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Abu Tabela, ovvero Paolo Avitabile da Agerola, il primo occidentale a dominare l’Afghanistan

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Abu Tabela, ovvero Paolo Avitabile da Agerola, il primo occidentale a dominare l’Afghanistan. Era di Agerola sulla Costiera amalfitana la Svizzera della Campania l’uomo che nell’Ottocento per prima dominò gli afghani

O’Malommo

…ovvero Abu Tabela, l’uomo che dominò gli afgani

Se Allah rimandasse Abu Tabela! Ancora oggi nelle moschee di Peshawar, località pakistana al confine con l’Afghanistan, gli abitanti rivolgono a Dio questa preghiera nei momenti di maggior difficoltà e disordine della loro città. Non solo, le mamme del posto, quando vogliono mandare a letto i figli più capricciosi, minacciano di chiamare Abu Tabela e pare che questo sia più che sufficiente a far obbedire anche i bambini più recalcitranti.

Ma chi è dunque Abu Tabela, questo strano incrocio tra un santo e l’Uomo Nero delle fiabe, noto perché nella prima metà dell’Ottocento riportò l’ordine a Peshawar, una delle città più turbolente dell’Asia, utilizzando metodi draconiani? Era forse un feroce khan uzbeko? Un capo-tribù afgano? O un coraggioso guerriero rajiput?

Niente di tutto questo: Abu Tabela, ovvero Papà Tabela, altro non è che la traslitterazione in lingua pashtun del cognome Avitabile. Ebbene sì, il vero nome di questo strano personaggio era Paolo Avitabile, nato ad Agerola, in provincia di Napoli!

Stupiti? Penso proprio di sì. In effetti la presenza di un napoletano in quelle lande lontane e desolate è a dir poco strana ma suscita al contempo anche una notevole curiosità.

Della gioventù di Abu Tabela si sa ben poco. É noto che nacque il 25 ottobre 1791 ad Agerola, cittadina del Napoletano conosciuta per le mozzarelle di bufala, e che fu battezzato con il nome di Paolo Crescenzo Martino Avitabile. Entrato nell’Esercito del Regno di Napoli di Gioacchino Murat, fece una buona carriera come sottufficiale di Artiglieria. Caduto il Murat passò armi e bagagli dalla parte della restaurata monarchia borbonica distinguendosi nel 1815 durante l’assedio di Gaeta; ultima piazzaforte rimasta in mano murattiana. Non avendo ottenuto alcuna ricompensa decise di lasciare l’Esercito e di darsi al commercio marittimo.

Fece però quasi subito naufragio al largo di Marsiglia e fu rinchiuso in quarantena al Castello d’If (sì, proprio quello del Conte di Montecristo!), da cui fu liberato grazie all’intercessione di alcuni ex-ufficiali bonapartisti. Uno di questi, un certo Beraud, descrisse a Paolo le meraviglie viste durante la sua recente permanenza in Persia. Bisogna ricordare che, dopo la fine delle guerre napoleoniche, numerosi militari europei rimasti senza lavoro partivano verso l’Asia per mettersi al servizio dei vari rajah ed emiri locali, tutti disposti a pagare fior di soldi a militari esperti cui affidare la riorganizzazione dei loro obsoleti eserciti.

Colpito dai racconti di Beraud, Avitabile decise di partire per la Persia giungendo nel 1820 a Tabriz dove si mise al servizio di Mohammed Alì Mirza, uno dei figli dello Shah, che gli affidò il comando della sua artiglieria. Ben presto però Mohammed si rese conto che Paolo aveva ben altra stoffa che quella di un semplice militare e decise di affidargli un incarico apparentemente impossibile da portare a termine: far pagare le tasse ai Curdi, popolo da sempre ribelle e fieramente indipendente!

Immagine nella pagina:
Paolo Crescenzo Martino Avitabile in una stampa di epoca borbonica

Per leggere tutto l’articolo di Andrea Olmo su Jourdelò  clicca qui

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