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Sarà necessaria la terza dose di vaccino anti-Covid? Il parere degli esperti

Prosegue la campagna vaccinale ma, alla luce soprattutto della diffusione della variante Delta, ci si chiede se sarà necessaria una terza dose? E se sì, dopo quanto tempo. L’Adnkronos Salute, in un interessante articolo che riportiamo, ascolta il parere degli esperti.

L’Agenzia europea del farmaco (Ema) e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), in una nota specificano che al momento è troppo presto per confermare se e quando sarà necessaria una terza dose: «Non ci sono ancora abbastanza dati dalle campagne di vaccinazione e dagli studi in corso per capire quanto durerà la protezione dai vaccini, considerando anche la diffusione di varianti. Qualsiasi nuova prova che si renderà disponibile su questo argomento sarà rapidamente esaminata. I dati sull’efficacia che arrivano dagli studi ‘real life’ dall’Europa e da altre parti del mondo sono di particolare interesse per integrare i dati degli studi clinici che indagano sulle dosi di richiamo”.

Alessandro Vespignani, epidemiologo della Northeastern University di Boston, ha sottolineato: «I produttori di vaccino stanno studiando l’effetto di quelli che si chiamano ‘booster’, cioè il richiamo di una terza dose del vaccino” Covid-19 “che possa essere fatta in autunno, nel caso della perdita di protezione, sia a causa del virus sia a causa del troppo tempo trascorso dalla vaccinazione. Ci sono persone oramai che sono state vaccinate molti mesi fa, a gennaio-febbraio. Una volta raccolti i dati, si vedrà qual è la strategia per la terza dose”.

Secondo il virologo Fabrizio Pregliasco, docente dell’Università Statale di Milano, ipotizza «la necessità di una terza dose di vaccino” anti Covid “sui pazienti immunodepressi e nelle Rsa, però è ancora da decidere il timing. Bisogna valutarne l’opportunità sui più fragili e su quelli che nelle Rsa sono stati vaccinati proprio all’inizio, nei primi giorni. Quanto ai medici, oggi a contatto anche con pazienti colpiti dalle varianti del virus, non c’è ancora certezza della necessità di un richiamo. Credo che la validità del vaccino sia superiore e non è la quantità di anticorpi che determina in modo standardizzato e oggettivo l’immunità».

Massimo Ciccozzi, docente di Statistica medica ed epidemiologia all’Università Campus BioMedico di Roma, sull’ipotesi di una terza dose di vaccino afferma: «Dobbiamo fare uno studio sulla protezione anticorpale e andare a vedere quanto dura nelle persone vaccinate, perché finora i dati sono discordanti. La memoria immunitaria ha milioni di anni di evoluzione ed è importante, ma nessuno sa quantificarla. Io non lo so se sarà necessaria una terza dose. Ad oggi tutti dicono di no: la Fda dice di no, l’Ema dice di no, i Cdc americani dicono di no, però Pfizer dice che ad agosto inizierà il trial su 10.000 persone perché la proteina è leggermente modificata sulla base delle varianti. Per cui io non lo so se sarà qualcosa di necessario. Del resto è una malattia nuova. I primi vaccini li abbiamo fatti a gennaio, dobbiamo ancora capire».

Il farmacologo Silvio Garattini, fondatore e presidente dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs, spiega che «non c’è nessuna base scientifica per parlare di una terza dose di vaccino anti Covid. E’ l’industria che ne parla. Ma per pensare a una strategia del genere ci vuole uno studio clinico controllato che, al momento, non è stato pubblicato. Non sappiamo quale può essere l’efficacia, né la tossicità. E poi ci vuole l’approvazione da parte dell’Ema per il cambiamento di posologia. Non si può fare ciò che si vuole. Ci sono regole precise a salvaguardia di tutti. Ci sono diversi elementi da valutare. Ad esempio quanto dura l’efficacia della vaccinazione completata, valutare le varianti in circolazione. Il problema è molto complesso e una terza dose non risolve tutto. Ad oggi nulla ci dice che sia davvero utile. Potrebbe esserlo, ma per capirlo servono le sperimentazioni. All’industria farebbe comodo, certamente. Cinquanta milioni di persone da vaccinare sono un bel po’ di soldi. Dunque, non sappiamo se sarà necessaria una terza dose di vaccino anti Covid. Al momento non ci sono elementi per affermarlo, ma questa possibilità dovrebbe essere un incentivo per l’Italia ad essere autonoma nel produrre il vaccino. Non possiamo dipendere dall’industria che preme per la terza dose e poi magari non ce le dà o ce le dà con ritardo, come è già accaduto, purtroppo, nella prima fase della campagna vaccinale».

Massimo Clementi, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’ospedale San Raffaele di Milano e docente all’università Vita-Salute, all’Adnkronos Salute osserva che «è ancora presto per dire se servirà la terza dose di vaccino anti Covid. Al momento io direi che la cosa più importante è completare il programma di vaccinazione che ci siamo dati, ed è lì che dobbiamo concentrarci. C’è da vaccinare una bella fetta di popolazione italiana e non parliamo di quella mondiale, visto che alcuni Paesi hanno pochissimi vaccinati. Vedremo poi cosa accadrà in autunno. Quanto sarà diffuso allora il virus, se cambierà, come sarà l’epidemiologia dell’infezione. Occorrerà considerare tutte queste cose. Ed è ancora presto per poterlo dire. Certo per le ditte farmaceutiche potersi avvantaggiare nel tempo sapendo cosa dovranno fare è meglio, ma in questo momento, ripeto, è presto per parlare di terza dose».

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