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«Zero prenotazioni»: a Napoli d’estate nessuno si vaccina

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«Zero prenotazioni»: a Napoli d’estate nessuno si vaccina. Ce ne parla Ettore Mautone in un articolo dell’edizione odierna del quotidiano Il Mattino. Candidati al vaccino cercansi in città, desiderosi di imbracciare uno scudo contro Covid-19. Prenotazioni in piattaforma esaurite e serbatoio delle adesioni ormai quasi a secco a Napoli. In queste condizioni l’obiettivo dell’immunità di gregge diffusa – quella capace di proteggere la salute dei cittadini e anche l’economia, evitando altri lockdown alla prossima ondata di infezioni – si allontana pericolosamente.

L’APPELLO L’allarme lo ha lanciato ieri il direttore generale della Asl Napoli 1 Ciro Verdoliva dai microfoni di radio Crc: «Da domenica – avverte – abbiamo finito le prenotazioni. Così non si raggiunge l’immunità di gregge. Penso che i successi segnati finora nelle attività di contrasto alla pandemia abbiano coinvolto tutti gli attori. Ora dobbiamo contestualizzare i cambiamenti dello scenario epidemiologico e sentire il dovere di vaccinarci comprendendone l’importanza». Il manager della Asl metropolitana fa riferimento al calo dei contagi ormai netto e costante da settimane. Uno scenario che da un lato corrisponde alla stagionalità del virus (anche lo scorso anno, di questi tempi, Sars-Cov-2 mollò la presa dopo un durissimo lockdown). Dall’altro il miglioramento poggia le basi sulla messa in sicurezza di larghe fasce di popolazione, in particolare quelle con più di 60 anni che prestano il fianco a esiti critici nel caso di eventuali infezioni e rischiano di più per le conseguenze di un eventuale incontro ravvicinato con il Coronavirus, in termini di ricoveri e decessi. Al rientro dalla ferie estive, con la ripresa delle scuole e il progressivo affermarsi della variante indiana Delta (del 60 per cento più contagiosa e infettiva della Alfa inglese) l’attuale confortante panorama epidemico potrebbe tuttavia mutare drasticamente. Sono in troppi a non avere aderito alla campagna vaccinale in città e ci sono quasi 65 mila cittadini residenti con più di 60 anni che, in un’eventuale quarta e quinta ondata, si ritroverebbero a combattere il virus, e le sue più aggressive e contagiose varianti, a mani nude. Il rischio è altissimo visto che la circolazione virale ha vita facile tra i più giovani che restano i meno vaccinati. Il timore è insomma di ritrovarci con uno scenario del tutto simile a quello che si profilò dopo la scorsa estate.

I NUMERI Al 24 giugno sono 494 mila le prime dosi somministrate a Napoli: un dato che corrisponde all’89 per cento dei prenotati nel range anagrafico tra 12 e 19 anni. Percentuale che sale ancora, oscillando dal 93 al 96 per cento, in tutte le altre fasce di età superiori. La metà si sono già consolidate in seconde dosi ma anche vaccinando il 100 per cento dei prenotati altre 317 mila persone, di cui 62 mila con più di 60 anni, risultano non vaccinate e nemmeno arruolate alla vaccinazione. «I numeri che abbiamo raggiunto nelle vaccinazioni sono importanti – aggiunge Verdoliva – ma dobbiamo comunque invitare a vaccinarsi chi non lo ha ancora fatto, e sono ancora tanti. I medici devono spingere e far capire quanto sia importante porgere il braccio alla puntura. I vaccini sono sicuri ed efficaci, soprattutto in seconda dose e a ciclo completo, anche contro le nuove varianti. Non è possibile che a Napoli ci sia solo il 62% di adesioni di media (nelle fasce di età dai 12 anni in poi). Tra oggi e domani ci restano circa 3mila persone da vaccinare ancora tra quelli prenotati, ma da dopodomani non abbiamo più una sola persona in piattaforma. Abbiamo raggiunto i senza fissa dimora, il campo Rom della circumvallazione esterna ma i cittadini, non iscrivendosi, non permettono alla città di raggiungere l’immunità di gregge. Non dobbiamo tralasciare nulla, abbiamo lanciato tre open-day e chi lo farà riceverà la seconda dose in tre settimane con Pfizer senza intralciare le vacanze. Ora tocca ai cittadini comprendere l’importanza di vaccinarsi». A farsi avanti è Pina Tommasielli, rappresentante della categoria dei medici di famiglia e componente dell’unità di crisi che da settimane spinge per il passaggio del testimone delle attività vaccinali nei grandi centri a quelle di prossimità: «È il momento di passare la palla ai medici di famiglia – avverte – il manager della Asl Verdoliva si è detto disponibile ad aumentare le forniture per noi. Potrebbe convocare i coordinatori delle 28 reti di medici attive in ogni quartiere, verificare quanti colleghi sono rimasti a vaccinare, assicurare la disponibilità di dosi e andare avanti».

LA SOLLECITAZIONE Un’analoga sollecitazione proviene dal presidente dell’Ordine dei Farmacisti di Napoli e provincia, Vincenzo Santagada: «Per consentire alle farmacie di presidiare il territorio ed essere credibili con gli assistiti occorre che ogni collega abbia certezze sulle consegne settimanali».

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