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Incontro con Paolo De Meglio pittore d’altri tempi

Sorrento – Paolo De Meglio è un pittore d’altri tempi, classe ’63, matura le sue prime esperienze artistiche, come si faceva un tempo, andando a bottega, nel suo caso,  da Renato e Vincenzo Smiraglia. Nella bottega d’arte Smiraglia, a 17 anni, impara i segreti dei colori, a maneggiare i pennelli e dipingerà le prime tele. Paolo De Meglio è autodidatta, tecniche pittoriche e trucchi del mestiere li ha appresi osservando gli altri pittori, il suo cruccio, mi confessa durante la nostra chiacchierata a Sorrento,  non essere riuscito a frequentare l’Accademia delle Belle Arti di Napoli, sarebbe stata un’esperienza formativa che lo avrebbe reso un pittore completo, anche se con la passione e la tenacia è spesso riuscito a compensare le lacune tecniche eredità di ogni peintre autodidacte, come dicono i francesi. Durante i suoi anni a bottega, ebbe modo di conoscere alcuni ragazzi che lo colpirono per un talento fuori dal comune, uno di questi fu Gianni Strino, che di lì a poco sarebbe diventato protagonista di una carriera straordinaria, che ancora oggi lo premia come uno dei maggiori pittori figurativi napoletani. Paolo De Meglio invece è sempre stato un artista insofferente alle etichette e indipendente, che ha seguito sempre il suo istinto. Le figure dei suoi quadri sono corpi fluttuanti spesso di donne, lui al contrario di Gianni Strino, non è alla ricerca del realismo, le sue linee, i suoi timbri, i suoi toni e i suoi colori cercano di impressionare la tela con le emozioni che coglie in chi ha di fronte; il suo pennello si muove sul panno come un chitarrista jazz sulla tastiera del suo strumento, in modo sanguigno e istintivo. Le donne protagoniste dei suoi dipinti hanno figure irregolari e imprecise, sembrano i tasselli di un puzzle interiore, metafora dei sentimenti e delle emozioni, a volte armoniose a volte contrastanti, che l’artista riconosce nella modella che ha di fronte e rivela a noi nel quadro. Ma Paolo De Meglio è anche il pittore dei tamburelli, icona dell’anima popolare napoletana, che il pittore adora e non rinnega, anzi lui stesso quando lo incontri nei vicoli di Sorrento o seduto al tavolino di un bar mentre ritrae un turista, con quella barba grigia ben curata che gli incornicia il viso smunto e spigoloso, con quegli occhi cerulei specchio rivelatore del mondo disincantato che ha dentro, sembra un personaggio antico, d’altri tempi, uscito da una delle tele dello Spagnoletto. Un bel personaggio Paolo De Meglio, che Luciano De Crescenzo avrebbe ritratto volentieri tra i personaggi del Professor Bellavista, testimone di quella napoletanità genuina, melanconica e scanzonata che tanto il compianto scrittore ci ha fatto amare.
di Luigi De Rosa

Generico agosto 2021

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