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Chiara Muti e la Bucci a Ravello: parole e luci per un omaggio a Dante

Chiara Muti e la Bucci a Ravello: parole e luci per un omaggio a Dante. Ce ne parla Federico Vacalebre in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino.

l Ravello Festival ospita in questi giorni l’orchestra fondata da Riccardo Muti e la figlia attrice, Chiara. Domani gli ultimi concerti dei Cherubini, che saranno poi protagonisti del concerto all’alba l’11 agosto. In quartetto d’archi o d’ottoni, in duo o quintetto o ensemble, i ragazzi sono stati invitati in luoghi simbolo di Ravello con programmi che spaziano fino a Rota, Morricone e Modugno.

Oggi, invece, alle 21 a Villa Rufolo, Chiara Muti è protagonista insieme con Elena Bucci di «Lumina in tenebris». Un nuovo spettacolo, non un recital, presentato nei giorni scorsi al «Ravenna festival», in cui le due attrici rendono omaggio a Dante di cui si celebrano i settecento anni dalla morte. E lo fanno attraverso le domande e i pensieri dei poeti che hanno ispirato l’Alighieri come Virgilio, o quelli che da lui sono stati ispirati, da Milton a Byron, da Balzac a Rilke.

«Ma penso anche a Boezio che fu imprigionato e consolato dalla filosofia», ha detto la Bucci, «e a un discorso che via via arriva fino a Primo Levi e Pasolini intrecciati dal fantasma del nazismo, da quell’affinità tra l’inferno dantesco e gli inferni attuali, e dalla domanda come faccia un dio buono a creare un inferno che non finisce mai, per cui non ci può essere perdono».

«In fondo si è trattato di un lungo viaggio, fatto di tante voci, e non è stato facile scegliere i versi a cui dare un’anima perché Dante è un albero dal quale si dipartono molti rami», aggiunge la Muti spiegando che, studiando il progetto, si sono accorte che in questo periodo di celebrazioni, «tutti si sono concentrati su Dante senza considerare da dove era partito. L’Alighieri non era un monolite che ha vissuto su un piedistallo, era ciò che aveva imparato e recepito da altri, non a caso definisce Virgilio lo mio maestro e lo mio autore».

Per questo è cominciato così un percorso a ritroso: «Abbiamo voluto mettere in risalto quanto l’umanità di Dante dovesse a quella di altri cercando poi altri legami tra chi a lui si era ispirato, perché se nel buio della selva oscura che la diritta via era smarrita Dante non si è perso, è anche perché era guidato dai poeti», chiarisce la Muti che ha spesso collaborato con la Bucci in altre occasioni, in lavori su Francesca da Rimini, Byron e Shakespeare. Qui, però, la loro sintonia ha portato ad un allestimento semplice e spoglio basato su giochi di luci e di specchi, che a Ravello si rifrarranno sul mare della costiera. Uno spazio senza tempo, metafisico, illuminato solo dai fasci di luce disegnati da Vincent Longuemare.

E dalle parole, quelle «Lumina in tenebris» del titolo in cui le voci sono collegate tra loro in modi diversi, per accostamenti tematici, ma anche per opposizione, creando i riflessi più diversi: «Parole», spiega la Bucci, «che nei secoli sono state ripetute nei lager, nelle carceri, in ogni luogo di dolore dove si cercano domande e la poesia genera resistenza».

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