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Crollo dei contagi nel Regno Unito? Secondo l’epidemiologo Tim Spector i dati del governo sono inaffidabili

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Dopo un breve periodo di rallentamento, nel Regno Unito i contagi tornano ad aumentare sulla spinta della variante Delta. Ormai nel territorio britannico sono state somministrate oltre 85 milioni di dosi di vaccino e secondo le autorità sanitarie negli ultimi mesi in Inghilterra sono stati evitati almeno 60.000 decessi e 22.057.000 contagi. «Un numero davvero imponente», ha detto l’epidemiologo Jonathan Van-Tam, uno dei tre Deputy Chief Medical Officer per il governo di Boris Johnson. Secondo alcuni esperti di statistica però la cifra sventolata da Van-Tam è esagerata, perché si basa su una stima che immagina un Regno Unito senza vaccini e soprattutto senza lockdown, oltre che priva di misure di contenimento della pandemia (senza nulla togliere al fatto che i vaccini hanno salvato decine di migliaia di vite solo in Inghilterra). Tuttavia, presentare queste stime permette al premier Johnson di raccontare un successo evitando di dover sottolineare un problema: la crescita dei contagi non rilevati.

Secondo un importante epidemiologo del King’s College – come riporta “open.online” – il calo dei contagi misurato dal governo non è plausibile. Il professor Tim Spector ha detto che dati ufficiali risultano «un po’ dubbi» perché non corrispondono a ciò che mostrano gli altri dati. Spector segue lo studio sui sintomi di Zoe Covid, un’app per convincere le persone a segnalare quando stanno soffrendo i sintomi del Coronavirus. Più di 4 milioni di persone in tutto il mondo la usano, e i dati raccolti hanno fornito una guida affidabile su come si è sviluppata la pandemia nell’ultimo anno. 

«Il dato è sceso di qualcosa come il 30% in due giorni, il che è praticamente sconosciuto nelle pandemie, e va ricordato che questo sta accadendo senza restrizioni, senza lockdown e senza alcun evento improvviso. A me sembra un po’ ambiguo, come se ci fosse un’altra spiegazione per questo oltre a quella per cui il virus il virus si è arreso improvvisamente», ha detto. Secondo l’epidemiologo una spiegazione potrebbe essere che i giovani con sintomi lievi o del tutto asintomatici scelgono di non fare tamponi, e molti di loro devono ancora vaccinarsi. Al momento nel Regno Unito quasi il 90% degli adulti ha ricevuto una prima dose, e circa il 70% è completamente vaccinato (quasi esclusivamente con AstraZeneca), ma nonostante il vaccino sia stato reso disponibile agli under 30 da giugno, circa il 34% dei giovani di 18-29 anni in Inghilterra e il 30% in Scozia non si è ancora vaccinato neanche con una dose. 

A segnalare la pervasività dei contagi potenziali anche il numero di avvisi di autoisolamento inviati dall’app NHS Covid-19, salito a un nuovo record di 689.313in Inghilterra e Galles nella settimana fino al 21 luglio. Le cifre rappresentano un aumento di oltre 70.000 rispetto alla settimana precedente. A chi viene «pingato» dall’app viene chiesto – senza nessun obbligo legale – di isolarsi per 10 giorni. La ‘pingdemia’ delle ultime settimane ha portato centinaia di migliaia di persone a non andare al lavoro, causando disagi diffusi e problemi nella produzione industriale. Per risolvere il problema il governo ha deciso di consentire ad alcuni lavoratori chiave – come quelli della grande distribuzione alimentare – di essere esentati dall’autoisolamento in cambio di tamponi giornalieri. Attualmente sono disponibili 260 centri per tamponi, Downing Street sta lavorando per arrivare a 1.200 centri entro i prossimi giorni. Una situazione molto diversa dall’atmosfera del Freedom Day annunciato da Johnson. 

Van-Tam ha parlato delle 60.000 vite salvate grazie ai vaccini durante una trasmissione di BBC Radio 1 Newsbeat, in cui il responsabile dell’autorità sanitaria ha parlato con gli ascoltatori, inclusi alcuni diffidenti nel vaccino. Tra di loro una studentessa 19enne di Coventry, che ha chiesto perché una persona come lei, molto giovane che ha avuto il Covid-19 con sintomi lievi, dovrebbe vaccinarsi senza conoscere gli effetti a lungo termine. «Se ci fosse stato qualcosa di molto importante in termini di effetti collaterali e conseguenze a lungo termine, a quest’ora avremmo visto quei segnali, ma non è successo», ha detto Van-Tam, aggiungendo che in futuro potrebbe diventare più difficile per coloro che non sono stati vaccinati accedere a determinati luoghi (come discoteche e concerti) e andare in vacanza. Van-Tam ha detto anche che non può sapere se ci sarà una quarta ondata nel Regno Unito, sottolineando che per scongiurare il rischio di nuovi lockdown è necessario che a vaccinarsi sia una percentuale maggiore della popolazione, compresi i giovani tra i 18-25 anni.

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