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Piano di Sorrento, il prof. Ciro Ferrigno: “Il canto accorato dell’Ave Maria”

Piano di Sorrento. Riportiamo il consueto racconto del lunedì del Prof. Ciro Ferrigno che questa volta ci parla della Madonna delle Grazie di Marina di Cassano: «A causa della pandemia da coronavirus 19 quell’anno, parlo del 2020, furono abolite tutte le manifestazioni popolari e religiose, per evitare assembramenti e possibili contagi.

L’annullamento dei riti della Settimana Santa, feste patronali, manifestazioni artistiche e sportive, portò un tempo senza tempo, senza senso, buono solo per piangersi addosso. Esclusa la possibilità di portare in processione la Madonna delle Grazie, si presentò comunque un altro problema. Neppure la Novena era fattibile per lo spazio esiguo della cappella della Marina, dove, fatti i calcoli per il distanziamento, sarebbero entrate solo undici persone. Fu presa l’unica decisione plausibile: portare la venerata statua della Madonna delle Grazie, nella basilica di San Michele, almeno per un triduo solenne. La mattina presto del giorno due, la Statua lasciò la chiesetta al suono della campana, accompagnata dal canto dell’Ave Maria e dal lancio di petali e fu portata a spalla, da quattro uomini con guanti e mascherina fino al furgone che l’avrebbe accompagnata in paese.

Furono momenti di forte commozione per tutti quelli che, nonostante l’orario di mattina all’alba, ebbero modo di assistere all’allontanamento, sia pur provvisorio della Madonna, dalla Marina, cosa inconcepibile per chi vive a Cassano. Certo non il pianto disperato delle donne del 1930, quando a causa della frana tutta la Marina fu evacuata, Madonna compresa, ma certo tanta tristezza per una brutta e dolorosa interruzione del corso normale della vita.

In San Michele la Madonna delle Grazie ricevette tutti gli onori dovuti alla Gran Madre di Dio, celeste patrona con l’Arcangelo della città, con un triduo ricco di canti e suoni e continue visite da parte del popolo, fino alla sera del 5 luglio. Solo allora, sul tardi fu portata nella sede dell’Arciconfraternita della Morte ed Orazione, dove, la mattina successiva all’alba, sarebbe stata collocata di nuovo sul motocarro per essere riportata alla Marina.

Ma certe volte la storia si scrive da sola e l’uomo non può che prenderne atto, accettando che qualcuno più potente, abbia deciso in maniera differente. Il camioncino, nel percorrere via Gottola, rimase incastrato in una curva stretta! Nulla di grave, con una serie di manovre, avanti e indietro ne sarebbe uscito senza problemi. Ma la Statua! Bisognava scaricarla per evitare che i colpi delle brusche frenate potessero danneggiarla, non c’era altra soluzione. Fu così che la Madonna delle Grazie si trovò in una imprevista processione per i vicoli di Gottola ai primi chiarori dell’alba, portata a spalla da quattro uomini della Marina.

Non so se qualche viandante mattiniero ebbe la ventura di trovarsi di fronte la bella Madonna. Forse donne alla finestra o per caso al balcone o al portone o qualcuno accorso, sentendo un insolito calpestio! Forse si levarono in volo i passeri e tutti gli uccelli che all’alba riempiono l’aria di cinguettii; i quattro portanti proseguirono il loro cammino, incontrando qualche rara macchina di passaggio, qualcuno in partenza per la gita domenicale, il panettiere al rientro dal forno, ancora donne alla finestra per una boccata d’aria pura e qualche ignaro signore col cane al guinzaglio.

Come sempre succede, alla Marina già sapevano tutto e già c’era un trambusto per la strada, la cappella era aperta ed illuminata, i vassoi coi petali di fiori pronti al lancio.

Alla Ripetta la Statua fu caricata di nuovo sul furgone, per percorrere le tese, strada non facile per la forte pendenza e pertanto fattibile col cambio di portatori, attenzione ed esperienza. Quando il mezzo con il prezioso carico giunse a destinazione fu accolto dallo scampanio e da tutta la popolazione del borgo marinaro, scesa in strada. Che la Madonna avesse voluto una, sia pur breve, processione, era sulla bocca di tutti. Fu portata a spalla fino alla banchina, mentre alcuni pescatori provvedevano ad ammarare la barchetta con la Madonna piccola, per la benedizione del mare. Da finestre, terrazze e balconi tanti petali ed in lontananza il canto accorato dell’Ave Maria».

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