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Meta, chiusura delle spiagge durante le ore notturne e divieto di alcolici. Il commento de “La Grande Onda”, giovani sballati e ubriachi

Meta chiusa stanotte, mentre da Sorrento a Vico Equense tutti i locali festeggiavano per l ‘ Italia, ma c’è un motivo . . Riportiamo il commento di Laura Cuomo de “La Grande Onda – Osservatorio Civico Indipendente sullo stato delle Acque” sull’ordinanza del sindaco Tito relativa alla chiusura delle spiagge nelle ore notturne ed al divieto di alcolici sempre durante la notte: «Tu saprai trovare le parole…

Non è il sindaco di Meta che mi chiama a telefono stasera, ma è un genitore. La sua voce non è quella baldanzosa di sempre, stavolta è preoccupato, amareggiato… si sente. Meta chiude l’accesso alle spiagge dall’una di notte alle sei del mattino, non c’è cancello di ferro per fortuna, ma c’è una ordinanza sindacale. Ne avevo chiesto le motivazioni e il sindaco non solo mi chiama per spiegarmele, ma mi chiede di farmene portavoce. Me le affida, affinché sia io a spiegare la sua decisione.

È “dal liberi tutti” che a Meta di notte le cose sono cambiate, mi dice. Ragazzi, giovani, giovanissimi… hanno l’età dei nostri figli. Arrivano in spiaggia già sballati, con le birre, con gli alcolici appresso e qui continuano a bere. Alcuni si sentono male e finiscono stesi per terra, altri si buttano a mare… ubriachi. Alle 4 del mattino molti sono ancora là, è uno spettacolo impietoso. È una responsabilità troppo grande, me ne sono assunte tante in questi anni. Ma questa no, va troppo al di là di me.

Io lo ascolto con un dolore dentro, pensando a come erano le mie notti a mare, da ragazza… la pizza nel cartone, la cocacola, qualcuno con una chitarra, si cantava… poi l’emozione del bagno nel mare nero, tiepido, accogliente. Chi aveva un amore si baciava sotto la luna, era bellissimo. Poi via, tutti a casa. Salati e felici. Ma soprattutto vivi, vivi dentro.

Mi sento male a fare il confronto, che cosa è successo in un pugno di anni? Perché hanno il male di vivere questi figli? Da genitore capisco il senso della delle parole di questo genitore-primo cittadino. Anche perché la voce è arrivata pure me… “che tien ‘a guarda’?” … è un attimo e il più debole se li ritrova addosso, in branco, resi violenti dall’alcol e dal resto che gira… è un attimo, i caschi che diventano armi… è un attimo.

Meta non può essere questo, mi ripete… mi sono ucciso per un paese pulito, ordinato, sicuro… Da madre capisco, penso ai miei figli che potrebbero trovarsi a dover affrontare una assurdità così grande… Ma… io non sono solo la mamma, c’è l’altra me, quella delle battaglie contro i cancelli, contro i muri, contro le chiusure, contro la negazione del bene comune, per colpa degli altri. Io sono colei che pensa che va respinta – con tutte le forze possibili – la parte malsana della società, a favore di chi vuole godere, con rispetto e cura, di ogni angolo del proprio paese. Anche di notte, perché no. Provo a dirglielo, ma il suo disagio adesso è troppo grande.

E intanto penso che la cosa che apprezzo da sempre in quest’uomo, è la ricerca del confronto. “Altrove”, in casi analoghi, non ho trovato risposte neppure alle PEC firmate e controfirmate…

Tu saprai trovare le parole, mi ripete. E le parole che io adesso so trovare, anzi ricordare, sono queste. Quelle di una canzone che un gruppo di giovani felici, affamati di vita, cantava sotto le stelle, prima di buttarsi nel mare nero:

…Imagine all the people

Living life in peace…

You may say I’m a dreamer

But I’m not the only one

I hope someday you’ll join us

And the world will be as one.

Ragazzi, tornate a fare i ragazzi. Io odio i muri che limitano la libertà».

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