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Sempre incolpevole sempre incolpata, la “Medea” di Laura Pagliara a Positano foto

Positano – Sabato 24 luglio è andata in scena “Io sono Medea” una pièce de théâtre drammatica scritta e diretta da Laura Pagliara, che insieme alla collega Maria Giusy Bucciante è stata protagonista di un’ottima prova attoriale. “Medea” è un personaggio complesso ed enigmatico, di quelli che lasciano allo spettatore più domande che risposte, ma Laura Pagliara ha affrontato la tragedia della principessa della Colchide con piglio determinato, taglio autoriale attento ed elegante. L’autrice napoletana sa che in ogni mito è l’umanità a raccontarsi al di là dello spazio e del tempo, bisognava dunque essere cauti nell’affrontare il testo di Euripide, dove sentimenti e follie primigenie sono messi a nudo perché destinati a scuotere le coscienze: non bisognava tradirlo. Laura Pagliara si è affidata per il suo progetto di riscrittura all’interpretazione di Christa Wolf, autrice tedesca che aveva già dato buona prova di sé in “Kassandra”, altra icona della drammaturgia greca classica, ma la scrittrice tedesca è soprattutto la nemica giurata del pensiero omologante, per questo capovolge lo stereotipo della “strega sanguinaria e vendicativa” riscattando la moglie di Giasone dall’accusa infamante di assassina dei propri figli. Laura Pagliara, nata a Torre del Greco come un’altra grande autrice che ha dato prova di avere un profondo feeling con il teatro greco classico, Valeria Parrella, centra e porge allo spettatore la sua nuova Medea con un’espressione illuminante, che chiude uno dei monologhi più intensi della sua performance: Io sono Medea// sempre incolpevole, sempre incolpata. Medea non ha ucciso i suoi figli né assassinato suo fratello, la principessa è il capro espiatorio di un mondo patriarcale che non vuole cedere il passo e soprattutto lo scettro tantomeno a favore di una donna. Lo spettacolo rientra nell’originale kermesse “Vicoli in Arte” proposta quest’anno dal direttore artistico Giulia Talamo, dal direttore teatrale Ario Avecone e dall’Amministrazione comunale targata Giuseppe Guida, si è scelto di coniugare il bisogno di tornare a incontrarsi fisicamente, dopo i lockdown imposti dalle misure anti-covid, con la valorizzazione di tutti gli spazi pubblici cittadini. Grazie all’evento artistico, ecco che anche uno spazio come Largo Don Raffaele Talamo, ignorato dagli stessi positanesi, diventa spazio teatrale all’aperto, la pratica artistica è artefice di una rigenerazione urbana, il tutto senza creare assembramento ma vivo interesse da parte di turisti e visitatori. A fine spettacolo siamo stati ben lieti di rivolgere alcune domande alla regista Laura Pagliara per approfondire la conoscenza della sua Medea.
Abbiamo ammirato la tua intensa prova attoriale, ci viene spontaneo chiederti del tuo rapporto con il teatro greco classico e del grande interesse che hai mostrato per l’opera di Euripide.
– Euripide è stato il primo autore che ho rappresentato. Tutto ha avuto inizio proprio con lo stralcio di Medea, che la collega Maria Giusy Bucciante recita in apertura di questo spettacolo. Ero una studentessa universitaria, mi stavo occupando di “Critica teatrale e cinematografica” e m’innamorai di queste parole perché parlavano a tutte le donne. L’idea di poter fare teatro per e con le donne e attraverso loro estendere il dialogo a tutta la platea di spettatori si è fatta strada dentro di me. Avevo l’esigenza di condividere sentimenti, dubbi ed emozioni. Dallo studio della Critica teatrale dunque sono passata a quello dell’arte scenica, decidendo così di passare dall’altra parte della barricata. Insomma sono passata dalla padella alla brace (sorride, NDR).
– Come hai costruito “Io sono Medea”, partendo solo dal testo di Euripide o sei ricorsa ad altri autori?
-Ho letto più versioni di Medea, non solo Euripide ma anche Ovidio, Seneca fino ad arrivare a quella proposta da Christa Wolf, il suo “Medea – Voci” mi ha, come dire, imprintata. Nella mia versione ci sono diverse citazioni alla sua opera e l’idea di creare questa voce fuori dal coro nasce proprio dalla lettura del suo capolavoro. Ho lavorato soprattutto sulla valorizzazione di questa voce solitaria in modo da poter dare spazio e parola alla versione dei fatti di Medea.
– Hai parlato di un vero e proprio imprinting legato alla “Medea” della Wolf, ti riferisci al suo capovolgere la versione originale?
– Mi ha sempre affascinato l’idea dell’altra faccia della medaglia. La storia la scrivono i vincitori, sono loro a prendere carta e penna e a raccontare quella che è la loro versione che come si può ben capire è imposta dall’alto e censura tutto quello che non è funzionale alla celebrazione del vincitore, mortificando così la verità storica nella maggior parte dei casi. Da qui l’esigenza di cambiare prospettiva; dare voce ai vinti, in questo caso specifico a Medea. Questo capovolgimento poi è anche una sfida lanciata al pubblico che è costretto a scegliere: a schierarsi. Infatti, sebbene la mia narrazione viri decisamente nella direzione della Medea-guaritrice, il movimento scenico di Maria Giusy Bucciante non smette di segnalare l’esistenza anche dell’archetipo della Medea-strega. Giocando con questo dualismo ho cercato di dare la possibilità allo spettatore di interrogarsi e sviluppare una propria opinione personale del dramma e del personaggio che ha davanti a sé.
– E’ la prima volta che lo presenti senza quarta parete?
– Lo spettacolo è sempre senza quarta parete, ma è la prima volta, come dire, on the road.
– Come ti definiresti attrice o cantante?
– Sono un’attrice cantante napoletana nata professionalmente proprio con lo spettacolo “Amalfi Musical”, ho debuttato professionalmente in Costiera amalfitana. Sono molto legata a questi luoghi, quando posso, mi piace venire a proporre le mie nuove creazioni a questo pubblico.
– Ti senti più attrice di prosa e di musical?
-E’ una domanda alla quale non so rispondere, perché quando sono in scena che sia prosa o che sia musica quello che conta per me è dare voce e corpo all’opera che vado a interpretare, cercando di sintonizzarmi sia con le esigenze del regista che con il pubblico al quale offro con passione tutta la mia arte.
– Seguo da alcuni anni il mondo del teatro italiano e ho notato che al contrario che in passato un aumento della proposta autoriale femminile spesso di grande spessore, me ne puoi dare conferma?
– Credo che sia un’esigenza di molti quella di raccontare storie non solo impegnative come Medea. Abbiamo bisogno di opere che sappiano parlare al cuore degli spettatori e quest’esigenza non è legata al genere, ci sono molti giovani autori così come, rispetto al passato, di questo ti do conferma, oggi ci sono molte bravissime autrici e sceneggiatrici.
– Hai scritto anche testi teatrali meno impegnati?
– Ho scritto “Vou te contar”, titolo tratto dall’incipit di Wave, canzone di João Gilberto, che è un testo assolutamente brillante, che trova in Diego Sommaripa, collega straordinario, un interprete eccellente che riesce a valorizzare il testo coinvolgendo spesso e volentieri il pubblico. “Vou te contar” (Ti racconto una storia) è un’opera che nasce a teatro, parla di un attore che ha superato un’audizione e sulle scene incontra l’amore della sua vita. Come vedi è un testo completamente diverso da quello che ho proposto a Positano. A me l’idea di occuparmi di un solo genere teatrale o musicale , annoia, ho bisogno di mettermi alla prova, imparare cose nuove e migliorarmi invece nell’arte che già conosco.
– Quando ti potremo rivedere a Positano?
– Torno il 25 agosto con “Vou te contar” con Diego Sommaripa e poi posso anticiparti in esclusiva un lavoro che ho in cantiere con Antonio Melissa, un’opera molto divertente che nasce grazie a un’affinità intellettuale che ci sta dando grandi soddisfazioni e che speriamo presto di proporre, chissà proprio in Costiera amalfitana.
di Luigi De Rosa

Sempre incolpevole sempre incolpata, la \"Medea\" di Laura Pagliara"Io sono Medea" di Laura Pagliara
Generico luglio 2021

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