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Green pass obbligatorio, in crisi anche il turismo nelle case vacanza religiose

L’obbligo del Green Pass mette in crisi anche il turismo nelle case vacanza religiose, come riporta il giornalista Leo Malaspina in un articolo su “Il Secolo d’Italia”. L’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana che raggruppa case vacanza di matrice religiosa e no profit che ospitano turisti da ogni parte d’Italia e del mondo, come anticipa all’Adnkronos il presidente Fabio Rocchi, ha scritto al governo per chiedere chiarezza e una interpretazione che consenta a queste realtà, già fortemente colpite in piena pandemia, di potere riprendere a lavorare. “Da un paio di giorni – spiega Rocchi – le case vacanza sono letteralmente tempestate di telefonate perché in una famiglia magari non tutti i componenti sono vaccinati o non tutti sono riusciti ad avere in tempo il Green Pass mentre il decreto, se non ci sarà un passo indietro, obbliga chi accede alle sale colazioni e al ristorante ad esibirlo”.

L’Associazione dunque è pronta a ribellarsi a questo stato di cose perché, per dirla con il presidente Rocchi, “questa ripresa serviva a riannodare la catena della solidarietà perché quel che incassano queste strutture viene messo a disposizione delle Caritas, delle mense per i poveri , degli ostelli per i senza tetto. Ora ci si ritrova di nuovo bloccati e con disdette. Per noi ogni disdetta è un piatto caldo in meno per chi non ha nulla, un giaciglio in meno per un senzatetto”.

E dire che prima dell’obbligo Green pass c’era stato un sensibile recupero di prenotazioni anche nelle strutture religiose. “Poi – spiega Fabio Rocchi – tra capo e collo è arrivato il decreto sul Green Pass che obbliga qualsiasi struttura religiosa che accolga a chiederlo a chi accede alla sala colazioni e al ristorante. Si parla di qualsiasi esercizio di somministrazione comprendendo quindi anche le case religiose. Noi oggi abbiamo mandato una richiesta di chiarimento al governo perché- lungi dal fare rivendicazioni di categoria a scapito di altre – questa ripresa serviva a riannodare la catena della solidarietà”.

Il presidente dell’Associazione Ospitalità Religiosa italiana che conta case vacanze al mare, sui monti, nelle città, spiega: “Alle nostre strutture si rivolgono famiglie numerose, gruppi parrocchiali. Nuclei all’interno dei quali per una ragione o un’altra non tutti hanno il Green Pass. Magari in una famiglia lo hanno tutti tranne il figlio piccolo o il nipote e allora che si fa? Nel dubbio tanti sono portati a rinunciare alla vacanza”. Ecco perché si è attivato il pressing con il governo: “Stiamo sollecitando una interpretazione del governo. Noi abbiamo un motivo morale nei confronti di quelli che sono i beneficiari finali degli introiti. Poco fa un parroco toscano che gestisce una casa vacanza mi sottoponeva il caso di una famiglia nella quale una sola persona non ha il Green Pass. Il tutto crea caos e incertezza e la gente sta tempestando di telefonate queste case per sapere se potranno mangiare”.

Dati alla mano, Rocchi parla di disdette pari al dieci- venti per cento “in soli due giorni; ma c’è almeno un 50 per cento che sta chiamando per i tanti dubbi che ci sono. Se va a monte questa situazione, se ne riparlerà l’anno prossimo e cosa si manda alle missioni in Africa o Sudamerica se non ci sono entrate? Non si tratta di guadagnare, ma di tenere viva la catena della solidarietà. Parliamo di un settore dove non c’è il professionismo puro: qui lavorano persone che si occupano di ospitalità a braccia aperte e nell’incertezza ci sarà una battuta d’arresto non sostenibile. Non chiediamo una deroga solo per noi come strutture religiose ma una considerazione generale, discorso giusto anche per gli alberghi che devono potere pagare i dipendenti”.

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