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Bollette “salate”, in arrivo aumenti record fino al 40% su luce e gas

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Bollette “salate”, in arrivo aumenti record fino al 40% su luce e gas.

L’emergenza sanitaria, ancora in corso, non frena gli aumenti in bolletta. E, così, le piccole e medie imprese devono inesorabilmente fare i conti con quest’altro fardello, dopo aver visto già andare in fumo molti dei loro affari, per via della chiusura a causa del lockdown.

E proprio quando, soprattutto per negozi e attività commerciali, sembra vedersi finalmente la luce dopo mesi di buio, arriva un’altra mazzata economica.

Come si legge dall’edizione odierna del quotidiano La Città di Salerno, nel terzo trimestre di quest’anno la spesa per energia elettrica e gas naturale – riferita ad alcuni profili tipo in regime di tutela rappresentativi delle esigenze produttive e di consumo delle Pmi italiane (ad esempio negozio di ortofrutta, bar, parrucchiere) registrerà un aumento del 23% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno per l’energia elettrica e del 39% per il gas naturale: è questo il risultato del monitoraggio periodico dei costi dei servizi pubblici locali sostenuti dalle imprese operato da Unioncamere e Bmti con il supporto di Ref Ricerche.

In base alla ricerca emerge come ci sia un forte aumento del costo di energia elettrica e gas naturale tra luglio, agosto e settembre rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente, per effetto di un incremento dei prezzi della materia prima legato ad un miglioramento delle prospettive economiche della domanda. A questo, altresì, s’aggiunge la sostenuta crescita dei prezzi dei permessi di emissione di CO2 (oltre 50 euro nel mese di giugno a seguito delle attese di un possibile rafforzamento delle politiche di contenimento dei gas serra). Con riferimento all’energia elettrica, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera) ha ridimensionato gli oneri generali, al fine di scongiurare un aumento ancora più pronunciato della bolletta, rinviando ad un momento futuro il previsto incremento degli oneri generali di sistema.

In termine pratici le bollette lieviteranno ulteriormente e il peso sul portafoglio di ciascun negoziante sarà cospicuo. Perché la spesa unitaria media si assesterà sui 268 euro al MWh per l’energia elettrica e 0,79 euro al mc per il gas naturale. Nello specifico, tra i differenti profili tipo di impresa analizzati da Unioncamere, per quanto riguarda l’energia elettrica gli aumenti oscillano tra il 13% per l’ortofrutta e il 29% per il bar, con il picco del 31,7% per i negozi di beni non alimentari. Per la spesa di gas naturale gli aumenti vanno dal 38% per l’ortofrutta al 39% per il parrucchiere, con il picco per ristoranti (+40,7%), supermercati (+40,5%) e alberghi (+39,8%). La produzione di energia è in crescita rispetto a un anno fa (+2,8% rispetto al gennaio- maggio 2020): cresce l’idroelettrico (+2,2%) e l’eolico (+11,5%), in calo il fotovoltaico (-3,0%).

La situazione, dunque, sembra essere fuori controllo. D’altronde, già da qualche mese, Confindustria Salerno aveva lanciato l’allarme dell’aumento ingiustificato delle materie prime. Una escalation dei prezzi che ha messo in seria difficoltà le aziende salernitane, per restare in ambito provinciale, che si sono trovate a dover rispettare impegni contrattuali presi in precedenza con i prezzi delle materie prime alle stelle. Tant’è che è stato organizzato anche un incontro nel corso del quale gli esperti si sono confrontati. E, in quell’occasione, Lina Piccolo, presidente Comitato Piccola Industria, preconizzò come nei prossimi mesi «lo scenario più probabile è che i rincari delle materie prime, dovuti anche alla loro scarsità in Italia e in Europa, incidano pesantemente sui costi delle imprese industriali».

E in questo contesto di domanda bassa e con una crisi economica in corso – aggiunse – «Non potranno ritoccare al rialzo i listini industriali, lasciando sostanzialmente immutati i prezzi di vendita, a fronte di un sicuro aumento dei costi. Tutto ciò rischia di ridurre notevolmente i margini delle imprese salernitane e italiane».

Gli aumenti nell’edilizia. Asubieconomia re la corsa folle verso i rincari, apparentemente ingiustificati, delle materie prime, è anche l’edilizia. Il superbonus e la prospettiva di cantieri aperti in tutt’Italia per la ristrutturazione dell’edilizia privata, ha scatenato una risalita vertiginosa dei prezzi.

Così, una misura ideata dal governo proprio per dare una scossa al settore edile, che si trova oggi in una situazione non facile, frutto in realtà della crisi iniziata nel 2007-2008 ed al quale si sono aggiunti gli effetti del Covid, rischia di naufragare proprio a causa delle speculazione incontrollata. La pandemia, difatti, ha fatto lievitare i prezzi delle materie prime e, a fine 2020, i metalli, le plastiche, il calcestruzzo ed i bitumi hanno registrato rincari record. Solo per fare un esempio esemplificativo il prezzo del tondo per cemento armato tra novembre 2020 e aprile 2021 ha subito un aumento del 117%. Il Parlamento, però, in questo caso ha tentato di porre un freno.

E la Camera ha approvato un emendamento al decreto Sostegni- bis con una misura di compensazione per le imprese: un intervento che va nella direzione indicata da Ance – l’associazione dei costruttori guidata in provincia di Salerno da Vincenzo Russo – e che prevede l’istituzione di un fondo ad hoc per ristorare le imprese dal quale si potrà attingere per rincari superiori all’8% (riscontrati dal Mims nel primo semestre del 2021). Prossimo step sarà quello di trovare un rimedio analogo anche per i cantieri privati.

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