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Green pass a Napoli, primo giorno per clienti e ristoratori: «Ma non possiamo controllare l’identità del cliente»

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Green pass a Napoli, primo giorno per clienti e ristoratori: «Ma non possiamo controllare l’identità del cliente». Non è stato facile per i ristoratori chiedere ai clienti di esibire la propria carta telematica, in questo primo giorno di entrata in vigore del Green pass. Una misura attesa e contestata allo stesso tempo che ha diviso ancora di più l’opinione pubblica, tra chi la ritieneva utile al contenimento dei contagi e chi invece la vedeva come una limitazione alla libertà personale. Per i ristoratori, invece, la carta verde rappresenta ancora una grande incognita. Una procedura lacunosa e lenta che non garantirebbe il controllo completo della persona che la presenta.

«Sul pass c’è scritto un nome e un cognome – afferma Massimo Di Porzio presidente Fipe Confcommercio Campania – ma quella persona potrebbe essere un’altra. Noi non siamo tenuti a controllare l’identità del cliente e questo ci mette in difficoltà. Tra l’altro già stamattina abbiamo avuto diverse segnalazioni di problemi relativi alle identificazioni dei codici QR. Questo non ci aiuta e crediamo che tutto il procedimento sia ancora insufficiente a garantire la nostra sicurezza e quella dei nostri clienti. Tra l’altro, e questo è un altro dato da tenere in considerazione, nessun ristoratore è tenuto a verificare il green pass dei propri collaboratori».

Una serie di difficoltà, riscontrate questa mattina, che purtroppo non aiutano a tenere in sicurezza esercenti ed avventori «Probabilmente il governo ha adottato una misura non ancora studiata nei minimi particolari – dichiara Antonino Della Notte presidente Aicast – ma così facendo si penalizza ancora una volta la categoria della ristorazione che è tra le più sicure di tutte. Nel tempo abbiamo adottato ogni tipo di misura necessaria a contrastare il Covid e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Nessun contagio e nessun focolaio si è sviluppato nelle nostre attività. Ora invece costringiamo il cliente a mangiare all’esterno o a presentare la certificazione di un tampone effettuato almeno 48 ore prima. Noi rispetteremo tutte le regole ma crediamo che la norma vada rivista e ripensata per dare a tutti le stesse possibilità».

Fonte Il Mattino

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