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Positano: la Santa Messa del Vescovo Michele Fusco a Montepertuso, in occasione dei festeggiamenti della Madonna delle Grazie

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Positano: la Santa Messa del Vescovo Michele Fusco a Montepertuso, in occasione dei festeggiamenti della Madonna delle Grazie.

Positano: la Santa Messa del Vescovo Michele Fusco a Montepertuso, in occasione dei festeggiamenti della Madonna delle Grazie

Nella giornata di ieri, venerdì 2 luglio 2021, tutta Positano ha seguito attentamente la Santa Messa presieduta dal loro concittadino, il vescovo di Sulmona Valva, Mons. Michele Fusco a Montepertuso, in occasione dei festeggiamenti per la Madonna delle Grazie.

Per Positano e tutti i suoi abitanti rivedere Mons. Michele Fusco è sempre motivo di immensa gioia. Infatti, nonostante oramai sia da diverso tempo vescovo della diocesi Sulmona-Valva, dal 30 novembre 2017, sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell’arcidiocesi dell’Aquila appartenente alla regione ecclesiastica Abruzzo-Molise, Positano resta sempre molto legata a Mons. Michele Fusco, al quale viene riservato molto affetto, soprattutto in occasione delle messe da lui celebrate.

La Madonna delle Grazie, del resto, è proprio la Santa Protettrice di Montepertuso. Fu proprio la Madonna, infatti, secondo i racconti che si tramandano da sempre, a bucare la roccia in una scommessa contro il diavolo.

Riportiamo di seguito la leggenda: In quella conca che oggi è Montepertuso abitavano degli uomini e delle donne che cercavano di ricavare dall’ambiente e dalle loro capacità organizzative il necessario per vivere. Una notte essi furono svegliati da eventi terribili: fortissimi tuoni accompagnavano il tremore del suolo…
Una luce vivissima proveniente dalla montagna illuminò il borgo e in quella luce apparve una figura di donna. La prima ad essere investita da quel fascio luminoso fu una giovinetta; vincendo la paura, aveva cominciato a camminare verso quella figura, quando sentì una voce che con tono materno le disse: «Non aver più paura, il demonio è stato sconfitto e i suoi sforzi contro questo monte sono finiti. Vieni con me, accompagnami su quella collina, dove mi fermerò per sempre». Sulla collina, detta oggi Selva Santa, fu eretto un tempio dedicato alla Vergine delle Grazie, di fronte al monte forato, che dà nome al villaggio.
È giunto così il momento di dar conto del nome che ho indicato all’inizio per questo racconto: “La leggenda del monte pertuso”. Ne ho già parlato in altra sede, riferendo il tentativo di un mio predecessore di spiegare l’origine del nome. È presto detto: l’origine è nei due termini appena indicati “monte” e “pertuso”; il secondo termine è un aggettivo derivante da “pertusum”, participio passato del verbo “pertundere”, traforare; il significato del nome, dunque, è monte traforato; “pertuso” non è un termine dialettale ma la traduzione letterale del termine latino.
Chi potrebbe aver dato questo nome al nostro borgo se non gli abati di Santa Maria di Positano? Questo particolare collocherebbe l’origine del nome di Montepertuso in un’epoca successiva al X secolo, a quando cioè l’abate avrebbe dirottato su queste terre i profughi pestani che si erano posti sotto la sua protezione. E siccome queste idee sono come le ciliege – una tira l’altra –, come non ricordare che “Pestella” (mai sentito questo nome?) potrebbe derivare proprio da “piccola Paestum”, nome che quei profughi avrebbero dato al luogo del loro nuovo insediamento?
Concludo con una doverosa postilla alla leggenda. La devozione popolare ha elaborato un racconto degli eventi che avrebbero preceduto i fatti narrati dalla tradizione. In pratica, si è cercato di rispondere alla domanda: «Che cos’erano quei tuoni e quei tremori che svegliarono i nativi?». A questo punto si potrebbe anche rispondere che erano gli effetti dell’eruzione del Vesuvio, ma – come ho già detto – a noi non basta; perciò la fantasia popolare ne dà una sua spiegazione: chiamatela pure leggendaria, non ci arrabbiamo…
Il diavolo aveva proposto una sfida alla Vergine Maria: chi dei due fosse riuscito a forare per primo la montagna avrebbe avuto il dominio sulle persone che abitavano il borgo. La Madonna accettò la sfida e lasciò al diavolo la prima mossa. Egli si accanì contro la roccia ma, nonostante tutti i tentativi, riuscì solo a scalfirla. Venne però il turno della Vergine, che in un istante, con un dito, trapassò il monte da parte a parte. Il demonio, sconfitto, precipitò nel dirupo, mentre la Madonna veniva accolta dagli abitanti del luogo, che avevano vissuto con terrore i momenti della sfida.
Sull’altro versante della montagna la fede popolare vede ancora oggi impresse nella roccia le tracce della sconfitta del maligno. Inoltre, osservando da Ovest il versante della montagna, si nota che, a destra del foro che l’attraversa, vi è una grotta quasi delle stesse dimensioni, che farebbe pensare proprio ai tentativi abortiti del demonio di realizzare l’impresa.
E, se posso dirvi un’ultima cosa, in confidenza, così che nessuno ci senta: penso proprio che la protezione della Madonna ci sia stata davvero: la montagna avrebbe fatto da barriera, impedendo ai materiali dell’eruzione di ricoprire questa conca, come invece avvenne per le zone verso mare, nelle quali ancora oggi affiorano qua e là depositi di piroclastite.

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