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Covid con le varianti più veloce del vaccino, meglio puntare sulla cura, le riflessioni di Crisanti e Garavelli

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    Covid con le varianti più veloce del vaccino, farlo con quello “vecchio” non è corretto, le riflessioni di Crisanti e Garavelli  , che non sono i “quattro amici al bar” che puntano il dito contro il vaccinato, o i protagonisti di chat di famiglia o di mamme moraliste, ma hanno un approccio “SCIENTIFICO” e sopratutto sono virologi, e non sono “no vax”, quindi non sono scienziati contro i vaccini, ma a favore, quindi ancora di più interessanti da seguire visto che finora hanno sbagliato ben poche cose. In questo momento si parla di “green card” di caccia all’untore “non vaccinato”, si ragiona per schemi imposti, ma non si analizzano i dati, tantissimi vaccinati, anche con la seconda dose, stanno prendendo il Covid, con le varianti, siamo tutti sicuri che è normale? Non stiamo dicendo che non si debbano fare i vaccini, anzi vanno fatti quando servono, ma riflettiamo di fronte a questi fenomeni o subiamo il “pensiero unico” ( che poi cambia in continuazione, vedi AstraZeneca) da ripetere come i pappagalli rinunciano alla nostra autonomia di pensiero e intelligenza? Vogliamo usare un approccio scientifico e non ideologico che superi lo schema “pro vax” e “no vax”?

    L’evidenza dei fatti mostra che un approccio esclusivamente vaccinale al Sars -Covid 19 non è sufficiente a risolvere il problema e l’ammissione che è necessario fare qualcosa in più viene, dopo che autorevoli voci mediche alle quali non è stato concessa la ribalta mediatica lo stanno ripetendo da mesi, anche da uno dei “virologi star” che ci hanno accompagnato in questa pandemia. L’allarme è lanciato da Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di Microbiologia dell’Università di Padova, intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” su Radio Cusano Campus in una intervista ripresa da Huffington Post: “Siamo a un passo da una nuova variante di coronavirus resistente ai vaccini. Già la variante Delta fa diminuire del 30% l’effetto del vaccino; sbagliato basare la lotta al Covid unicamente sui vaccini. Con un virus che cambia velocemente come questo non abbiamo la capacità di aggiornare i vaccini stando al passo con le varianti. Per riformulare il vaccino ci vogliono un paio di mesi e per distribuirlo altri sei mesi, nel frattempo il virus ha galoppato”.

    La questione varianti e i rischi ad esse connessi, rischi di “bucare il vaccino”, è stata più volte posta dal professor Pietro Luigi Garavelli, Primario Malattie Infettive Ospedale Maggiore della Carità (Novara): “Si comincia a ragionare. A questo punto vaccinare tutti quelli che non lo sono ancora stati con un Vaccino “vecchio” non è moralmente corretto. Rimane un interrogativo ricordato da Crisanti: dato che ci si sta confrontando con un Virus a RNA, SARS-COV-2, a rapidissima mutazione con emergenza e selezione di Varianti su Varianti, note e non note, non è opportuno ripensare tutto l’approccio alla malattia, puntando soprattutto sulle Cure Precoci, sdoganando le attuali ( Idrossiclorochina e Ivermectina ) anche in Europa, Italia compresa, e accelerando sulle future? E i farmaci antivirali specifici, annunciati pomposamente alcuni mesi fa, sono stati allestiti, funzionano e quando saranno disponibili?” E la conclusione è sempre la stessa: “È sbagliato puntare solo ed esclusivamente sulla politica vaccinale per contenere la malattia”.

    Della stessa opinione il professor Andrea Stramezzi, medico che ha avuto in cura oltre 800 persone colpite dal virus: “Secondo me la strategia migliore sarebbe quella di fare una terapia precoce ai malati invece che tentare di ottenere un’immunità di gregge che di fatto non ci sarà mai, basta guardare i dati della Gran Bretagna, della Finlandia, di Israele, i Paesi dove ci sono stati molti vaccinati e nei quali adesso la situazione è degenerata. Da questo, infatti, si capisce che con un virus a Rna di questo tipo si avranno sempre molte mutazioni, e di conseguenza non si potrà ottenere un’immunità di gregge, quindi o continuiamo a vaccinare ogni mese le persone, con tutti gli eventuali effetti collaterali, o per meglio dire effetti avversi che già conosciamo, oppure, ed è ovvio che è la soluzione migliore, si curano i pazienti. Se fossero tutti curati probabilmente non morirebbe nessuno”.

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