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Il giallo di Sorrento, parlano i figli del lavapiatti: «Era ferito, non l’ha ucciso un malore. E poi perché nessuno gli stava vicino?»

Il giallo di Sorrento, parlano i figli del lavapiatti: «Era ferito, non l’ha ucciso un malore. E poi perché nessuno gli stava vicino?» A raccontarci tutti i dettagli è Dario Sautto in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino.

«Siamo sicuri che sia successo qualcosa a papà, non è possibile che sia morto per un semplice malore e abbia tutti quei segni sul corpo. Se ci sono altri testimoni, si facciano avanti e raccontino quel che è successo». Lui ha 35 anni, lei ne ha 31. Sono i figli di Francesco Cioffi, il lavapiatti 63enne di Castellammare di Stabia, trovato morto nel parcheggio dell’hotel di Sorrento. Hanno nominato l’avvocato Michele Riggi per seguire tutta la vicenda e preferiscono non rendere pubblici i loro nomi, ma vogliono «sapere solo la verità».

Quale credete sia, questa verità?
«Non lo sappiamo, ma siamo convinti che papà non sia morto per un malore nel parcheggio. Aveva ferite evidenti su tutto il corpo, forse era caduto, forse ha litigato con qualcuno o lo hanno rapinato».

Come mai avete tanti dubbi?
«Perché non ci convincono le testimonianze di alcuni turisti, soprattutto sugli orari in cui hanno visto nostro padre all’interno della struttura e nel parcheggio. E poi ci sono quelle ferite alla testa, alla nuca, alla ginocchia. Non sappiamo chi ha chiamato l’ambulanza, chi ha avvisato i carabinieri, perché sia stati avvertiti così tardi. E non ci spieghiamo perché, dopo tanto tempo, dall’albergo nessuno si era fatto sentire».

Quando siete arrivati sul posto, cosa avete notato?
«Abbiamo trovato papà abbandonato su un lettino da piscina, coperto con un lenzuolo e ricoperto di formiche. Era lì in quel viale al buio, praticamente da solo. E poi, aveva gli occhiali rotti all’interno del borsello, non si trovano i vestiti da lavoro e indossava un pantalone che era sbottonato. Una scena che non dimenticheremo mai. Nessuno dell’hotel si è fatto vivo, i soccorsi erano già andati via chissà da quanto tempo. La prima cosa a cui abbiamo pensato è cosa ci facesse lì quel lettino».

Da quanto tempo vostro padre lavorava in quella struttura?
«Papà era dipendente della catena di alberghi da diversi anni. Aveva lavorato in altre strutture e negli ultimi tempi si alternava tra l’Atlantic Palace di Sorrento e un altro alberto di Meta. Era un lavapiatti e lavapentole, lavorava tutto il giorno».

Adesso cosa chiedete?
«Ribadiamo solo il nostro appello. Vogliamo conoscere la verità sulla morte di nostro padre e chiediamo a chiunque abbia visto qualcosa, una qualsiasi cosa, di andare dai carabinieri e di raccontarlo».

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