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Porto di Sorrento: stop a 50 investitori, il percorso meccanizzato sarà pubblico come promesso da Massimo Coppola

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Porto di Sorrento: stop a 50 investitori. Come promesso in campagna elettorale dal sindaco Massimo Coppola e anticipato da Positanonews, ma non è ancora definito nulla, ci fanno sapere da Piazza Sant’Antonino.. A fornirci tutti i dettagli di una ricostruzione è Salvatore Dare in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Metropolis.

Tutto pubblico, senza coinvolgimento di privati. Una scelta, quella dell’amministrazione, che per la realizzazione della rivoluzione mobilità al porto – si prevede un collegamento tra Marina Piccola e il centro con ascensori e tappeti mobili – mette all’angolo i possibili investitori che avevano fondato la Sorinvest. Si tratta di una spa che si propone come possibile partner per la gestione dell’infrastruttura. Ci sono una cinquantina di operatori – tra albergatori, imprenditori del settore balneare e ristorativo, commercianti e liberi professionisti – che si sono uniti per avanzare – nel caso in cui il Comune dovesse scegliere il project financing – una proposta, attraverso ovviamente un bando.

L’intervento costa 16 milioni di euro, la metà è garantita dalla Regione Campania. Il restante 50 per cento delle spese dovrebbe gravare sulle casse del Comune ma nel corso delle ultime settimane, stando ai rumors già riportati da Metropolis quotidiano, da parte di Palazzo Santa Lucia è sorta la volontà di coprire interamente l’investimento. A quel punto, il Comune potrebbe completare la costruzione delle opere senza il coinvolgimento di soggetti esterni seppur sia chiaro che per la gestione la possibilità di rilasciare una concessione a un privato, che ovviamente dovrebbe pagare un canone con tanto di aggio sui ticket da riconoscere all’ente, è concreta.

Sul punto, l’avvocato Gaetano Milano, amministratore delegato della Fondazione Sorrento e tra i protagonisti della fondazione di Sorinvest, precisa che «la contrapposizione pubblico-privato appartiene alla preistoria della politica. Nel frattempo la legislazione italiana ha previsto numerosi strumenti per mettere insieme il pubblico ed il privato nel realizzare infrastrutture di utilità pubblica essenziali anche per superare le criticità che entrambe le opzioni presentavano e presentano ed ottimizzarne le positività. È nel pieno diritto e prerogativa dell’amministrazione prevedere il solo intervento pubblico. Tuttavia, avendo partecipato alla costruzione della Sorinvest è mio dovere ribadirne il senso e lo spirito con cui fu formata. La società è nata con lo scopo di partecipare all’eventuale bando pubblico nel caso in cui il Comune avesse voluto accedere a forme di partecipazione mista nel realizzare l’opera. Solo un ottuso può pensare ad una finalità speculativa legata all’operazione ma semplicemente una offerta di supporto (comunque eventuale in presenza della aggiudicazione di un bando per la individuazione del partner privato) alla parte pubblica nella realizzazione e gestione dell’impianto. La scelta diversa è del tutto legittima, il no ideologico a prescindere è frutto o di malafede o ignoranza. Speriamo che il Comune possa procedere speditamente e positivamente nella realizzazione dell’opera pubblica, io mi limito a rammentare a tutti (e spero di essere clamorosamente smentito) che di opere pubbliche di mobilità che funzionano bene ne vedo poche ed ancor meno ne vedo in termini di economicità e di vantaggio per i cittadini (penso alle funicolari di Napoli, all’Eav, alle varie cabinovie). Il futuro della Sorinvest resta nelle mani dei suoi soci (o si sciogli o si propone per altro) ma deve essere confutata e respinta la strumentale contrapposizione tra i neopaladini “del pubblico che + bello e giusto” e coloro che hanno creduto in questa proposta d’impresa sociale».

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