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Green Pass: controlli a metà, i gestori non possono controllare l’identità

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Green Pass: controlli a metà, i gestori non possono controllare l’identità. Ce ne parla Diodato Pirone in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino.

I gestori dei ristoranti o di altri luoghi al chiuso per i quali è previsto il Green pass anti-Covid sono tenuti a controllare la validità del Certificato ma non a chiedere i documenti a chi lo presenta per accertarsi se il pass stesso è davvero di chi lo presenta.
La doppia verifica non è previsto dai chiarimenti pubblicati ieri sul sito del ministero della Sanità. E dunque pare aprirsi una fase di controlli a metà, perlomeno per quanto riguarda i luoghi previsti dal decreto entrato in vigore il 6 agosto e dunque: ristoranti, palestre, piscine (al chiuso) ma anche convegni, congressi e altro. Per l’esattezza nel documento pubblicato dal ministero della Salute si ribadisce che dopo la verifica del Green pass, effettuata con l’App C-19 appositamente predisposta, possono scattare «successive verifiche».
Diverso invece il discorso per quanto riguarda l’obbligo di Green pass che scatterà per il primo settembre per le scuole e i trasporti a lunga concorrenza. Forse perché si tratta di luoghi pubblici ai quali si accede spesso tramite porte già controllate da personale specializzato. Sulla base delle prime indicazioni pare che per scuole e treni oltre al Certificato occorrerà esibire anche i documenti personali.

L’ELENCO Il documento pubblicato dal ministero della Salute in realtà elenca quanto già si sapeva. Il Pass può essere controllato dalle forze dell’ordine, dal personale (o dai titolari) dei luoghi dove è obbligatorio e dai gestori delle strutture sanitarie. Quest’ultimo dettaglio è noto fin dal primo luglio perché già da alcune settimane per accedere alle Rsa e in alcune aree degli ospedali è necessari dimostrare d’essere vaccinati oppure di avere un tampone negativo.
Il nodo dei controlli resta una dei temi più delicati tra quelli nati intorno al Green pass. Che comunque sta avendo un grosso successo visto che solo nella giornata di ieri gli italiani ne hanno scaricati ben 6,7 milioni. «È il segno – ha commentato il ministro della Salute, Roberto Speranza – della grande collaborazione e del senso di responsabilità mostrato dagli italiani. Con Green pass e vaccini contrastiamo il Covid e viviamo un’estate più sicura».
In attesa di sciogliere con precisione il nodo controlli, i prefetti di mezz’Italia hanno scritto alle Questure e ai Comandi provinciali dei Carabinieri per chiedere che vengano avviati controlli a campione. Finora – e questo la dice lunga sulla buona accoglienza di massima verso il Certificato – si registra un solo caso di multa. All’interno di una sala scommesse di Asti i carabinieri hanno verificato che una persona, un pregiudicato, non era in possesso di pass e gli hanno appioppato una sanzione da 400 euro.
Attenzione, dunque, anche se i gestori delle strutture non chiedono la patente o la carta d’identità chi non avesse il pass (o, peggio, ne avesse uno falso) là dove è previsto può essere multato in modo pesante.
Ma a rischiare di più sono i gestori delle strutture ai quali è fatto obbligo non solo di chiedere il Certificato ma anche di verificarne la validità. Il decreto prevede multe che vanno da 400 a 1000 euro.
Inoltre, in caso di violazione ripetuta per tre volte in tre giorni diversi, le forze dell’ordine possono disporre la chiusura dei locali da uno a 10 giorni.
E’ evidente comunque che l’operazione Green pass non potrebbe funzionare mettendo un poliziotto alle calcagna di ogni italiano, l’obiettivo è quello di spingere gentilmente a vaccinarsi anche gli italiani più riluttanti o più indifferenti. Tanto che il pass non è adottato solo in Europa ma anche negli Stati Uniti e persino in Cina dove agli ultrassessantenni che si vaccinano in alcuni distretti sono assegnate confezioni di uova in segno di riconoscenza. Resta da segnalare, infine, che ieri in molte città italiane si sono svolte manifestazioni di protesta contro la Certificazione.

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