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Sorrento-Castellammare di Stabia, Mons. Francesco Alfano: “Con Gesù nella nostra vita può accadere l’impossibile”

Il Vescovo Mons. Francesco Alfano dell’Arcidiocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia commenta la pagina di Vangelo odierna:

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: “Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?”. Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: “Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua”. E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

Ecco il pensiero di Mons. Alfano: «Gesù venne nella sua patria. Il Vangelo di questa domenica ci riporta a Nazareth dove tutto è iniziato: la storia che Gesù ha vissuto per lunghissimo tempo con la sua gente, condividendo gioie e dolori, la fatica di ogni giorno, il lavoro, le speranze, il mistero di Dio che si è rivelato accompagnando e condividendo la storia degli uomini. E’ quello che succede a noi, siamo familiari di Gesù, lo conosciamo da tempo, riconosciamo nelle sue parole la potenza di Dio, lo sentiamo vicino. Ma possiamo anche noi, come gli abitanti di Nazareth, correre un rischio fortissimo.

Erano lì di sabato nella sinagoga e Gesù insegnava come ha fatto ovunque, lì ancora di più doveva essere accolto il suo insegnamento, e c’era stupore per quello che diceva. Eppure sono sorte domande, perplessità, dubbi sull’origine di questo potere, sulla Sapienza inspiegabile, sui prodigi che non hanno uno schema di riferimento. Come è possibile? Noi lo conosciamo, è uno di noi, è il figlio di Maria. E’ colui che ha lavorato con noi, con le mani segnate dal lavoro. Conosciamo i fratelli, le sorelle, la famiglia, cioè tutti quelli che appartengono al suo clan. Non è possibile che quanto egli stia dicendo rimandi a qualcosa di più grande. Insomma, domande che esprimono da una parte l’orgoglio e dall’altra lo scetticismo. Si continua a vedere la realtà senza sbocchi ulteriori, si scandalizzavano, trovavano ostacoli in lui fino a disprezzare. Come dice Gesù: “un profeta è disprezzato nella sua patria”. Il rischio lo corriamo anche senza rifiutare Gesù, avendo questo rapporto così continuo con lui potremmo dare per scontato – noi che facciamo parte della sua famiglia, che siamo la sua patria, la sua comunità – potremmo bloccare la potenza straordinaria che Gesù mette a disposizione di noi.

Non poteva operare quasi nessun miracolo a causa della loro incredulità. Il Signore ci aiuti a lasciarci riempire ogni volta dalla meraviglia, dallo stupore, ad aprirci alla fede. Può accadere l’impossibile, Gesù è la presenza di Dio nella nostra vita e la può cambiare, aprire una dimensione assolutamente nuova perché prevalga l’amore e la grazia di Dio per tutti i suoi figli».

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