Quantcast

DALLA PENOMBRA ALLA LUCE: un libro che glorifica lo spirito sorrentino

DALLA PENOMBRA ALLA LUCE, di Filippo Ferraro, è un prezioso testo che glorifica, attraverso la storia di un nostro concittadino del primo Novecento, le caratteristiche proprie del popolo della Penisola sorrentina: spirito di iniziativa, intraprendenza, operosità, attaccamento al lavoro, sacralità della famiglia, amore per la bellezza della Natura e dell’Arte, cultura dell’accoglienza, altruismo e spiritualità.

Curato da Maddalena Ferraro, erede dell’autore, il libro è la traduzione e pubblicazione in italiano di un libro uscito a Londra nel 1952 dal titolo “From candlelight to flashlight”.

La storia è il racconto biografico di Filippo Ferraro, che da semplice cameriere del Cocumella diventa fiduciario della Regina d’Inghilterra nell’organizzazione degli apparati di festa a corte. L’autore è anche il padre dello scienziato di fama internazionale Vincenzo, di cui annualmente in Sorrento si celebra il Premio.

Il testo non era mai stato tradotto in Italiano fin quando la signora Maddalena Ferraro, intellettuale di fine cultura della Penisola sorrentina, non ha deciso di affidare il lavoro al professor Nello Falcone, letterato sorrentino geniale e profondo.

Il libro è stato scritto dal benemerito sorrentino a 69 anni quando, all’apice del successo come ristoratore nel Regno Unito, intervistato dai giornali e osannato dal popolo e in tv, ha sentito il bisogno di rendere pubblico il diario dei ricordi di una straordinaria parabola professionale che lo ha proiettato da Sant’Agnello alla ribalta a Londra e in tutta Europa.

Figlio del direttore della sala da pranzo del Cocumella in Sant’Agnello, sin da piccolo, quasi ad assaporare il suo destino come un remoto richiamo, Ferraro conosce il bel mondo della aristocrazia e cultura inglese in vacanza allo storico Hotel e se ne sente attratto con irresistibile afflato. A soli 15 anni, nel 1899, Ferraro è già a Londra a servire in una casa importante. Lì respira l’aria di grande cultura del primo Novecento, quando sembrava che tutto potesse accadere e tutto dovesse cambiare, in un’atmosfera di raffinatezza, eleganza, curiosità e innovazione che gli inebria il cuore. Tra alti e bassi, senza mai perdersi di coraggio, nel 1922, a 39 anni, Filippo raggiunge il suo obiettivo più grande: è direttore del Berkeley, il ristorante più importante di Londra, che sotto la sua guida diviene meta di elezione di tutti i membri dell’alta società britannica, aristocratici, professionisti, uomini d’affari, artisti, sportivi, star dello spettacolo, fino agli stessi regnanti.

Il libro è anche pertanto un affascinante viaggio nei costumi della prima metà del Novecento, con i repentini mutamenti che hanno aperto la strada all’attuale modernità.

Il diario è puntuale, ben scritto, affascinante nelle descrizioni e nei ricordi, ma estremamente riservato riguardo alla vita privata e ai suoi moti più intimi.

Filippo Ferraro emerge dal racconto come persona buona, sensibile, colta, positiva, dotata di spirito, ironia, garbo e di una fortissima carica umana permeata di sincera simpatia per il prossimo. La spiritualità e la fede sono parte integrante del suo percorso umano e professionale: la devozione a Sant’Antonino è una connotazione dell’autore comune a tanti nostri concittadini. E probabilmente è questa spiritualità che è alla base dello sguardo benevolo che sa indirizzare a tutto il genere umano nei vari significativi incontri sul suo cammino.

Vero protagonista del libro è il cibo: mostrato come valore, cultura, strumento di pace, amore e amicizia, ma anche di bellezza, estasi, passione.

Tanti i messaggi recati dalla lettura dell’interessante romanzo.

Uno è il connubio tra cucina e arte, di cui il protagonista è esempio vivente, essendo maestro della gastronomia e ristorazione come della pittura, e continuamente i due campi nel racconto si sovrappongono, nella misura in cui la cucina richiede creatività e intuizione al pari della creazione di un dipinto. Un’altra arte in cui il protagonista si contraddistingue è la stesura e interpretazione di testi teatrali di successo, nel periodo di guerra, a testimonianza della sua poliedricità e dei tanti rami in cui si sa esprimere lo spirito creativo.

Un altro aspetto fondante del romanzo è la possibilità di realizzare i sogni più grandi se si sa restare fedeli con coerenza ai valori di onestà, impegno, lealtà, umiltà e passione per il proprio lavoro come fa il protagonista. Che conosce la fame, la miseria, la tristezza ma riesce a risalire da ogni abisso con la sua forza e il suo credo. Uno dei segreti del suo successo è la generosità: Ferraro pensa sempre altruisticamente al benessere del cliente, come quando, in tempi di guerra a Londra, rinuncia alla sua quota di carne per metterla a disposizione dei clienti inglesi.

Un altro messaggio importante è il senso della famiglia: tanto la sua, sempre presente nei suoi pensieri e nelle sue azioni, sia quella d’origine (gli amati genitori, il fratello maggiore Gustavo) che la moglie con i figli, tanto quelle dei suoi clienti, che cura, vizia, sorveglia e guida in ogni modo, al punto da diventare persona di fiducia di molte signore bene di Londra per la tutela dei figli quando sono al Ristorante.

In conclusione, un libro da leggere. Per stimolare la mente, conoscere le radici della nostra cultura, trarre spunti di riflessione e approfondimento, imparare, conoscere, rilassarsi, divertirsi.

DALLA PENOMBRA ALLA LUCE: un libro che glorifica lo spirito sorrentino

Commenti

Translate »