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Martedì la sfida tra Luis Enrique e gli azzurri – La Roja trema ora c’è l’Italia

Onore alla Svizzera, la vera, grande sorpresa di questo Europeo, ma in semifinale ci va la Spagna dopo altri 120 minuti e una breve serie di rigori. Decisivo quello di Oyarzabal, ma il protagonista è stato Unai Simon, il portiere spagnolo sbeffeggiato per il clamoroso errore contro la Croazia. Ieri il grande riscatto, due tiri parati a Schär e Akanji, più uno di Vargas finito in curva e la Spagna è arrivata in semifinale. Decisivo è stato anche il rosso esagerato con cui l’inglese Oliver ha espulso Freuler al 32′ del secondo tempo (a 45′ dalla fine, supplementari compresi) per un fallo solo da ammonizione su Gerard Moreno. In parità numerica sarebbe stata un’altra partita. Adesso la Spagna aspetta l’Italia a Wembley, ma se è quella di ieri sera di sicuro non è più forte di noi. 

VENTO A FAVORE. La squalifica di Xhaka, l’autorete di Zakaria all’inizio, l’infortunio di Embolo a metà primo tempo, il vento ha iniziato a soffiare caldo e leggero alle spalle della Spagna che ha potuto giocare come le riesce meglio, tenendo palla (66 per cento di possesso al 45′), facendola girare con precisione però senza mai alzare il ritmo. La Svizzera aveva pensato a un altro tipo di partita, ma la sfortunata deviazione di Zakaria su tiro da fuori area di Jordi Alba dopo appena 8′ ha condizionato il suo pensiero. Una volta in vantaggio, la Spagna si è preoccupata solo di difendersi con il pallone fra i piedi. Una difesa… attiva, spesso nella metà campo svizzera, con pochi sbocchi, ma in questo modo impediva alla squadra di Petkovic di far valere l’aggressività mostrata contro la Francia, la costringeva a girare a vuoto. Non è stato un primo tempo spettacolare, tutt’altro. Un solo tiro nello specchio della porta (quello dell’1-0), sette conclusioni in tutto e solo sullo sviluppo dei calci d’angolo, poco ritmo, nessuna occasione da gol.

L’EQUILIBRIO DI BUSQUETS . Il tipo di giocatore che mancava alla Svizzera, ovvero il suo capitano Xhaka, era invece alla base della manovra spagnola, capitano anche lui, Sergi Busquets. Per tentare di intercettarne le linee di passaggio, Petkovic aveva affidato a Shaqiri il controllo del barcellonista, ma con scarsi risultati. L’ex allenatore della Lazio aveva anche modificato il solito assetto schierando la difesa a quattro, con Widmer dietro per coprire la zona in superiorità numerica. L’idea ha dato un buon risultato sul piano difensivo, visto che Ferran Torres e Sarabia hanno trovato la strada chiusa, ma quando è andata sotto nel punteggio alla Svizzera è mancata la spinta dei suoi terzini.

PARI, ROSSO E SUPPLEMENTARI. La Svizzera era costretta a cambiare tipo di gioco, a tornare se stessa se voleva riprendere la partita. A inizio ripresa è diventata più aggressiva, ha alzato i terzini e il ritmo, ha tolto l’iniziativa alla Spagna, è andata vicino al pareggio con un colpo di testa di Zakaria e alla fine c’è arrivata con Shaqiri che ha sfruttato l’assist di Freuler dopo un brutto rimpallo fra Laporte e Pau Torres. Dieci minuti dopo il pareggio proprio Freuler ha preso un rosso (ma era solo giallo) per un fallo su Gerard Moreno. Petkovic ha tolto Shaqiri per inserire Sow accanto a Zakaria e in attacco Gavranovic per Seferovic. 

ASSEDIO . Ridotta ingiustamente in dieci, la Svizzera si è ritirata nella sua metà campo ed è iniziato l’assedio spagnolo che si è protratto fino ai supplementari, quando Sommer è diventato protagonista con tre paratone su Gerard Moreno, Oryazabal e Busquets. Luis Enrique, evidentemente non troppo soddisfatto, aveva cambiato tutto l’attacco e ora, con gli avversari tutti dietro, le sue punte potevano arrivare più facilmente alla conclusione, anche se in mezzo all’area svizzera reggevano l’urto i due potenti centrali Elvedi e Akanji. Con il cuore e con un’ottima organizzazione difensiva, la squadra di Petkovic è arrivata ai rigori. Schär, Akanji e Vargas l’hanno tradita dal dischetto. Solo così si è fermata la fantastica corsa degli svizzeri.

fonte:cvorrieredelloosport

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