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Corte di Strasburgo da il via libera all’obbligatorietà del vaccino

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    ROMA Respinto il ricorso francese contro l’obbligo vaccinale. Ieri infatti, la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha dichiarato per il momento inammissibili le opposizioni alla legge voluta dal presidente Emmanuel Macron il 5 agosto scorso. Una norma che prevede entro il 15 di settembre la vaccinazione obbligatoria per lavoratori sanitari, militari, caregiver e pompieri.
    Proprio questi ultimi, con 672 tra vigili del fuoco professionali e volontari, si erano schierati contro la legge chiedendone la sospensione perché lesiva del diritto alla vita e del diritto al rispetto della vita privata. Come precisato dalla stessa Cedu però, la decisione della Corte è tarata soprattutto sul carattere di urgenza attribuito alla mozione da parte dei vigili del fuoco e quindi ciò non esclude del tutto «successive decisioni sull’ammissibilità o sul merito delle cause in questione». Anche se, in un’altra sentenza risalente ad aprile scorso, i giudici avevano già stabilito che se è vero la vaccinazione obbligatoria interferisce con l’integrità personale, può essere necessaria per salvaguardare la salute pubblica.
    In ogni caso si tratta di un nuovo passo in avanti che sdogana ancora la possibilità che nei singoli stati europei venga imposto un obbligo vaccinale diffuso. Un’istanza peraltro che, al netto delle poche categoria professionali originariamente coinvolte in Italia (operatori sanitari prima e docenti poi), è sempre più caldeggiata dalle istituzioni. «Io vedo un percorso vaccinale di obbligo tout court – spiega ad esempio Fabio Ciciliano, componente del Comitato tecnico scientifico – in caso poi di valutazione in sede politica che non consente di raggiungere un obiettivo del genere, allora è necessario lavorare per classi di età o tipologie lavorative». Ovvero, per il momento l’imposizione per tutti è accantonata nella speranza che il Green pass porti a termine il suo lavoro di «spinta gentile» come l’ha definito il consulente del ministero della Salute Walter Ricciardi.
    Ma che qualcosa si stia muovendo in questa direzione, quantomeno per alcune categorie lavorative, lo dimostrano non solo le dichiarazioni di intenti di diversi ministri (da Giovannini per gli autisti dei bus pubblici a Brunetta e Gelmini per i dipendenti della Pa), quanto anche le fughe in avanti di alcuni governatori italiani e di governi e imprese straniere. Il campano Vincenzo De Luca infatti, nel corso di un evento tenuto ieri pomeriggio, ha spronato i dipendenti della Air spa, l’azienda di trasporto pubblico locale, a vaccinarsi: «Portate ad ogni corsa cento persone, serve responsabilità. È una misura – ha detto a una platea composta in gran parte da autisti neoassunti della partecipata – che serve a salvaguardare la salute vostra e delle vostre famiglie».
    GLI ALTRI
    All’estero invece non c’è solo il caso francese ma anche quello americano – con profilassi obbligatoria per i militari e in molti stati tra cui New York per i docenti – e quello canadese. Il governo di Justin Trudeau infatti, nei giorni scorsi ha annunciato l’imposizione ai 300 mila dipendenti federali e anche governo canadese ha annunciato che richiederà a tutti i lavoratori federali e «alla maggior parte dei passeggeri di treni, aerei e navi commerciali». D’altronde proprio coloro che lavorano nei trasporti, specie a lunga percorrenza, sono più esposti e quindi da proteggere. Non è un caso se continua ad allungarsi l’elenco di vettori aerei che spingono il personale di bordo e gli addetti al servizio di terra verso il vaccino anti-Covid. Solo negli ultimi giorni Qantas, Suiss Airlines,Cathay Pacific, United Airlines. Delta Airlines invece, ha annunciato che scalerà dallo stipendio 200 dollari al mese ai dipendenti che si ammaleranno senza essere vaccinati.

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