia  degli ottanta anni, e con uno sguardo ai suoi cinquantadue anni di professione ( con titoli, di anzianità di servizio, prima di senatore e poi  di senatore emerito dell’Ordine Ingegneri di Napoli), guardandosi indietro, cosa pensa del suo percorso, della professione all’epoca e attuale e della vita e società cambiate nel tempo?

Beh,  gettando uno sguardo indietro, ti rendi conto di quante cose fatte e vissute, di quanto tempo passato così celermente assorbito dal lavoro tanto da non accorgerti  di passare dalla gioventù all’età matura o vecchiaia, specialmente se sei ancora preso, per l’intero giorno,  da tanti interessi da non aver mai il tempo per  fare tutto quello che vorresti fare…e infatti si rimandano tante cose… libri o riviste da leggere, interessi culturali che vorresti coltivare di più. Ti rimangono anche tanti sogni nel cassetto, fra l’altro, che avresti voluto realizzare ma non hai potuto.

  1. Lei ancora esercita la libera professione?
  2. In effetti ancora lavoro ma a ritmi meno impegnativi… il lavoro è utile a tenermi lontano da tanti pensieri, soprattutto negativi,  e dalla noia che non è mai esistita in tutti questi anni e che  è la tomba dell’uomo.
  3. Cosa ne pensa della figura dell’ingegnere degli anni sessanta – settanta e cioè della sua epoca e il confronto con quello dei tempi attuali?
  4. IL confronto è impietoso, è un abisso vero e proprio, e molto demoralizzante per l’ingegnere anziano…. provengo dal vecchio mondo dell’ingegneria, quello molto operativo, concreto e realizzatore in tempi brevissimi di grandi opere, cioè erano i tempi in cui si progettava e si realizzava l’autostrada Milano – Napoli in otto anni ( !!!!!!) e con la consegna finale dei lavori tre mesi prima del termine contrattuale fissato e con importo originario delle opere senza alcun aumento!….semplicemente pazzesco per quello che si vede oggi e considerando i tanti imprevisti, affrontati all’epoca, terreni instabili, lunghi  ponti sui fiumi, tratti  difficili da superare come il tratto Bologna – Firenze, ad esempio,  e paragoniamola ai tempi successivi  con l’autostrada Salerno Reggio Calabria con i tempi biblici per la sua costruzione; alcuni tratti, tipo zona Lagonegro, l’ho percorsi per circa trenta anni e  sempre con lavori in corso! Pazzesco!

A quei tempi l’impresa di mio padre e dei soci realizzava la Moiano –  Faito in poco più  di un anno facendosi strada nella roccia con i mezzi dell’epoca( dinamite ), e così anche per tutte le opere di quel periodo, il mercato ortofrutticolo, l’ascensore per la Marina di Cassano, e più tardi, la scuola elementare del capoluogo, la sede municipale attuale, via delle Rose,  la via degli Aranci a Sorrento con il ponte su via S.Lucia, e tante altre opere che non ricordo, in tutto, e  anche fuori provincia, nel Cilento, nella zona di Tramonti, Chiunzi, Monte di Procida e in tante altre. Cioè si lavorava con serietà, concretezza, per guadagnare il giusto e basta, gli uffici funzionavano a tutti i livelli in quanto retti da persone quasi sempre molto efficienti, non si ricorreva, se non in casi rarissimi,  alle riserve da parte delle imprese che pensavano solo a lavorare e a non arricchirsi con queste modalità come fanno quasi sempre le imprese attuali presentando  importi pazzeschi di riserve che a volte superano addirittura l’importo originario dei lavori, cioè lo raddoppiano e creano arbitrati paurosi di milioni di euro, per le Amministrazioni, che quasi sempre li perdono,   tali da provocare default paurosi alle casse comunali.  Sono imprese attuali che partono già nella gara d’appalto con questa mentalità e facendo perciò notevoli ribassi per vincere l’appalto ( e già sapendo come rientrare dall’enorme ribasso) e perciò   attrezzate di avvocati amministrativisti e tecnici specialisti in questo settore, per procedere poi su questo scontato binario, per  cui se non trovano direttori dei lavori ferratissimi in materia e soprattutto corretti e onesti,  con i cosiddetti attributi, mandano in rovina gli Enti appaltanti. E questa è una prassi ormai consuetudinaria di questi tempi, per le imprese dei grossi lavori, anche perché le nomine dei tecnici  lasciano molto a desiderare in quanto molto manipolate dalla politica ( come ormai in tutti i settori) scegliendo persone che spesso non sono i veri  specialisti ed esperti  di quel  settore, benchè tali nomine, secondo codice appalti, dovrebbero essere molto oculate, trasparenti, a rotazione.  Penso che in tutti i curriculum dei tecnici si elencano i lavori progettati e diretti ma nessuno chiede mai se quel tecnico ha saputo condurre il lavoro nei limiti dell’importo originario e senza aggravi di spese per l’amministrazione appaltante con l’innesco di varianti, arbitrati etc.   Anche con la villa Fondi, in tempi più recenti,  si ebbe un arbitrato che costò circa un miliardo di vecchie lire al Comune, se mi ricordo bene. A quei tempi le imprese, come quella di mio padre,  pensavano solo a lavorare bene e nei tempi brevi di contratto sapendo che se uscivano da questi paletti ci potevano anche rimettere soldi alla fine. Mio padre mi diceva sempre di fare tanta attenzione a lavorare con gli Enti Pubblici, perché ci si poteva rimettere se non si stava molto attenti e se non si aveva molta esperienza, anche perché l’impresa doveva anticipare spese e poi rientrare con lo stato di avanzamento e quindi l’importo ricevuto copriva i lavori del SAL già eseguiti e, se si ricorreva alle Banche, il poco di guadagno onesto se lo prendevano loro per gli interessi sulle somme anticipate. Mi ricordo il particolare di lavori anticipati e non previsti per adornare, con  belle piante, la zona dei giardini davanti  alla sede Municipale, dell’importo  circa tre milioni di lire, soldi che, malgrado la fattura della ditta Tozzi delle piante, l’impresa di mio padre  non potè più avere.  Erano quasi sempre imprese pulite,  funzionari efficienti , direttori dei lavori attenti, assidui sui cantieri, e soprattutto molto competenti, perché poi alla fine c’era un collaudo che si faceva sul serio,  atto a verificare misure e bontà dell’opera,  e l’impresa poteva pagare pegno. Questa era la ricetta dei lavori pubblici ben fatti a quei tempi che ancora stanno lì dopo sessanta- settanta anni intatti, senza problemi, al di là della necessaria manutenzione. La tangentopoli non era arrivata ancora…magari c’era un sostegno volontario ai partiti privi di finanziamento a quell’epoca;  arriverà negli anni settanta, quasi codificata, man mano,  nelle percentuali che le imprese dovevano versare per foraggiare i partiti, e porterà agli eccessi ben noti e a chiudere con la vecchia gloriosa legge sui lavori pubblici del 1865, durata circa centotrenta anni, vedendo che i lavori lievitavano,  con le varianti,  del doppio, del triplo e anche di più ( dovendo sostenere la sempre maggiore voracità dei partiti politici, a volte anche di quelli dell’opposizione);  e dal 1992 ad oggi, in trenta anni, si sono avvicendate una decina di leggi sui lavori pubblici( c’ha provato vanamente anche l’on.  Di Pietro di mani pulite) sempre più farraginose e contorte  per evitare ogni possibilità di corruzione (evitando  varianti, aumenti dei prezzi, lavori a misura, etc.) e di  inserimento di imprese malavitose, ma creando sempre  più adempimenti che burocratizzano,  creano interruzioni,  freni e ricorsi al TAR bloccando l’opera( l’ultima legge di pochi giorni fa, sembra risolvere anche questi ultimi problemi, tenendo conto della necessità di  speditezza dei lavori con i fondi europei in arrivo).  Mi sono laureato verso la fine di questa  epoca ( 1969) e  ho iniziato la mia attività con l’impresa di mio padre e dei soci che, nel frattempo avevano abbandonato l’attività del lavori pubblici, a metà degli anni sessanta,  per dedicarsi all’edilizia privata e  stavano alle ultime battute con la costruzione di alcuni fabbricati provenienti, con le licenze edilizie, dal periodo della cosiddetta  legge ponte, la n. 765 de 1967 che cominciò a dare un grosso freno all’attività edificatoria del dopoguerra, concedendo però un anno di moratoria dal 1967 al 1968 per la sua applicazione. Lì ho avuto modo di vedere l’applicazione pratica del progetto edilizio e questo è fondamentale come lo è l’Ospedale e la sala operatoria  per il medico, il tribunale per l’avvocato, la guerra per il generale e così per tutte le attività lavorative, dove la teoria deve calarsi nella vita applicativa lavorativa per completarti professionalmente.

L’esperienza dei cantieri di fabbricati, dalle fondazioni alle finiture, ti completa ed è il bagaglio necessario, l’esperienza che non si può acquistare assolutamente all’Università né sui libri o in altro modo. Acquisti, ad esempio, un colpo d’occhio che ti fa capire subito se, ad esempio,  l’armatura di una trave in c.a.  ( quando ne hai progettato ed eseguite a migliaia nella tua carriera) in un collaudo strutturale, è corretta o presenta dei problemi.

Pensavo che sarei stato nel futuro a dirigere l’impresa, ma la mancanza di accordo tra tutti i soci, portò al mancato ricambio generazionale e  mi accostai alla scuola e già nel 1970 fui nominato al Nautico come professore di Matematica, poi di ruolo dopo i corsi abilitanti del 1974 ( in Matematica e Matematica e Fisica per le scuole Superiori) e percorsi la mia carriera al Nautico di Piano per circa quindici anni e al Liceo Scientifico di Sorrento per altri pochi anni….infatti dopo il terremoto del 23/11/80,  la vita era diventata convulsa, con pratiche in scadenza veloce, prima con l’Ord. 80 di Zamberletti e poi con la L.219/81. Nei primi anni settanta ebbi modo anche  di collaborare, in qualità di consulente in materia urbanistica, con la nascente Regione Campania dove si erano accumulate circa trecento strumenti urbanistici provenienti da tutti i Comuni della Campania, dopo la l. 765/67, in attesa di essere esaminati e anche quella fu una bella esperienza e la commissione di dieci consulenti, me compreso,  espletò tutto il lavoro in circa tre anni: La Sezione Urbanistica Regionale non aveva ancora un numero di funzionari tali da poter smaltire quella mole di lavoro ( vi erano solo due architetti, Vastola e Rigillo,  ed un ingegnere, Piombi per i soli regolamenti edilizi). In quel periodo, anni 74-76, lavorava presso la stessa Sezione, anche la Commissione che redasse il famoso P.U.T. completato nel 1976 ma reso operativo solo undici anni dopo con la L.Reg. 35/87…e di questo ne ho parlato già in passato, esaustivamente,  dalle colonne dello stesso giornale online Positano news( Luglio 2012 : Boxlandia ovvero Torre di Babele). Su questo stesso giornale, via internet,  con le mie generalità compaiono molti altri miei articoli.

Non è il caso di parlare dell’esperienza del terremoto : occorrerebbe un intero libro…a volte ci penso ma il tempo è il mio tiranno; in poche battute posso dire che eravamo impreparati, soprattutto in tutta la tipologia degli interventi, pur essendo ingegneri civili ( non c’era una preparazione universitaria sul tema terremoti) e non ne parliamo degli ingegneri di  altri settori, (tipo meccanici, elettrotecnici o chimici, navali, o altro, aventi scarsissima preparazione già nel campo dell’edilizia di base  e che abbiamo dovuto sopportare per tutta la vita professionale come immigrati impreparati ma, per legge, idonei). Ci venne in aiuto l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Napoli che ci dotò di una bella fascicolazione frutto dell’esperienza vissuta con il terremoto del Friuli pochi anni prima e parliamo di incatenamenti, iniezioni armate di malte cementizie e di resine epossidiche,  pannelli sandwitch, e tanto, tanto  altro.  Ebbi anche la collaborazione di professori universitari, sia nei casi di perizie di fabbricati,  per conto del comune di Piano, gravemente dissestati ( con il prof. Aldo Raithel ex mio professore di costruzioni di ponti ) sia nella fase di interventi (   prof. Albi Marini, ex assistente di Raithel.e prof.  poi della  cattedra di consolidamento dei fabbricati dissestati). Si ebbero così le prime esperienze nel campo dei consolidamenti di fabbricati in muratura e anche, più di rado,   nel caso di consolidamento di fabbricati con strutture in cemento armato lesionati in qualche zona ( particolari incollaggi con iniezioni di resine ) oltre ai normali rinforzi di strutture in c.a.  degradate e carbonatate nel calcestruzzo corticale,  soprattutto pilastri, con fasciature di ferro integrativo e malte particolari atte a ridare omogeneità e maggiore resistenza.  Un po’ quello che si doveva fare per la scuola di via C.Amalfi, ma in misura più leggera per le solo fasciature di rinforzo degli elementi strutturali,  se si aveva la volontà politica di risanarla ( e lo si poteva fare, e credo ancora tuttora, con cifra ampiamente inferiore a quella che occorre per la demolizione e ricostruzione di una scuola nuova) . Ma di questo ho parlato già troppo e l’intervento di pianificare è dell’amministrazione che, chiaramente, se ne assume ogni responsabilità, in nome del popolo che rappresenta.

Mi fermo qua…abbiamo già detto troppo…il discorso diventa troppo lungo e noioso e metto a dura prova la pazienza del lettore.  Il resto è ancora tanto, magari in un’altra puntata possiamo parlare di tanti progetti, molti realizzati e altri non realizzati per l’incapacità di amministratori politici…e qui entriamo in un tema scottante e specialmente in questo momento per Piano e non ci basta una sola altra puntata. Se troverò un ritaglio di tempo ne potrò parlare nei prossimi giorni.

 

 

 

 

 

 

 

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