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Truffa dei carburanti, sequestri di 128 milioni di euro

Nicola Sorrentino
Contrabbando internazionale di prodotti petroliferi, frode fiscale, auto riciclaggio e intestazione fittizia di beni. Sono le accuse mosse dalla Procura di Nocera Inferiore, con lavoro svolto dal sostituto Roberto Lenza, in un’indagine concentrata tra Pagani e altri comuni dell’Agro nocerino, nei riguardi di imprenditori e non. Quattro persone sono finite agli arresti domiciliari, mentre sono 128 i milioni di euro sequestrati (tra somme di denaro e altri beni) nei confronti di persone indagate e società coinvolte. La somma rappresenta l’ammontare delle imposte evase, tra Iva, accise, Ires e Irpef. Due i gruppi individuati, coinvolti nel commercio di carburante adulterato importato da paesi esteri al quale non seguiva il pagamento delle imposte. Gli indagati sono 59. Le indagini hanno origine tra il 2017 e il 2018, condotte dalla guardia di finanza di Salerno, partite con i sequestri di 13 autocisterne e 500mila litri di prodotto petrolifero di contrabbando. Le società riconducibili agli indagati sono 32. In almeno cinque regioni, sono stati vincolati 27 veicoli utilizzati per il trasporto di carburanti, insieme a quote societarie, compendi aziendali di 9 imprese (7 italiane e 2 estere), 2 depositi commerciali, 10 impianti di distribuzione ed un’imbarcazione. Fu nel 2017, dopo alcune anomalie emerse su di un traffico di carburante proveniente dall’Est Europa, che partirono le prime attività: il carburante veniva venduto in Italia senza che a questo seguisse il pagamento delle imposte. In soli due anni, gli indagati avrebbero importato illegalmente da fornitori ungheresi, croati e sloveni 20 milioni di «olio anticorrosivo e preparazione lubrificanti». Un prodotto non soggetto ad accise e al monitoraggio del trasporto. La merce veniva «adulterata» e resa idonea per la carburazione, poi caricata su autocisterne per l’Italia, scortate da documentazione fiscale falsa, che gli autisti distruggevano una volta varcata la frontiera e sostituita con quella di accompagnamento per coprire il restante tragitto nel territorio nazionale (attestando il trasporto di gasolio per autotrazione ad imposta assoluta). Questo serviva a superare i controlli. I carichi giungevano poi in un deposito petrolifero nel milanese, che faceva da hub di distribuzione, dove le partite di carburante venivano immesse per il consumo presso distributori all’ingrosso e tramite la rete delle «pompe bianche», gestite da indagati o da società a loro riconducibili. L’evasione fiscale dell’accise è stata quantificata in 11 milioni di euro, con il gruppo che utilizzava società «di comodo» per farsi carico dell’Iva derivante dagli acquisti, senza poi rispettare gli obblighi di versamento. La perdita per il fisco è stata quantificata in 99 milioni di euro. Le «cartiere», dislocate in Italia e intestate a prestanome, erano inserite nel meccanismo di frode «carosello», finalizzato ad emettere fatture per operazioni inesistenti che garantivano quegli «schermi» tra i punti di approvvigionamento del prodotto ed i reali utilizzati, i quali risparmiavano sul pagamento dell’Iva e praticavano prezzi di rivendita più competitivi. Ogni litro di gasolio venduto ad un prezzo medio «alla pompa» di 1,50 euro portava un risparmio di 27 centesimi di Iva.
LE LETTERE D’INTENTO
Stando alle accuse, gli indagati usavano «lettere d’intento» false, dove si presentavano come «esportatori abituali» per acquistare gasolio senza pagare le imposte. Insieme alle banche, inoltre, la Procura ha scoperto i profitti conseguiti dai due gruppi, trasferiti alle società estere per impedirne la tracciabilità e reimpiegati poi per comprare quote societarie e impianti di stoccaggio e di distribuzione. Gli investimenti in depositi nel giro di due anni hanno raggiunto i 3 milioni di euro. Questa economia «illecita circolare» si estendeva dal Potentino all’Abruzzo fino alla Lombardia, dove le ricchezze di vario tipo venivano ostentate dagli indagati: come le auto di lusso, Lamborghini e Porsche. Cinque indagati avevano anche il reddito di cittadinanza, dato che i proventi delle attività illecite venivano utilizzati all’estero. Le indagini sono state condotte dal Nucleo di polizia economico finanziaria di Salerno della guardia di finanza, impegnata a reprimere il fenomeno fortemente distorsivo degli equilibri concorrenziali nel mercato dei carburanti.

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