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Maiori, il ricordo di Mons. Nicola Milo a 16 anni dalla scomparsa nelle parole del giornalista Sigismondo Nastri

Maiori, costiera amalfitana. Oggi ricorre il sedicesimo anniversario della scomparsa di Mons. Nicola Milo ed il giornalista di Amalfi Sigismondo Nastri lo ricorda con le seguenti parole: «Sono già trascorsi sedici anni dalla morte del prevosto della Chiesa Collegiata, Mons. Nicola Milo, guida spirituale della comunità maiorese per oltre mezzo secolo.

“Sono per grazia di Dio, sacerdote – scrisse nel suo testamento spirituale -. Il Signore, bontà sua, mi ha scelto e mi ha donato il sacerdozio. Grazie, Signore, eternamente grazie. Ho cercato di impegnarmi a vivere sempre il mio sacerdozio e voglio, devo e spero di morire da sacerdote”.

E ancora: “Certamente ho fatto sempre il possibile presso i singoli e le famiglie, sempre accolto con rispetto e benevolenza, e ciò mi è stato sempre di incoraggiamento”.

“Ad Jesum per Mariam” avrebbe potuto essere il suo motto.

Dal Testamento spirituale cito pure: “La Madonna, Santa Maria a Mare, mi ha sempre guidato per mano. A Lei, come madre buona e premurosa, io come figlio bisognoso di tutto chiedo, prego e desidero che resti sempre al mio fianco, adesso e specialmente nell’ora della morte”.

Mi piace sottolineare la forza di questo avverbio, “sempre”, ripetuto a più riprese, che testimonia una coerenza di vita, una spiritualità, un rapporto saldo, ininterrotto con Dio. Tale da potergli fare esclamare: “In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum”.

A Maiori, Mons. Milo aveva svolto – come, del resto, era avvenuto, sia pure per un periodo di tempo limitato, a Conca dei Marini prima e poi a Erchie – le funzioni di “insegnare, santificare, governare”, sancite nel Codice di diritto canonico. E lo aveva fatto – sottolineo – con misericordia ed empatia, nel senso indicato da due pilastri della dottrina cattolica, Sant’Alfonso Maria de’ Liguori e il Santo Curato d’Ars Giovanni Maria Vianney. Ponendosi, cioè, di fronte a quelli che si rivolgevano a lui, in modo umile, amorevole, con cuore limpido, onesto, gentile. Perché l’umiltà – affermava il Santo Curato d’Ars – “disarma la giustizia di Dio”.

E’, in fondo, la stessa sollecitazione che Papa Francesco rivolge spesso ai presbiteri: “La gente oggi ha bisogno certamente di parole, ma soprattutto ha bisogno che noi testimoniamo la misericordia, la tenerezza del Signore, che scalda il cuore, che risveglia la speranza, che attira verso il bene… Senza il rapporto costante con Dio la missione diventa mestiere”».

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