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Turismo, Covid la Caporetto della Campania, scomparse 906 aziende. Il piano della Regione

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C’era una volta il turismo. Così suonerebbe l’incipit del libro nero della villeggiatura campana al tempo della pandemia, scrive su La Città di Salerno . Mesta cronaca d’una catabasi eloquentemente definita da un numero preceduto dal segno meno: è il 906. Di tutte le cifre che appaiono nel Piano annuale del turismo, elaborato dai tecnici degli uffici regionali all’esito d’un serrato confronto – promosso dall’assessore Felice Casucci con le principali organizzazioni di categoria e approvato, nelle scorse ore, dalla giunta guidata dal presidente Vincenzo De Luca, la più indigesta è proprio il 906. È l’impietoso bilancio d’una terra che si riscopre meno felix e più povera: povera d’imprese, ché quel 906 indica il gap tra le nuove società che hanno visto la luce nell’ annus horribilis , il 2020, e quelle mortalmente contagiate dal virus della crisi. I tecnici regionali hanno rielaborato i dati di “Movimprese”, l’analisi statistica trimestrale condotta da “Infocamere” su mandato della “Unioncamere”, passando al setaccio le imprese dei comparti correlati al turismo: ristorazione, tour operator e alloggi. Nel primo dei tre casi, il segno meno vale 859: in altre parole, prima ch’esplodesse la pandemia, tra Sessa Aurunca e Sapri c’erano quasi 900 locali in più. E al conto vanno aggiunte le 27 agenzie viaggi sparite nel nulla e le 20 imprese alberghiere ed extralberghiere il cui ricordo soffia nel vento.
Non passa lo straniero. Numeri figli d’un mondo che s’è fermato. E molti dei signori del turismo “made in Campania”, la cui incidenza, nel 2019, valeva l’8 per cento dell’imprenditoria regionale (con 87.296 addetti), ne hanno fatto le spese. Gli uffici regionali diramano i numeri della “Data Appeal Company”: nel primo trimestre del 2020 le presenze nella terra felix sono crollate del 37,91 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. «Con il lockdown si legge ancora- e la conseguente chiusura forzata delle strutture il calo nel confronto tra semestri supera l’80 per cento». In altre parole, da 10,7 milioni di presenze extraregionali, si passa ad appena 1,9 milioni. Un tracollo, considerando che, nel 2019, erano quasi due milioni soltanto i britannici (da sempre i più grandi estimatori delle nostre terre) che avevano toccato il suolo campano, distanziando di poco gli statunitensi (1,9 milioni circa), i tedeschi (1,2 milioni), i francesi (750mila) e gli spagnoli (300mila). Ora “non passa lo straniero”, e non è un bene: di quegli 1,9 milioni di coraggiosi del primo semestre del 2020, infatti, tra il 72 e l’86 per cento erano italiani. La “Caporetto” del turismo campano.
Il piano anti-Covid. Di qui il tavolo di concertazione con gli operatori del comparto turistico. Otto incontri condotti dall’assessore Casucci, al termine dei quali la giunta ha approvato un documento di 86 pagine. «Alla luce della attuale fase di emergenza epidemiologica da Covid – si legge nella delibera dell’esecutivo guidato da De Luca – è necessario adottare un atto di programmazione annuale che favorisca il rafforzamento strutturale e competitivo dell’offerta turistica regionale e della promozione delle risorse naturali e del patrimonio materiale e immateriale della Campania sul mercato nazionale ed internazionale».
Borghi in bici. La parola chiave è “entroterra”: il 50 per cento degli operatori che hanno preso parte ai tavoli di concertazione a Palazzo Santa Lucia considera vitale «puntare sul turismo delle aree interne in considerazione delle tendenze in atto, che vedono prevalere forme di turismo all’aria aperta, in luoghi poco interessati da fenomeni e flussi turistici di massa, essenzialmente concentrati in brevi periodi di soggiorno». Vacanzieri alla scoperta della Campania dei borghi: nella campagna di promozione, la giunta vuol puntare sul Progetto cicloturistico. Il cuore è nel Cilento, ed ha la forma della Via Silente, un percorso circolare di circa 600 chilometri che ripercorre i tratti costieri e s’inoltra tra le montagne del Parco nazionale del Cilento, del Vallo di Diano e degli Alburni. Quindici tappe, con una opzionale fino alla vetta del monte Cervati. Si parte da Castelnuovo Cilento, attraversando poi i comuni di Pollica, Vatolla, Cicerale, Felitto, Petina, Roscigno, Teggiano, Sanza, Monte Cervati, Casaletto Spartano, San Giovanni a Piro, Palinuro, Ceraso, Monte Gelbison e ritorno a Castelnuovo. E poi la
Randonnée – la prova che richiede di non andar né troppo veloce, né troppo piano – della Via del Grano, che parte e arriva a Eboli passando per Campagna, Oliveto Citra, Quaglietta di Senerchia, San Gerardo di Caposele, Teora, Sant’Andrea di Conza, Pescopagano, Castelgrande, Laviano, Santomenna, Castelnuovo di Conza, Valva, Colliano e Contursi. La Regione vuol svilupparlo, e si dà un timing parecchio complesso da rispettare: il secondo semestre del 2021.
Treni e aerei. E poi, tra le strategie del Piano (che vale 40 milioni di euro per il 2021 ed almeno 300 milioni fino al 2027), quella della mobilità turistica, con l’agognato adeguamento strutturale dell’aeroporto “Costa d’Amalfi” di Pontecagnano Faiano. Quella Pontecagnano che sarà attraversata
pure dalle carrozze d’epoca che partiranno da Napoli e raggiungeranno Agropoli. “Treni storici”, si chiamano. Si spera contribuiscano a riportare il turismo sui binari della vita. Oltre la morte sociale (e non solo) causata dal Covid, che ha già ucciso 906 imprese campane. E chissà quante famiglie.

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