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Guerra tra Gori e il distretto sarnese: è scontro per evitare il salasso

Nocera Inferiore: L’ambito sarnese vesuviano non ha ancora recepito i nuovi schemi della società, dopo la bocciatura dello scorso maggio oggi si discute per evitare il salasso.
Il distretto sarnese vesuviano non ha ancora recepito i nuovi schemi tariffari avanzati dalla Gori. Alla fumata nera dello scorso 18 maggio, quando la proposta del gestore del servizio idrico fu rispedita al mittente, non è seguita al momento una nuova convocazione per discutere del tema. Si pensava di chiudere la partita entro giugno, ma appare complicato. Gli sherpa sono all’opera per cercare di arrivare all’azzeramento dei rincari tariffari, come auspicato da più parti. Contestualmente cresce la pressione affinché non solo non ci siano aumenti per gli utenti dei 76 centri che compongono l’ambito, ma che la Gori preveda delle decurtazioni alle tariffe finora applicate.
Lo scontro. È in corso un vero e proprio braccio di ferro tra le parti in causa. Nelle ultime settimane ci sarebbero state diverse interlocuzioni, ma la partita sembra difficile da chiudere. Si è dunque fermi alla decisione del 18 maggio scorso, che la Rete civica per l’acqua pubblica definì un colpaccio. Infatti, i consiglieri espressione del gruppo “Comuni per l’acqua pubblica” riuscirono a far rinviare il punto all’ordine del giorno. La Gori era arrivata in consiglio con uno schema che prevedeva un aumento del 19 per cento nel corso del quadriennio 2020/2023, proposta che tutti probabilmente giudicarono eccessiva, tant’è che non fu accettata. In parallelo c’erano altre
due proposte per lo schema tariffario. La prima contemplava un abbattimento maggiore degli aumenti nel primo biennio e uno minore nel secondo. La seconda ipotesi portata al vaglio del consiglio di distretto prevedeva il blocco degli aumenti nel primo biennio e un aumento massimo del 2,4% nel secondo biennio. Una opzione su cui aveva lavorato il direttore generale dell’Ente idrico campano, Vincenzo Belgiorno, caldeggiata da più parti, ma che alla fine non raccolse i consensi necessari. Il confronto è continuato a partire da questo schema fin forse ad arrivare ad un azzeramento degli aumenti. La discussione è però ancora aperta. Il risultato del 18 maggio fu definito un «successo non scontato, dovuto anche alla generosa mobilitazione di tanti cittadini e comitati », dai 13 rappresentanti dei “Comuni per l’acqua pubblica”.
Gli aumenti del passato. Il distretto sarnese vesuviano esce, infatti, da una escalation di aumenti: il 31 percento nel quadriennio 2016-2019, rilanciano i “Comuni per l’acqua pubblica”, a cui va sommato il 35 per cento del periodo 2012-2015. All’epoca l’opposizione non servì a nulla, questa volta invece sembra essere stata decisiva. La questione degli investimenti e delle nuove strutture per i rappresentanti dei comitati non devono essere un paravento. Infatti, tra le motivazioni addotte alla base degli adeguamenti tariffari c’è anche quella della necessità di finanziare i nuovi investimenti. Il gruppo per l’acqua pubblica
sottolinea: «Con questa decisione il consiglio di distretto ha stabilito che esistono le condizioni per una riduzione delle tariffe tenendo anche conto delle ingenti risorse pubbliche per investimenti che sono in arrivo nei prossimi anni tra fondi europei e la programmazione del Recovery Fund». Una risposta concreta ai bisogni materiali di famiglie che, si leggeva in una nota diramata all’indomani del 18 maggio, «non riescono a pagare bollette così salate, alle necessità di un milione e mezzo di cittadini colpiti da disservizi quotidiani e una scarsità di investimenti sulla rete idrica e fognaria che ha provocato innumerevoli danni all’ambiente e alla salute collettiva». Nel distretto sarnese vesuviano la partita è ancora tutta aperta. L’attenzione che i comitati hanno sollevato per l’anniversario del Referendum per l’acqua pubblica rende il tema molto sentito.

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