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Arcidiocesi Sorrento-Castellammare di Stabia, Mons. Francesco Alfano: “Signore dacci sempre questo pane”

Mons. Francesco Alfano, vescovo dell’Arcidiocesi Sorrento-Castellammare di Stabia ci regala una bellissima riflessione sul brano del Vangelo di Giovanni di questa prima domenica di agosto:

In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

Ecco le parole di Mons. Alfano: «Signore dacci sempre questo pane. Che bella preghiera ascoltiamo oggi per il Vangelo. E’ la conclusione della prima parte del lungo discorso che Gesù fa nella sinagoga con la gente che lo cerca dopo aver mangiato ed essersi sfamata, è la continuazione di quel grande gesto della moltiplicazione dei pani e dei pesci. In realtà questo dialogo non comincia bene, Gesù in qualche modo li richiama quasi con un rimprovero forte. Sono lì a domandargli: “Quando sei venuto qua?”. E Gesù gli fa notare: “Perché voi mi cercate? Mi cercate perché avete visto dei segni e vi aprite al dono di Dio o perché avete mangiato e vi siete saziati”.

La prima domanda posta da Gesù ci pone nella condizione giusta per diventare suoi discepoli e metterci alla sua scuola perché cerchiamo lui. Non basta aver ricevuto qualcosa, non basta essere raggiunti dal dono di Dio per noi stessi. Questo è solo un segno, un richiamo, perché noi possiamo uscire da noi stessi. E spiazzati quelli che lo ascoltano provano a domandargli: “Che cosa dobbiamo compiere? Che cosa ci viene chiesto questo? Qual è questa opera di Dio?.

Ed ecco il secondo passo che Gesù stesso dà come suggerimento, come indicazione preziosa. Per compiere l’opera di Dio non bisogna fare tante cose, occorre credere, riconoscere che Gesù è l’inviato di Dio, quindi fidarsi di lui. Non solo prendersi il necessario da lui, quello che serve a noi, ma fidarci e andare dietro a lui e questo suppone la fede. Ed è l’altro passo che discepoli ascoltano dalla folla che anche loro devono imparare con noi a fare sempre di più ogni giorno. E che garanzia ci dai che sei l’inviato di Dio? Che prova ci offre perché noi possiamo fidarci totalmente di Dio? Abbiamo avuto Mosè, grande condottiero, segno dell’opera di Dio, che ha portato il popolo ed ha sfamato il popolo. Ma tu? Ecco Gesù ci indica il dono di Dio. Gesù è più di Mosè, lui è il pane. E comincia il discorso sul pane, il segno del pane che voi mangiate è solo un rimando al pane che è Gesù mandato da Dio come dono per la vita. Mangiare questo pane significa sfamarsi veramente.

Allora la preghiera: “Signore, dacci sempre questo pane”.  Scopriamo anche noi Gesù in questo dialogo non facile, a volte anche confuso. Arriviamo a desiderare lui pane di vita, mangiare ed incontrare lui, accogliere lui significa riconoscere che solo in Gesù c’è la vita e grazie a lui possiamo affrontare tutti i problemi di ogni giorno non da soli ma con l’amore che Dio gratuitamente ci dona».

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