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Sorrento, grande emozione in diretta per l’ordinazione di diacono di Francesco Soldatini e Domenico Ruggiero col Vescovo Alfano segui la diretta

Sorrento, grande emozione in diretta per l’ordinazione di diacono di Francesco Soldatine e Domenico Ruggiero col Vescovo Alfano. Un percorso di fede culminato della ordinanzione questa sera in diretta di Francesco Soldatini, già consigliere comunale di Meta, e sempre vicino alla Chiesa, e Domenico Ruggiero, comandante della Guardia di Finanza di Positano che  ha guidato, sopratutto in questi momenti difficili dovuti alla pandemia da coronavirus Covid – 19 i fedeli .

Diacono Ruggiero e Soldatini a Sorrento

L’ultima ordinazione, nell’ambito della chiesa sorrentina, era stata officiata dal monsignor Felice Cece vent’anni fa. Una cerimonia, nella Cattedrale di Sorrento, celebrata dall’arcivescovo Francesco Alfano, che riassume un significato importante per il rinnovamento e l’apertura ai laici come momento di crescita umana e sociale della chiesa, scrive Antonino Siniscalchi.
Sono stati ordinati diaconi permanenti, Francesco Saverio Soldatini, docente di Scienze motorie nella scuola media, e Domenico Ruggiero, luogotenente della Guardia di finanza. Entrambi felicemente sposati e genitori, rispettivamente di tre e due figli, si sono incamminati in questo percorso di fede con umiltà e consapevolezza del nuovo ministero religioso.
LA VOCAZIONEIl diaconato permanente scaturisce da una vocazione, una vocazione che trova il completamento del percorso formativo nella ordinazione. Il diacono non è un sacerdote perché non presiede l’Eucaristia e non assolve i peccati in confessione. La sua figura, tuttavia, amplia il concetto di «semplice laico». «La figura del diacono permanente spiega monsignor Francesco Alfano -, presente nella Chiesa dei primi secoli, è stata ripristinata dal Concilio Vaticano II. Si tratta di una decisione molto importante, che restituisce al sacramento dell’Ordine la sua pienezza: infatti i presbiteri e i diaconi collaborano con il vescovo nell’edificazione della comunità, i primi con il ministero sacerdotale della presidenza e i diaconi con il servizio della carità. Sono due dimensioni essenziali, preziose e indispensabili, perché tutto il Popolo di Dio viva il Vangelo e lo testimoni a tutti».
L’EMOZIONEEmozione palpabile sul volto di Francesco Saverio e Domenico al momento della ordinazione, con discrezione, umiltà e la consapevolezza di avviarsi in un cammino di fede che genera, tuttora, inevitabile scetticismo. «Le innovazioni aggiunge l’arcivescovo di Sorrento e Castellammare – generano in tanti una prima reazione negativa. E qui siamo dinanzi a un ministero scomparso di fatto per oltre un millennio. È vero che la Chiesa ha sempre ordinato diaconi, ma erano solo coloro che dovevano diventare preti: dunque diaconi cosiddetti transeunti, un vero ridimensionamento fino all’impoverimento. Tutto si riduce al culto e al servizio all’altare, come purtroppo è accaduto i diversi casi anche con i diaconi permanenti. È molto di più invece ciò che ad essi viene chiesto, perché la comunità intera cresca nella carità».
Non sarà così per Francesco Saverio e Domenico, giunti a questo appuntamento, dopo una lunga e consapevole meditazione. Francesco Saverio Soldatini, 55 anni, già consigliere comunale di Meta, è stato in missione in Venezuela e in Albania, è socio fondatore della Fondazione Exodus. Altrettanto significativo il percorso ecclesiale di Domenico Ruggiero, 56 anni, discreto quanto efficace nella sua intensa opera al servizio della chiesa.

 

Chi è il diacono e cosa fa? Come diventare diacono? Scopriamo di più su questa figura da sempre presente nella chiesa cattolica, investita di compiti importanti e solenni nell’ambito delle celebrazioni.

 

La parola “diacono” deriva dal greco diàkonos, servitore, ma sarebbe molto riduttivo considerare questa particolare figura che assiste i sacerdoti durante le celebrazioni come un semplice ‘servitore’. In questo articolo cercheremo di approfondire l’argomento e di spiegare come diventare diacono a chi volesse intraprendere questo impegno di fede.

Possiamo considerare il diacono un uomo che sceglie di vivere a metà strada tra lo stato laico e quello sacerdotale. Infatti, pur appartenendo all’ordine ecclesiastico, tuttavia il diacono non è un sacerdote. È vero che il diaconato può essere la prima tappa verso il sacerdozio, e in questo caso si parla di diaconato transeunte, ma un diacono potrà anche scegliere di restare tale per sempre e prestare servizio con quel ruolo specifico, e allora si parlerà di diaconato permanente.

La presenza di figure assimilabili ai diaconi è documentata fin dai tempi degli apostoli, ma fu il Concilio Vaticano II a fissare una volta per tutte le leggi e le modalità del diaconato, attraverso la Costituzione dogmatica Lumen Gentium.

Nell’ambito del ministero ecclesiastico il diacono occupa il cosiddetto primo livello. Infatti, sempre a partire dal Concilio Vaticano II, nell’organizzazione moderna della Chiesa sono stati definiti tre gradi che raccolgono tutti coloro i quali hanno ricevuto l’Ordinazione: il primo livello è il Diaconato, il secondo il Presbiteriato e il terzo l’Episcopato.

 

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Al primo livello troviamo appunto i diaconi, che sono al servizio dei preti e dei vescovi. Possono amministrare il Sacramento del Battesimo. Fungono da assistenti durante la celebrazione dei matrimoni e da coordinatori per il ministero della carità e hanno l’autorità di predicare la Parola di Dio.

Al secondo livello troviamo i preti, altrimenti detti presbiteri. Anch’essi collaborano con i vescovi, ma, a differenza dei diaconi, possono amministrare tutti i Sacramenti, ad esclusione dell’ordinazione religiosa, impartire la benedizione eucaristica e somministrare ai fedeli l’Eucaristia. Devono obbedienza ai vescovi e accettare i compiti che questi ultimi impartiscono loro, dal ministero di una parrocchia all’opera missionaria. Ovviamente anch’essi predicano la Parola di Dio.

Al terzo e più alto livello troviamo i vescovi, considerati i successori degli apostoli. Il loro potere ricopre tutti e tre i ministerimunus propheticum o munus docendi (ministero dell’insegnamento), munus regalis o munus regendi (ministero del governo pastorale), munus sacerdotalis o munus liturgicum (ministero della santificazione).

 

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Originariamente esistevano anche diaconi donna, che aiutavano i vescovi a battezzare le donne e prestavano altri servizi per loro. I loro compiti non erano probabilmente assimilabili a quelli dei diaconi maschi, e alla fine dell’XI secolo, queste figure vennero eliminata. Papa Francesco, il 12 maggio 2016 ha annunciato di voler “costituire una commissione ufficiale che possa studiare la questione” delle diaconesse. Tuttavia per ora non è possibile alle donne accede a questa posizione.

Cosa fa il Diacono?

Riguardo ai compiti del diacono, il Concilio Vaticano II ha definito la triade “diaconía della liturgia, della predicazione e della carità”. Nella già citata Costituzione dogmatica Lumen Gentium è scritto tra le altre cose che il diacono deve servire “il popolo di Dio, in comunione col vescovo e con il suo presbiterio” (Lumen Gentium 29).

È comunque il vescovo a stabilire il mandato di un diacono.

Fondamentalmente il diacono assiste il sacerdote o il vescovo durante la Messa, svolgendo per esempio il servizio al calice e al libro, annunciando le intenzioni della preghiera universale, aiutando nella distribuzione della Comunione. Inoltre egli deve purificare e riporre i vasi sacri. Può eseguire la lettura del Vangelo e l’omelia, e in generale praticare il ministero della Parola.

Al di fuori della Messa il diacono può celebrare il Sacramento del Battesimo.

Nel rito latino, e solo con delega del sacerdote, può celebrare matrimoni.

Ha inoltre la facoltà di benedire persone, luoghi e oggetti e amministrare i sacramentali in genere. Può prendere parte al Rito delle Esequie e portare il viatico ai moribondi.

Come già detto, non può impartire la benedizione eucaristica né somministrare la comunione, ma può conservare e distribuire l’Eucaristia.

Spesso opere e strutture di carità diocesane o parrocchiali sono affidate alla cura di uno o più diaconi.

Come diventare Diacono permanente

Chi vuole diventare un diacono permanente deve affrontare un cammino di formazione spirituale, umana, pastorale, intellettuale che deve durare almeno cinque anni. È un passo che richiede grande impegno, studio e spirito di sacrificio, e va compiuto nella consapevolezza del tempo e dell’energia che si può dedicare ad esso, unitamente al lavoro e alla cura della propria famiglia, se ne esiste una.

Durante questo periodo l’aspirante diacono dovrà dedicarsi tra le altre cose allo studio della teologia e dovrà prestare assiduamente servizio presso le comunità parrocchiali. Sarà inoltre necessario che egli abbia in precedenza ottenuto un Diploma di scuola superiore.

Tutte le norme per la formazione di un diacono sono raccolte nel documento Norme fondamentali per la formazione dei diaconi permanenti redatto dalla Congregazione per l’educazione cattolica e Congregazione per il clero. 

L’aspirante diacono deve essere, naturalmente battezzato. Se il battesimo ha avuto luogo in età adulta devono essere trascorsi da esso almeno 5 anni.
Deve avere almeno 25 anni, se è celibe, 35 se sposato. Infatti, mentre i candidati al diaconato transeunte devono essere rigorosamente celibi, i diaconi permanenti possono essere sposati al momento dell’ordinazione. Quindi un diacono si può sposare? No, se l’aspirante diacono non è già sposato al momento del’ordinazione, dopo non potrà più sposarsi e dovrà rispettare il celibato. Qualora l’aspirante diacono sia già sposato la Chiesa dovrà riconoscere il suo matrimonio e garantirlo.

Occorre presentare svariati documenti, tra cui il certificato di battesimo, la conferma del matrimonio, una fotografia recente di se stessi, e una dell’eventuale coniuge, una lettera di consenso dal coniuge, lettere di presentazione, cartelle cliniche, trascrizione del percorso accademico, controllo dei precedenti, il certificato di residenza legale.

Inoltre il rettore della struttura che ha ospitato l’aspirante diacono durante il periodo di formazione e studio necessario, dovrà redigere una relazione accurata sui suoi progressi nell’arco dei cinque anni canonici.

Le funzioni del Diacono in parrocchia

Poiché il requisito fondamentale di un diacono è la carità, i suoi compiti nell’ambito della parrocchia saranno legati soprattutto alla sua pratica. A imitazione di Cristo-servo, il diacono dovrà essere d’esempio a tutti i fedeli nel porsi costantemente al servizio dei fratelli, soprattutto i più bisognosi e sofferenti. Dovrà dunque impegnarsi in un continuo servizio di caritàeducazione cristianaanimazione delle strutture pastorali, soprattutto quelle che coinvolgono giovani, anziani e malati.

Dovrà portare la Parola di Dio ai fedeli, organizzando e promuovendo gruppi-famiglia, incontri sulle Scritture. Fornirà anche consiglio e aiuto ai catechisti.

Dovrà promuovere la partecipazione liturgicacontribuendo alla formazione dei Lettori, degli Accoliti e dei ministranti, guidando i Ministri Straordinari. Potrà partecipare anche all’organizzazione e alla gestione del Coro parrocchiale.

Il Diacono sposato e la sua famiglia

Se un uomo già sposato decide di diventare diacono dovrà essere sicuro che la sua famiglia sia pronta ad appoggiarlo incondizionatamente in questa scelta. Infatti l’impegno che un tale compito richiede a livello di tempo, ma soprattutto di condotta, non può essere avulso da una situazione famigliare serena. La famiglia non viene certo esclusa da questo impegno. Anzi, il diacono può offrire grazie ad essa un’autentica testimonianza di vita familiare, che funga da esempio e modello per le altre famiglie. Il diacono sposato può esibire la propria famiglia come prova della santità del matrimonio, della virtù della castità matrimoniale. Anzi, se la moglie e i figli sono favorevoli, può coinvolgere anche loro nei servizi da lui svolti presso la parrocchia e la comunità, creando una sorta di “famiglia diaconale”. Dobbiamo pensare che il diacono è e resta un uomo, e come tale, proprio nell’essere anche marito e padre, può dare prova di maggior sensibilità e capacità empatica nei confronti di altre famiglie, soprattutto nelle situazioni più delicate, o che implicano il contatto con bambini, giovani e anziani.

La preparazione del Diacono

Abbiamo già accennato al fatto che l’aspirante diacono deve affrontare un percorso di formazione umana, spirituale, dottrinale, pastorale.

Per quanto riguarda la formazione umana in diacono dovrà coltivare le virtù necessarie per permettergli di diventare esempio e tramite tra gli alti fedeli e Cristo. Amore, rispetto, lealtà, coerenza, obbedienza, umiltà. Soprattutto è necessario che sia una persona dotata di maturità e di un equilibrio interiore tale da permettergli di poter affrontare ogni situazione mantenendosi saldo e sicuro. Dovrà essere in grado di relazionarsi con gli altri, dimostrando sempre cordialità e disponibilità. Se sposato, il suo matrimonio dovrà essere saldo e illuminato da tutte le virtù e le gioie di un matrimonio cristiano.

La formazione spirituale del diacono è connessa alla scoperta dell’amore di Cristo e alla sua condivisione sotto forma di servizio e propensione verso gli altri. Il diacono deve imparare a donarsi senza remore, mettendo da parte ogni egoismo. L’Eucarestia, a cui dovrà accostarsi con frequenza, gli fornirà la forza e l’alimento per quest’opera d’amore. Inoltre il diacono dovrà nutrire il proprio spirito con la lettura e lo studio della Parola di Dio e attraverso la pratica personale e familiare della Liturgia delle Ore.

La formazione teologica dovrà essere adeguata ai compiti che il diacono dovrà sostenere e il più possibile completa. Oltre alla lettura e allo studio del Vangelo, dovrà comprendere lo studio delle opere dei Padri, una solida base teorica di teologia e morale, lo studio accurato della Liturgia, il Magistero della Chiesa.

La Formazione pastorale verrà da sé grazie alla frequentazione da parte dell’aspirante diacono della comunità parrocchiale e dagli scambi con altri diaconi già consacrati. In base alla sensibilità personale e all’inclinazione il futuro diacono potrà poi scegliere verso quale ambito pastorale rivolgere le proprie energie, compatibilmente sempre con il compito che il vescovo stabilirà per lui.

A entrambi i nostri migliori auguri di un  percorso nella Fede

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