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Lotta al Covid, in Campania non c’è l’effetto varianti: rianimazioni quasi libere

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Lotta al Covid, in Campania non c’è l’effetto varianti: rianimazioni quasi libere. Ce ne parla Ettore Mautone in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino.

Cinquantadue nuovi positivi, di cui 17 sintomatici, ma uno solo con bisogno di ricovero in ospedale e tutti gli altri in isolamento domiciliare. Undici guariti, nessun decesso, il 3,75 per cento di positivi ai 1.384 tamponi molecolari eseguiti in città, valore mediamente più elevato di quello registrato nel resto della Campania. È costante e progressivo il calo di contagi, con qualche sporadica fiammata, come quella registrata ieri. Questo il profilo epidemiologico della pandemia a Napoli, bisogna tornare al 10 giugno per contare 61 casi e dunque più di quelli registrati nelle ultime 24 ore. Una conseguenza, forse, della sostenuta circolazione delle varianti a maggiore contagiosità in città e della ormai quasi totale inosservanza di precauzioni relative al distanziamento e all’uso delle mascherine.
Nell’ultima sorveglianza sanitaria, tramite sequenziamenti virali, condotti dal Tigem, dall’Istituto zooprofilattico e dal Cotugno, su 278 tamponi molecolari prelevati tra l’11 e il 20 giugno sono infatti emerse 30 varianti Alfa (inglesi), 19 Delta (indiane) a cui ne vanno aggiunte altre 14 sequenziate dal laboratorio Ames che lavora in convenzione con la Asl Napoli 1. Più 24 varianti brasiliane e 2 nigeriane per 700 casi all momento positivi che rappresentano il serbatoio visibile del virus.

I POSTI LETTO Il livello di occupazione dei posti letto e delle terapie intensive, nelle unità Covid, risulta comunque sempre più basso a conferma dell’andamento stagionale della carica virale di Sars-Cov-2 che, a causa del caldo e dell’effetto dei raggi ultravioletti del sole e anche grazie alle vaccinazioni, viene oggi costretto in un angolo. Da una dettagliata panoramica negli ospedali Covid della città, emerge che al Cotugno sono ricoverati 66 pazienti di cui 5 in terapia intensiva, 16 in subintensiva e 45 in degenza ordinaria e gran parte dell’ospedale è tornato a svolgere funzioni di assistenza ordinaria per altre patologie infettive non Covid. Al Loreto (unico Covid hospital della Asl Napoli 1) sono invece 11 le persone ricoverate a causa dell’infezione da Sars-Cov-2 in degenza ordinaria, 4 in terapia sub intensiva e un paziente in terapia intensiva. Chiusi i Covid center dell’ospedale del Mare e del San Giovanni Bosco, tornati con i rispettivi reparti alle funzioni assistenziali ordinarie. Quasi più nulla anche al Cardarelli che conserva occupati solo 4 o 5 posti letto nel padiglione M (ex intramoenia) attualmente uniche corsie dedicate al ricoveri di pazienti colpiti dal virus, intercettati al tampone in pronto soccorso ma giunti in ospedale per altre patologie. E poi, i Policlinici: al Federico II dopo che la terapia intensiva è diventata Covid free una quindicina di giorni fa, ora sono solo 4 i pazienti ricoverati in Malattie infettive. Poche unità anche nell’analogo reparto del Policlinico dell’Università Vanvitelli.

L’INFETTIVOLOGO «Nonostante questo confortante trend bisogna tenere alta la guardia – avverte Maurizio Di Mauro, specialista in infettivologia e manager dell’azienda ospedaliera dei Colli di cui fa parte il Cotugno – in zone densamente popolate come Napoli e provincia, ma anche in zone turistiche dove c’è un intenso turn-over della popolazione che vi soggiorna. Con la presenza di varianti ad alta infettività, non appena il clima estivo farà posto ai rigori di autunno e inverno, c’è il rischio che soprattutto nei non vaccinati ci sia una ripresa dell’epidemia. Ipotesi da scongiurare sia puntando sulla prudenza sia proseguendo nell’uso saggio delle mascherine e, soprattutto, vaccinandosi. Se faremo tutto questo potremo evitare altri lockdown e restrizioni che incidono fortemente sulle attività economiche e sociali».

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