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Nocera, custode giudiziario infedele agli arresti domiciliari

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Finisce agli arresti domiciliari il custode giudiziario infedele, C.R..

Lo hanno deciso i giudici della Corte di Cassazione al quale si era rivolto il suo legale dopo che la procura di Salerno aveva vinto l’appello al Riesame chiedendo, contrariamente a quanto disposto dal gip che non aveva ratificato il decreto di fermo della procura. Per i magistrati della Suprema Corte il ricorso è inammissibile, ieri mattina l’esecuzione del provvedimento. L’accusa è di concussione.
L’avvocato, nominato proprio dal tribunale nocerino custode giudiziario, era stato sottoposto a fermo assieme ad un ingegnere, suo consulente tecnico, e ad un trentenne di Baronissi acciuffato dagli uomini del Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Salerno mentre si faceva consegnare dalla vittima dei soldi richiesto in maniera estorsiva.

Una richiesta di denaro che sarebbe servita, nella mente dell’avvocato e del suo consulente, veri organizzatori della richiesta estorsiva, per evitare un aggravamento della sua posizione.

La vittima, un imprenditore coraggioso che ha denunciato tutto alla guardia di finanza, aveva a suo carico un procedura esecutiva immobiliare nella quale erano già stati pignorati cinque immobili. I due professionisti gli avevano prospettato un peggioramento della sua posizione e il denaro serviva per «correggere» il tutto.

Dopo il rigetto della richiesta di convalida del fermo, i finanzieri avevano effettuato ulteriori approfondimenti investigativi che avevano convinto i giudici del Riesame.

Dalle indagini, difatti, sono emersi concreti elementi circa la sussistenza del reato di concussione commesso dal custode giudiziario e dal consulente tecnico d’ufficio C.S. (unico per il quale c’era una misura cautelativa già lo scorso febbraio). Entrambi erano stati nominati dal tribunale di Nocera Inferiore per una procedura esecutiva immobiliare a carico di un imprenditore edile al quale erano già stati pignorati cinque immobili e che era finito nel mirino del custode e del tecnico che gli chiedevano insistentemente denaro per evitare un aggravamento della sua posizione. La vittima aveva dichiarato di aver acconsentito al pagamento della somma di denaro soltanto «per evitare conseguenze dannose per la mia incolumità e per quella di mia madre». L’imprenditore aveva precisato di «essere stato fortemente e quotidianamente sollecitato» al pagamento dei ventimila euro prima telefonicamente e poi presentandosi fisicamente presso la sua abitazione. Petronilla Carillo Il Mattino

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