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Cresce il numero delle vittime della strage di Kabul: 170 morti e 200 feriti

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Cresce il numero delle vittime della strage di Kabul: 170 morti e 200 feriti. Ne parla Valentina Errante in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino. 

Le tracce del massacro sono ancora sulla strada: scarpe, vestiti, macchie di sangue sull’asfalto e sui muri. Mentre il numero delle vittime della strage di giovedì all’aeroporto di Kabul è drammaticamente cresciuto: 170 morti e 200 feriti. Ma la cifra è ancora incerta e il Wall Street Journal parla già di quasi 200 morti. Al momento solo 32 uomini, 3 donne e 3 bambini sono stati identificati con certezza, tra loro anche tre cittadini britannici, 13 soldati Usa e circa una trentina di talebani. Almeno altri 132 cadaveri restano senza identità, dilaniati dall’esplosione che, secondo la nuova ricostruzione offerta dagli Usa, sarebbe stata una sola.
All’indomani del massacro dell’aeroporto, mentre i talebani accusano gli Stati Uniti di non avere garantito la sicurezza in un’area di loro competenza, il Pentagono rettifica e nega anche che, dopo quella all’Abbey Gate, ci sia stata una seconda esplosione all’esterno dello scalo internazionale, nei pressi del Baron Hotel, dove si accalcavano migliaia di persone. Hank Taylor, dello Stato maggiore congiunto dichiara di non sapere come la notizia di un secondo ordigno sia circolata: «Non ci sorprendiamo che la confusione possa avere alimentato informazioni errate». Ma la circostanza che a poco meno di un’ora dopo il primo attacco ce ne fosse stato un secondo era nota alle intelligence di tutti i paesi.

LE VITTIME Intanto, con il passare delle ore, le vite spezzate delle vittime assumono un contorno definito. Oltre i numeri, storie e affetti travolti dall’esplosione. C’è lo studente di talento, con il sogno di viaggiare e lasciarsi alle spalle l’orrore dell’Afghanistan. I piccoli Mina e Maseed, il dottor Khalid Raheen e la sua famiglia. Il giornalista Alireza Ahmadi e suo fratello. Mentre in tanti cercano ancora negli ospedali i parenti dispersi. Abdul Majeed, afghano, non trova il fratello, studente di terza superiore, che si trovava all’aeroporto quando si è scatenato l’inferno. Non aveva i documenti ma «voleva volare all’estero», ha raccontato Majeed all’agenzia Afp. E l’orrore per la strage si fa ancora più straziante con le segnalazioni dei piccoli tra le vittime o i dispersi. Un ex interprete delle forze Usa ha raccontato a Cbs News come abbia cercato di salvare una bambina ferita, che aveva circa 5 anni. «L’ho portata in ospedale, ma è morta tra le mie braccia». Al giornalista afghano Bilal Sarwary, citato dalla Bbc, sono state inviate le foto di due bambini. «Mina e Maseed, scomparsi dopo l’attacco mortale all’aeroporto. La famiglia e gli amici invitano le persone a chiamare chiunque abbia la minima informazione», scrive il reporter su Twitter. I familiari hanno detto che la madre di uno dei piccoli è morta. Il medico della Marina Usa, Max Soviak, è uno dei 13 militari americani rimasti a terra. Un giovane di vent’anni, «figlio meraviglioso che amava la sua famiglia, la sua comunità ed era orgoglioso di servire la Marina Usa», hanno detto i familiari. Mentre il ministro degli Esteri del Regno Unito, Dominic Raab, ha confermato che ci sono tre cittadini britannici, incluso un bambino, tra le vittime. «Erano persone innocenti».

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