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A Positano il 24 agosto appuntamento con la musica jazz di Alessandro Florio foto segui la diretta

Positano (SA) Alessandro Florio è un chitarrista jazz tra i più apprezzati nel panorama musicale internazionale, ha al suo attivo tre album: “Taneda”, ispirato alla musica di Thelonious Monk e l’acclamato “Roots Interchange” realizzato tra l’Italia e gli USA con due tra i più importanti musicisti della scena jazzistica americana quali sono Pat Bianchi e Carmen Intorre Jr, già sezione ritmica del leggendario Pat Martino Trio. L’ultimo album in ordine di uscita è “Back to the Blue Coast” (AlfaMusic 2020), realizzato con lo spagnolo Ernesto Aurignac. Disco che ha debuttato nella All Genre Top 100 Italiana e che contiene il singolo “Streets of Naples”, cantato da Laura Taglialatela, il cui video ha come protagonista Emanuele Valenti, alias Donato Sarratore della nota fiction Rai “L’ Amica Geniale”. Alessandro Florio qualche settimana fa era Positano, ospite della rassegna musicale “Vicoli in Arte” realizzata da Giulia Talamo e Ario Avecone che molto stanno facendo per promuovere la musica di qualità in Costa d’Amalfi, in quell’occasione si è esibito con Laura Taglialatela, magnifica cantante italiana ma newyorkese di adozione, martedì 24 agosto alle ore 20:30 invece, sempre nell’ambito della stessa rassegna, sul sagrato della Chiesa Madre, suonerà con altri due grandi musicisti, Marco De Tilla al contrabbasso, che vanta collaborazioni con Norma Winstone, Paolo Fresu, Antonio Faraò, Chuck Findley etc., mentre alla batteria avremo Massimo Del Pezzo, anche per lui ci limitiamo ad alcuni nomi: Mark Sherman, Alberto Marsico, Achille Succi, Pietro Condorelli, Dario Deidda, Antonio Onorato, Marco Zurzolo etc. Ma torniamo a Alessandro Florio con il quale abbiamo voluto approfondire gli inizi della carriera e la sua visione del jazz.
– Cominciamo dall’inizio, quando nasce la tua passione per il jazz?
– Beh, ti devo confessare che nella mia famiglia non ci sono altri musicisti, tutto è cominciato fondamentalmente con una vecchia chitarra, la scoperta del blues, l’amore per B.B.King e la passione per Pino Daniele. Da ragazzino, in particolare, all’inizio non riuscivo a decifrare le melodie di Pino, poi mi suggerirono di studiare il jazz ed è in quel momento che è scattata la scintilla. successivamente a 15 anni ho presentato domanda per entrare nella “Civica Scuola di Jazz” di Milano e mi hanno preso, a 17 anni l’incontro determinante per la mia carriera con Franco Cerri.
– Franco Cerri? Raccontami di lui, da ragazzino come molti della mia generazioni ho consumato centinaia di musicassette per imparare a suonare la chitarra seguendo i suoi corsi: un mito assoluto.
– Franco Cerri è un signore vecchio stile, è del gennaio del 1926, ha 95 anni ma ti assicuro che fino a due anni fa suonava ancora con disinvoltura. Iniziò a lavorare come ascensorista, il padre gli comprò la prima chitarra pagandola 78 lire, Franco aveva 17 anni. E’ un autodidatta che ha suonato con Django Reinhardt, Gorni Kramer, Chet Baker, Gerry Mulligan, Billie Holiday, Stéphane Grappelli, Lee Konitz e Dizzy Gillespie, per dirti solo alcuni dei primi nomi che mi vengono in mente. Franco Cerri ha la capacità, che ho riscontrato solo tra gli artisti d’Oltreoceano, di insegnarti la devozione che si deve avere quando si vuole apprendere il jazz che è un vero e proprio linguaggio dalle potenzialità espressive straordinarie.
– Ad un certo punto del tuo percorso formativo decidi di andare in Olanda, perché?
– Ero indeciso se andare o meno subito in America, poi un amico mi disse di provare a iscrivermi all’Università di Groningen, che vanta un corpo docente di grandi musicisti americani (Freddie Bryant, Mark Whitfield, Peter Bernstein, Paul Bollenback, Ed Cherry, Frank Wingold), faccio la prova e mi prendono.
– Un nome e un cognome: Thelonious Monk.
– E’ una grande amore per me Thelonious Monk. I primi dischi che ho comprato sono stati Blue Monk [1954] di Thelonious Monk e Miles Smiles [1967] del Miles Davis Quintet. Per un chitarrista è molto interessante analizzare un pianista, soprattutto un fuoriclasse come Monk che con poche note riusciva a sintetizzare un accordo, pur avendo, come pianista, tutte le note a disposizione. Per un chitarrista, infatti, serve molto il saper sintetizzare. Io ho provato a tradurre su chitarra la sua musica, l’album “Taneda” [2014] con il contrabbassista Mattia Magatelli (N.d.R), è il risultato di questa passione monkiana.
– Raccontaci Pat Bianchi e Carmen Intorre.
– Pat Bianchi e Carmen Intorre Jr costituiscono tra l’altro la ritmica fissa del trio di Pat Martino. Sono italoamericani, ci siamo incontrati in uno dei locali jazz più rinomati di New York e tra musicisti “italiani”, c’è stato subito feeling. Il titolo stesso dell’album, Roots Interchange, spiega un po’ tutto: si tratta di uno ‘scambio di radici’, dove io grazie a loro cerco di capire l’essenza dello swing americano, mentre per loro è un vero ritorno alle origini italiane, a cui sono molto legati.
– Ernesto Aurignac, perché hai scelto lui per il tuo ultimo progetto musicale?
– Ernesto Aurignac è un grande sassofonista jazz iberico, che ho conosciuto per caso grazie alla segnalazione di un amico. L’ho ascoltato e mi ha impressionato positivamente. Ernesto è Malagueños, ancora una volta il Sud, in questo caso della Spagna, ha fatto da collante. Tra un amalfitano come me e un malagueños non poteva che esserci sintonia suoniamo con la stessa passione, parliamo lo stesso linguaggio musicale.
– Un’ultima domanda, sappiamo che insegni, dal 2017 sei docente di Chitarra Jazz presso il Conservatorio Statale “Jacopo Tomadini” di Udine, oggi come oggi cosa vorresti dire ai ragazzi che si avvicinano al jazz?
– Il jazz è un linguaggio straordinario che viene da lontano, prima di studiarlo, prima di proporre una propria interpretazione bisogna confrontarsi con chi questo linguaggio l’ha inventato e trasmesso a noi. La storia del jazz va studiata e la tradizione coltivata sempre. I grandi del jazz un ragazzino che vuole avvicinarsi a questa musica non li può ignorare. Le radici, roots, tornano sempre nella mia musica perché io credo che se manca la conoscenza delle proprie radici musicali difficilmente potremo diventare musicisti completi.
di Luigi De Rosa

Generico agosto 2021
Florio Jazz Positano

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