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Dipendenti in quarantena rischiano tagli allo stipendio, l’Inps: “Non è più malattia”

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Se prima sembravano tutelati, ora è totalmente l’opposto. I lavoratori che si trovano in isolamento fiduciario perché entrati in contatto con un positivo al covid-19 rischiano di non ricevere la retribuzione perché non riconosciuto come periodo di malattia. Lo ha fatto per tutto il 2020, grazie a uno stanziamento del governo Conte II di 663,1 milioni. Non può più farlo nel 2021 perché l’indennità da quarantena – la copertura di stipendio e contributi per i giorni di assenza – non è stata più rifinanziata dal nuovo governo Draghi.

In altre parole, nei trascorsi otto mesi, un lavoratore che sia stato in quarantena fiduciaria, perché aveva un familiare o convivente positivo o era entrato in contatto con un soggetto rivelatosi poi affetto da COVID – 19 credendosi opportunamente “coperto”, perché in possesso di un certificato medico, rischia, nell’ipotesi più estrema, di vedersi decurtato lo stipendio; più probabile, tuttavia, che qualora il Governo non intervenga con un decreto per il rifinanziamento ad hoc, a farne le spese sarà il datore di lavoro costretto a farsi carico del periodo di quarantena (alternativamente utilizzando permessi retribuiti e non retribuiti).

I lavoratori italiani avvertono l’incertezza del momento, considerato che si può arrivare  fino a mille euro di perdita per due settimane di assenza. A rischio potrebbero essere già oltre 200 mila lavoratori che sono stati in quarantena nei primi sei mesi di quest’anno e per i quali non c’è più la copertura Inps.

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