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Coronavirus: 93% di prof immunizzati o Dad. Aerei e treni col certificato dopo Ferragosto

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Coronavirus: 93% di prof immunizzati o Dad. Aerei e treni col certificato dopo Ferragosto. Ce ne parla Francesco Malfetano in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino.

Sì all’obbligo vaccinale per i docenti e nì al Green pass a bordo di aerei, navi e treni. È questo in estrema sintesi l’umore con cui, a quanto trapela, i ministeri e Palazzo Chigi si stanno preparando alla cabina di regia e al Consiglio dei ministri che si terranno tra domani, mercoledì e giovedì. La data buona ancora non è stata individuata per il semplice fatto che su una buona parte dei dettagli dei provvedimenti non c’è un’intesa.
Ad esempio, sebbene lo si dia quasi per scontato, il pass per trasporti a lunga percorrenza non solo suscita ancora qualche perplessità dell’ultima ora all’interno dell’esecutivo quanto non ha neppure ancora un orizzonte temporale di applicazione certo. Le ipotesi in questo caso sono due. La prima vede l’obbligo del pass scattare a partire da Ferragosto, con il rischio che migliaia di italiani cancellino le proprie prenotazioni nelle zone di villeggiatura perché intimoriti dalla nuova misura o perché non in possesso dei requisiti per ottenere il proprio Qr code e non intenzionati a sostenere la spesa del tampone. Un impatto che tutti nella maggioranza vorrebbero evitare, ma che per alcuni è il prezzo da pagare per non arrivare a settembre con già diverse regioni a fare i conti con le restrizioni della zona gialla. La seconda ipotesi invece, prevede una partenza lenta per treni, aerei e navi. Vale a dire che esibire la certificazione verde con il biglietto per salire a bordo e un documento di identità, sarebbe necessario solo a partire da settembre. Una differenza di vedute all’interno del governo che si cercherà di appianare nella maniera più oggettiva possibile, cioè guardando ai dati dei contagi e delle ospedalizzazioni. Se poi questi fossero particolarmente positivi non è neppure del tutto escluso che si faccia un passo indietro.
Niet assoluto invece per il trasporto pubblico locale: per ora niente pass per bus, metro e tram che però potrebbero riempirsi oltre la soglia attuale del 50% arrivando fino all’80. Ma anche qui ancora nulla definito.

LA SCUOLA D’altro canto, la partita non è chiusa neppure per quanto riguarda la scuola. Se il piano operativo per il rientro in classe in sicurezza è più o meno già definito (verrà presentato alle Regioni mercoledì dal ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi), fa ancora discutere l’obbligo vaccinale per gli operatori scolastici. Tra professori e personale Ata, i non immunizzati sarebbero circa 220mila. Il 15,06% del totale, con grosse differenze tra le regioni. Al 100% raggiunto da Campania e Friuli Venezia Giulia fanno infatti da contraltare la Sicilia dove, ad esempio, ne mancano all’appello ancora il 42,8%, ma anche la provincia autonoma di Bolzano (il 37,6%) e la Liguria (il 34,7%). Situazioni ritenute inaccettabili dal governo ma inverosimili dalle Regioni. Queste ultime infatti contestano i dati. In altre parole un bel caos in cui ora sta cercando di districarsi il commissario per l’Emergenza Francesco Paolo Figliuolo. Al Generale spetta il compito di tracciare un quadro della situazione più fedele e quindi dare gli strumenti per decidere all’esecutivo. Perché ciò avvenga però, servirà ancora del tempo dato che è stato fissato al 20 agosto il termine ultimo entro il quale i governatori dovranno comunicare al Commissario i nuovi dati. Ed è anche per questo che il premier Mario Draghi sta puntando ad una mediazione con M5s e Lega (che si dicono fermamente contrari all’obbligo vaccinale). L’idea è prendere ancora tempo e individuare una soglia minima di copertura da dover raggiungere entro una data prestabilita. Proprio il 20 agosto potrebbe essere il giorno giusto, ma non tutti ne sono proprio convinti. «E se a quel punto i prof da vaccinare sono ancora più del 30% come facciamo? C’è il rischio che non si faccia in tempo per far tornare in aula i ragazzi» spiega una fonte di governo.
D’altronde la soglia individuata per far scattare l’obbligo sarebbe il 93% in base a quanto trapela. Di certo non un obiettivo così basso e così semplice da raggiungere. E allora cosa succederebbe se una Regione non dovesse riuscire a vaccinare la quota mancante entro la fine di questo mese? A quel punto scatterebbe l’obbligo della vaccinazione. Resta tuttavia ancora da definire se la misura avrà una dimensione locale (e quindi su base regionale o addirittura provinciale) o nazionale. La prima è l’ipotesi preferita perché permetterebbe di non stressare oltre tutto il Paese con un obbligo considerato «fastidioso». Magari prevedendo un prolungamento della Dad fino a che non si raggiunga la soglia considerata di sicurezza. La seconda però, un obbligo su base nazionale, è considerata più semplice e senza dubbio meno soggetta a potenziali accuse di incostituzionalità.

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