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Green pass falsi in vendita su Telegram: la pista

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Green pass falsi in vendita su Telegram: la pista. Ce ne parla Valentino Di Giacomo in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino.

Promettevano la vendita di vaccini e green pass, piazzati sul web e attraverso alcuni gruppi Telegram, a un prezzo che oscillava dai 110 ai 130 euro. Il tutto con garanzia di anonimato, tracciabilità della spedizione, imballaggio a temperatura refrigerata, certificazione di avvenuta somministrazione del vaccino. A scoprire il traffico il Nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche della Guardia di Finanza che ha sequestrato 10 canali Telegram attraverso i quali venivano commercializzati i prodotti e ai quali si erano già registrati oltre 10mila utenti. L’indagine, guidata dalla Procura della Repubblica di Milano, coordinata dal Procuratore Aggiunto Eugenio Fusco e diretta dai sostituti Bianca Maria Baj Macario e Maura Ripamonti, ha portato potrebbe però avere un’evoluzione tutta napoletana. Dalle prime indagini alcune delle tracce porterebbero infatti anche ad alcuni gruppi assai attivi in Campania sia tra i venditori che tra gli acquirenti.

IL SISTEMA L’indagine, condotta dal colonnello della guardia di finanza Ginaluca Berruti, ha messo a segno il colpo proprio nel giorno dell’entrata in vigore della certificazione vaccinale europea indispensabile per poter tornare a viaggiare liberamente. Le fiamme gialle hanno utilizzato avveniristici strumenti di investigazione, anche Bot e Avatar di ultimissima generazione, combinati ad un innovativo e dinamico monitoraggio in tempo reale. Vista la potenziale pericolosità del materiale messo in vendita, i militari hanno subito bloccato la proliferazione dei canali Telegram che rinviavano per l’acquisto ad una serie di account anonimi su specifici marketplaces nel Dark-Web, tramite i quali era possibile interfacciarsi con il venditore e procedere all’acquisto dopo aver completato il pagamento rigorosamente in bitcoin e criptovalute. Al momento non è stata trovata alcuna traccia dei vaccini che i venditori sostenevano di avere. Nel corso delle indagini le stesse case farmaceutiche produttrici hanno collaborato con gli investigatori per cercare di individuare quali potessero essere i canali di approvvigionamento. «Dagli accertamenti svolti – ha spiegato il gip di Milano, Guido Salvini – emerge che non esistono canali privati per la commercializzazione dei vaccini in questione, tuttavia è possibile che i soggetti che pongono in vendita i vaccini siano effettivamente entrati in possesso di fiale attraverso un mercato parallelo».

IL GREEN PASS Il nuovo business era focalizzato soprattutto sulla vendita dei green pass contraffatti, riportanti falsi dati identificativi del vaccinato, il relativo QR Code, appositamente generato, nonché il numero che contraddistingue il lotto di origine della prima e della seconda dose di vaccino. Per i militari della guardia di finanza quei pass avrebbero tranquillamente passato i controlli e, proprio da questa indagine, si dovrà probabilmente provvedere al momento delle verifiche dei green pass di richiedere ai viaggiatori anche un documento d’identità. Un problema, quello dei controlli, che renderà indispensabile per le forze dell’ordine organizzarsi anche chiedendo un documento, anche perché i green pass – teoricamente – anche se non falsi, sono cedibili. Il sistema della truffa online prevedeva pure che i green pass potevano essere recapitabili anche a chi risiede in paesi extra Ue. Migliaia di utenti della rete – anche a fronte di prezzi irragionevoli e rischi elevatissimi per la salute – si sono registrati sui canali illegali alla ricerca di vaccini e falsi green pass. Non solo, ma i gruppi Telegram pubblicizzavano la vendita anche di farmaci in passato ritenuti efficaci nel contrasto al covid, poi invece bocciati dalla ricerca scientifica.

LE TRACCE NAPOLETANE Non potevano gli inquirenti lasciare che quei canali Telegram continuassero ad aggirare le persone e hanno quindi deciso di bloccare tutto sul nascere. Parallelamente sono in corso le indagini per individuare i venditori di vaccini e green pass. Una delle piste più battute porterebbe in Campania, ma sono in corso ulteriori accertamenti che proseguiranno nei prossimi giorni. Non sono rimasti sorpresi gli inquirenti da queste prime «tracce napoletane», basti pensare che nel campo delle truffe online oltre la metà delle segnalazioni e dei sequestri ha come sbocco finale proprio la Campania. Già nelle scorse settimane erano emerse notizie di furti di dati dagli elenchi vaccinali regionali, ma non avevano trovato riscontro. Ora una nuova pista porta ancora a gruppi napoletani, ma solo ulteriori indagini potranno accertarlo.

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