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Cava de’ Tirreni: piscina chiusa, 25 posti di lavoro in fumo

Cava de’ Tirreni: piscina chiusa, 25 posti di lavoro in fumo. Ce ne parla Giuseppe Ferrara in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano La Città di Salerno. 

Piscina chiusa: ora i dipendenti restano a casa. Gli operatori dell’impianto rischiano di rimanere senza lavoro e chiedono supporto all’amministrazione. La necessità, dunque, che – superate le controversie legali – la struttura sportiva venga riaffidata e riaperta il prima possibile si fa più che mai urgente anche alla luce delle difficoltà economiche e occupazionali già affrontate a causa dell’emergenza sanitaria da Covid 19. La consegna delle chiavi della piscina comunale da parte della Porzio Sport Management ha fatto sprofondare in un baratro di incertezze e preoccupazione i 25 dipendenti dell’impianto natatorio di via Gino Palumbo che ora – al netto di quelli che saranno i futuri sviluppi giudiziari del contenzioso che vede contrapposti i fratelli Franco e Pino Porzio con l’amministrazione Comunale – rischiano di trovarsi senza un lavoro. La piscina, infatti, è ufficialmente chiusa dalla scorsa settimana e i vertici della Porzio Sport Management si sono già detti pronti ad appellarsi al Consiglio di Stato e chiedere che venga rimessa in discussione l’ultima sentenza del Tar.

Il Tribunale ha, infatti, sostenuto e legittimato le motivazioni dell’avvocatura comunale che già da tempo aveva chiesto – a fronte della mancata corresponsione dei canoni di fitto (stimata intorno ai 208 mila euro) – che si procedesse alla revoca della concessione in gestione e al rilascio dei locali. Ma c’è di più: i giudici del Tar hanno disposto un ulteriore risarcimento a carico della Porzio di almeno altri 200 mila euro. Situazione, questa, che ha costretto i dirigenti della società a riconsegnare le chiavi della piscina e così, dalla scorsa settimana, i 25 dipendenti sono loro malgrado a casa dopo che, anche per loro, il periodo dell’emergenza sanitaria e della sospensione di tutte le attività sportive era già stato un duro colpo. Qualche barlume di speranza, quindi, può solo arrivare dall’amministrazione comunale. Dopo che la questione è stata affrontata in consiglio su sollecito del consigliere del gruppo “La Fratellanza”, Bruno D’Elia , (che ha interpellato l’assessore al Patrimonio, Lorena Iuliano, proprio sul destino dell’impianto natatorio) da Palazzo di Città ci si è impegnati, quanto prima, a predisporre le dovute procedure per riaffidare la piscina così da garantirne la riapertura. Dal canto loro, invece, gli operatori della piscina comunale si sono rivolti direttamente al sindaco Vincenzo Servalli – attraverso una serie di messaggi sui social indirizzati al primo cittadino – per avere numi e rassicurazioni sul loro impiego e sul futuro dell’impianto sportivo di via Gino Palumbo. «Speriamo che non sia tutto finito – hanno scritto i dipendenti a Servalli – ce lo auguriamo per la nostra città, per tutti gli utenti della piscina e soprattutto per noi dipendenti che abbiamo lavorato lì dando sempre il massimo. Siamo sicuri che il sindaco Vincenzo Servalli, come è venuto in nostro aiuto in passato, non ci abbandonerà proprio adesso». Da Palazzo di Città, tuttavia, al momento non sono arrivate certezze. La priorità resta definire, dal punto di vista giudiziario, gli sviluppi della controversia relativa alla gestione della piscina. La Porzio Sport Management, pur avendo consegnato le chiavi dell’impianto, ha fatto sapere di stare valutando la possibilità di rivolgersi al Consiglio di Stato per far valere le proprie ragioni. A fronte dei crediti vantati dal Comune, i vertici della società continuano a rivendicare le spese investite per rimettere in sesto la piscina ai tempi della concessione. Lavori a carico della Porzio che, all’epoca, costarono 186mila euro.

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