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Cava de’ Tirreni, Il medico del monaco santo: «Sempre vicino agli ultimi»

Cava de’ Tirreni, Il medico del monaco santo: «Sempre vicino agli ultimi». Ce ne parla Francesco Romanelli in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano La Città di Salerno. 

«È solo un po’ di febbre… Non ti preoccupare con qualche aspirina passerà». Queste le parole rassicuranti che dom Gennaro lo Schiavo, monaco benedettino della cenobio della Badia di Cava, disse a Giuseppe Battimelli, vice presidente nazionale dell’Amci (Associazione Nazionale Medici Cattolici Italiani) e medico della comunità benedettina cavense qualche giorno prima di morire a causa del Covid. «Nonostante sia trascorso tanto tempo- afferma – queste parole non le dimenticherò mai e mi rimbombano ancora nella mia mente». Parole che tornano attuali dopo quelle pronunciate a la Città dall’abate ordinario della Santissima Trinità di Cava de’ Tirreni, padre Michele Petruzzelli, che ha raccontato come, subito dopo la morte di dom Gennaro siano arrivate a centinaia le richieste di avviare l’iter di beatificazione del monaco esorcista, in virtù di prodigi e miracoli a lui attribuiti dai fedeli. Segnalazioni che padre Petruzzelli sta raccogliendo, insieme a lettere e cartelle cliniche spedite al Santuario cavese.

La malattia, la morte. «Sono stato nella sua cella per visitarlo ricorda Battimelli – vestito con una tuta da marziano il 4 marzo. Le sue condizioni non mi sembravano gravi. Però non mi sono fidato di quella influenza: lo sottoposi ad un tampone che, purtroppo, attestò la sua positività al Covid poi confermata anche dall’Asl. Gli prescrissi una terapia a largo spettro che sulle prime sembrava rispondesse bene. Il virus si era insinuato nella abbazia ed aveva contagiato quasi tutti i suoi confratelli compreso il padre abate, don Michele Petruzzelli». Furono giorni di grande apprensione. Purtroppo dom Gennaro venne a mancare il 10 marzo alle 3 di notte (era stato ricoverato al “Ruggi” di Salerno il giorno prima per l’aggravarsi delle sue condizioni). Anche un altro suo confratello, don Luigi Farrugia morì nel monastero dieci giorni dopo. Il «nemico invisibile» come lo definisce ancora oggi, Battimelli, «subdolo e perfido si era introdotto nelle sacre mura del millenario cenobio benedettino della Badia di Cava». «Questo virus ha mietuto due vittime – prosegue Battimelli, con un pizzico di emozione – in questo luogo a me tanto caro dove io mi sono formato avendo frequentato il ginnasio ed il liceo. Dopo la laurea in Medicina da alcuni anni seguo anche professionalmente la comunità religiosa di questo monastero. Avevo ed ho una grande stima per il caro don Gennaro. Un uomo attivo che non aveva alcuna malattia pregressa che il Covid ha colpito e portato via in poco tempo. Un processo di beatificazione in seguito ad alcuni probabili miracoli dopo la sua morte? Non mi pronuncio perché non mi compete. Condivido la tesi dell’abate Petruzzelli che a la Città ha spiegato che la Chiesa ha i propri tempi che devono essere rispettati ».

Il medico e il “santo monaco”. Il rapporto di Battimelli con don Gennaro andava ben oltre quello professionale. «Parlavamo spesso di fede e del mondo che cambiava – spiega – Era un uomo vero, un santo monaco, un sacerdote che ha lasciato un vuoto incolmabile non solo in me ma anche nei suoi tantissimi figli spirituali e nei suoi confratelli. Nonostante siano trascorsi più di quattro mesi dalla sua dipartita c’è ancora tanta gente che lo ricorda con affetto e stima. Col passare del tempo, la sua figura carismatica non è stata per nulla dimenticata. Di lui la gente comune ricorda l’impegno di uomo di Chiesa, vicino agli ultimi ed alle persone sofferenti. Il suo amore per il prossimo esaltano ancor di più la figura di questo monaco benedettino di origini cilentane».

La riedificazione dell’Avvocatella. Era un grande mariologo, fu proprio dom Gennaro a riedificare il Santuario dell’Avvocatella, poco distante dal centro cittadino, da tutti riconosciuto un faro di spiritualità mariana. Numerose le pratiche religiose che si svolgevano in questo luogo santo: il primo sabato del mese funzione per gli ammalati con processione di Gesù Sacramentato sul piazzale, l’adorazione notturna a Gesù Eucarestia dalle 21,30 alle 24 con celebrazione della Santa Messa di Riparazione, la processione penitenziale con la Madonna di Fatima, le Messe serali e le processioni con fiaccolata ed ogni quarto venerdì del mese la solenne Via Crucis nella “Piccola Fatima”. Un miriade di iniziative che raccoglievano migliaia di pellegrini devoti della Vergine. «L’Avvocatella, la realizzazione della piccola Fatima e le tante opere caritatevoli che avevano come punto di riferimento dom Gennaro sottolinea Battimelli – sono iniziative materiali e manifestazioni esterne che possono essere racchiuse in un lasso di tempo relativamente ampio ma bisogna evidenziare e riconoscere che ancor di più hanno valore l’impegno cristiano di questo benedettino perpetrato nel corso della sua vita di monaco, l’opera caritatevole a favore del prossimo, l’aiuto donato a tantissimi nella ricerca della salvezza dell’anima e nella riconciliazione dello spirito e del cuore, attraverso la Vergine Santissima che dom Gennaro definiva mediatrice universale di tutte le grazie». E poi la sua attività di esorcista, funzione espletata per molti anni: «Non bisogna caricare questo ruolo di un eccessivo significato – dice Battimelli – Non è nient’altro che una invocazione della potenza di Maria contro il male demoniaco, che ai nostri giorni vuol dire divisione, peccato, smarrimento spirituale. La devozione mariana in cui s’è speso il santo monaco per l’intera vita non è altro che una donazione completa filiale e tenera alla Madre Celeste».

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