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Cava de’ Tirreni: fotografano auto incidentate, allarme truffe

Cava de’ Tirreni: fotografano auto incidentate, allarme truffe. Ce ne parla Giuseppe Ferrara in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano La Città di Salerno.

Li sorprendono a fotografare le auto parcheggiate nell’area di sosta di piazza Amabile: è panico tra i cittadini cavesi per l’allarme d’incombenti truffe assicurative. È oggetto d’un veloce passaparola la segnalazione fatta nei giorni scorsi da un cittadino del centro storico che ha messo in guardia i cavesi in merito alla presenza di individui che si aggirano tra le auto parcheggiate in piazza Amabile, ai più nota comunemente come piazza Lentini. A insospettire il cavese sarebbe stata una donna bionda di circa 50 anni, con una t-shirt bianca, che è stata sorpresa mentre era impegnata a scattare, con il proprio cellulare, alcune foto di autovetture che presentavano alcuni segni evidenti alla carrozzeria, per lo più graffi o ammaccature. Richiamata dal cittadino, la donna si è data alla fuga facendo perdere le sue tracce.

Circostanza che ha fatto scattare l’allarme per una probabile truffa assicurativa. A quanto pare, infatti, le foto scattate dai malviventi verrebbero utilizzate a testimonianza di finti incidenti per ottenere risarcimenti da parte delle agenzie di assicurazione. E pare proprio che non si sia trattato di un caso isolato. Altre persone che hanno raccontato di aver vissuto esperienze analoghe e di essere state raggiunte, addirittura, da avvisi di risarcimento o aumento della rata assicurativa proprio per aver causato gli incidenti denunciati attraverso le fotografie. L’accaduto, ad ogni modo, è stato già segnalato alle autorità competenti per i dovuti riscontri e alle rispettive compagnie assicurative delle auto fotografate per evitare, preventivamente, che la truffa possa essere messa a segno. Non è la prima volta che sul territorio cittadino si verificano episodi del genere.

Nel 2016 furono almeno 19 gli indagati per frode ritenuti responsabili di inscenare falsi incidenti proprio per ottenere rimborsi dalle compagnie assicurative. A chiedere i danni, in particolare, erano sempre le stesse persone, per la maggior parte legate tra di loro da vincoli di parentela. All’epoca furono le indagini della Procura a ricostruire il modus operandi degli imputati che avevano inscenato una quindicina di falsi sinistri. Sempre lo stesso il meccanismo messo in piedi: veniva denunciato il falso incidente alla compagnia assicurativa che doveva risarcire danni mai verificatisi.

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